LOTTE e SOREN HAMMER.
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LA BESTIA DENTRO.
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Parte 3.
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2012. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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52.

Lo spiacevole episodio al Municipio di Gentofte non aveva guastato l'umore a Poul Troulsen. Era felicissimo di come si era svolta la giornata fino a quel momento, e ora mancava solo che la donna in rosso si rivelasse disposta a collaborare, come la loro breve conversazione telefonica lasciava ben sperare. E poi, naturalmente, ci voleva anche che la signora fosse in possesso di informazioni in grado di dare all'indagine un impulso positivo. Meglio ancora se molto positivo, ce n'era davvero un gran bisogno. Emilie Mosberg Floyd era una bella donna di altezza media, sui trent'anni. Aveva un fisico snello e ben proporzionato, un bel viso, e indossava abiti costosi e sofisticati. Gonna di seta lucida rosso-arancio, camicia di cotone a mezze maniche dello stesso colore e una giacca corta di lana grezza, con sfumature dal lilla all'arancio, su una fantasia di tulipani stilizzati. Le robuste scarpe nere che calzava sarebbero per state pi adatte a una lunga escursione a piedi. La donna lo ricevette sulla porta della sua villa in muratura e lo condusse in cucina per una tazza di caff. Ben presto superarono la fase dei preamboli. Fu Emilie Mosberg a incominciare: "Lei vuol sapere di Helene e Per Clausen. Mi scusi se arrivo subito al dunque, ma ho solo una mezz'ora di tempo, poi devo andare al lavoro". Aveva un bel sorriso. I suoi denti erano bianchi e regolari, e gli occhi verdi e vivaci. Parlava con una punta di provocante seduttivit. "Li conosceva entrambi?" "S, ma conoscevo soprattutto Per. I miei rapporti con Helene erano sporadici, era amica di mia sorella, non mia. Andavano nella stessa classe, ma questo lei lo sa gi." La risposta lo sorprese e gli sembr promettente. Poul Troulsen era decisamente pi interessato al padre che alla figlia, e non pot fare a meno di provare una certa eccitazione. Tuttavia si costrinse a seguire un percorso metodico. "Potrebbe prima raccontarmi qualcosa di s?" "Mi sembra giusto. Sono nata e cresciuta qui a Gentofte. Nel 1992 presi la maturit e mi iscrissi alla facolt di Medicina. L'anno successivo io e mia sorella facemmo un brutto incidente con la macchina di mio padre. Ero mezza ubriaca ed ebbi un colpo di sonno. Accadde durante le vacanze estive. Entrambe riportammo gravi lesioni, e per la riabilitazione ci volle quasi un anno. Ma le conseguenze psicologiche furono anche peggiori. Quando ripresi a studiare, non mi ero ancora ristabilita del tutto, soffrivo di problemi di concentrazione e di improvvise e immotivate crisi di pianto. Un giorno venne a visitarmi uno psichiatra. Si chiamava Jeremy Floyd ed era primario del reparto di Sessuologia al Rigshospital. Nonostante i miei problemi non fossero attinenti alla sua specializzazione, egli aveva promesso a uno dei miei docenti di dedicarmi un quarto d'ora del suo tempo, pi che altro affinch ammettessi di avere bisogno di un aiuto professionale. Quattro mesi dopo eravamo sposati, e da allora la mia vita  cambiata. Ho partorito e allattato i nostri due figli maschi, senza interrompere gli studi. Per un paio d'anni, quando non dormivo, lavoravo. Nel 2001 mi sono laureata in Medicina, poi sono stata assunta anch'io al Rigshospital, dove sto proseguendo gli studi per specializzarmi in Cardiochirurgia. L'anno scorso Jeremy  morto in una disgrazia. Nella sua famiglia tutti avevano una grande passione per le arrampicate in montagna, ed  stata questa passione a ucciderlo. Se l' preso l'Aconcagua." Gli lanci uno sguardo interrogativo, e Poul annu. Ipotizz che l'Aconcagua fosse una montagna, ma evit di interrompere il suo spirito di iniziativa con una domanda. Tuttavia la donna aveva poco altro da aggiungere: "Nell'ultimo anno sono stata sola con i bambini, che fra l'altro ora sono tutti e

due in gita". Con l'attuale collocazione dei figli era evidentemente arrivata alla fine. Aveva un'espressione fin troppo tirata quando guard il suo orologio da polso. Poul Troulsen non se ne cur. Le offr invece una nuova battuta d'inizio: "Helene e Per Clausen?" La donna vuot la sua tazza di caff e se ne vers un'altra. Poi continu, imprimendo al ritmo delle sue parole una leggera accelerazione. "Come dicevo, Helene Clausen era amica di mia sorella minore, che si chiama Katja, Katja Mosberg, e vive in Austria.  fidanzata con un diplomatico norvegese, che  stato inviato l dal suo Ministero degli Esteri. Nel 1993 Helene cominci a frequentare la stessa classe di Katja. Era appena arrivata dalla Svezia, dove aveva vissuto per anni con la madre e il patrigno. Helene era ombrosa e introversa, ma lei e Katja andarono subito d'accordo, e trascorsero un po' di tempo insieme. Fra l'altro si aiutavano a vicenda con lo studio. Helene era un asso in matematica, fisica e chimica e in tutto ci che riguardava le scienze naturali. In compenso era mediocre in danese, sicuramente a causa di tutti gli anni trascorsi in Svezia. Katja era tutto l'opposto, brava in danese, debole in matematica. Quest'ultima  una tara familiare, e si potrebbe dire che  la ragione per cui ho conosciuto Per Clausen. Quando Katja e Helene frequentavano la nona classe, infatti, ero al primo anno di Medicina, e la materia in cui andavo peggio era statistica. Mentre tutti i miei compagni di corso sudavano sull'anatomia e in varia misura su tutte le altre discipline, la statistica minacci di stroncare la mia carriera sul nascere. Non capivo la materia, e tuttora mi sento male a sentire nominare l'analisi di regressione o il problema della significanza di una statistica." La donna sorrise, come se volesse farsi perdonare le sue carenze in quel campo. Poul Troulsen pens che se mai avesse avuto problemi di cuore, non gliene sarebbe importato nulla che il suo cardiologo sapesse fare il calcolo delle probabilit. Emilie diede di nuovo un'occhiata all'orologio, stavolta senza nascondere la sua premura, e Poul cap che presto non avrebbe potuto pi ignorare la sua fretta. "Katja parl di me a Per, lei  sempre stata zelante, smaniosa di sistemare le cose agli altri, ma in questo caso  andata bene. Per era molto contento dell'amicizia che legava Helene e Katja, e poi era un uomo gentile, che dava volentieri una mano, se poteva. Ho iniziato a studiare con lui. Una o due volte alla settimana, gratis. Non voleva sentir parlare di soldi. Eppure mio padre apriva di buon grado il portafoglio, quando si trattava dell'istruzione delle sue figlie. Comunque anche Per ci guadagn in quell'occasione." Scosse la testa e si corresse: "No, non avrei dovuto pronunciare quest'ultima frase. Per non avrebbe accettato soldi nemmeno se fosse stato povero in canna. Era fatto cos, sempre generoso". Poul Troulsen intu in un lampo l'amore della donna per il suo insegnante privato, e non era la prima volta che gli capitava di notare una cosa del genere. Per Clausen era un uomo che esercitava una grande influenza su chi lo circondava. "Bene, la storia termina con la sottoscritta che supera l'esame di statistica con un punteggio tutto sommato decoroso, il cui merito  al cento percento di Per Clausen. Qualche tempo dopo, durante la stessa estate, ci fu l'incidente d'auto, seguito dalla morte di Helene, come lei sa. Io e Katja eravamo forse le uniche a sapere che cosa ci fosse dietro; a sapere, cio, che probabilmente Helene si era suicidata. A parte Per,  ovvio, ma di questo ebbi la certezza solo un anno pi tardi." Emilie sollev lo sguardo e lo fiss negli occhi: "Lei lo sa, vero, che Helene era stata violentata dal patrigno?" Poul Troulsen conferm, e lei prosegu: "Per molti anni, in seguito, non seppi pi nulla di Per. Ogni tanto mi capitava di pensare a lui, mi ripromettevo di andarlo a trovare al pi presto, ma non  mai successo. Una scusa, per quanto maldestra, pu essere che in effetti in quegli anni non avevo un attimo di respiro, con due bambini in fasce e gli studi da portare a termine. Ma prima di dirle come ho rivisto Per,  importante che le racconti qualcosa di mio marito".

Rimase in silenzio per dare a Poul Troulsen il tempo di accettare quella nuova priorit. Lui acconsent con un cenno del capo, e d'altronde qualunque nuovo soggetto la donna avesse voluto introdurre, non avrebbe avuto altra scelta. Era una narratrice brillante, uno di quei testimoni per cui c'era bisogno solo di mettersi comodi e predisporsi all'ascolto. "Mio marito si chiamava, l'ho gi accennato, Jeremy Floyd. Suo padre era canadese e sua madre danese. Ha trascorso in Qubec i primi undici anni di vita, poi la sua famiglia si  trasferita qui in Danimarca. Si  laureato in Medicina a rhus e in seguito si  specializzato in Psichiatria al Rigshospital. Gli interessavano in modo particolare le inclinazioni sessuali della gente, e dopo il dottorato sulla psiche delle vittime di disturbi sessuali, ha ottenuto l'incarico di primario al reparto di Sessuologia. Parallelamente al suo lavoro in ospedale, Jeremy aveva aperto uno studio privato qui a casa, nel quale riceveva prima solo vittime di incesto, e in seguito tutti coloro che da bambini erano stati esposti a violenze o molestie sessuali. All'inizio curare pazienti nello studio privato era quasi un modo di soddisfare la sua curiosit scientifica. Lavorare sia con chi commetteva crimini sessuali, sia con le vittime di tali abusi significava in un certo senso `chiudere il cerchio', per usare le sue parole. Tuttavia a poco a poco l'attivit privata prese il sopravvento sulla pratica ospedaliera, e Jeremy aveva una lista d'attesa lunghissima. Non riusciva a dire di no a nessuno, e poi... s, devo dirla tutta, era anche ben felice di guadagnare cos tanti soldi." Emilie prese il thermos e lo agit speranzosa: era vuoto. Allora si alz, prese dal frigo un paio di lattine di Coca e le pos sul tavolo, senza aprire nessuna delle due. D'altra parte Poul Troulsen non ne era per niente attratto: detestava la Coca Cola. "Nell'autunno del 2003, la vecchia classe di mia sorella si ritrov per una rimpatriata. In quell'occasione Katja scopr fino a che punto Per si fosse lasciato andare, dopo la morte di Helene. Il lavoro in fumo, la dipendenza dall'alcol, il suo degrado, insomma. Quando seppi tutto questo, mi decisi una buona volta ad andarlo a trovare. Lo chiami pure desiderio di ricambiare un favore. Lui mi aveva aiutato quando ce n'era stata la necessit, ora toccava a me ripagarlo. Credo di essere andata da lui una decina di volte. Spesso era mezzo o totalmente ubriaco, ma sempre felice delle mie visite. Parlavamo per lo pi di Helene, anche se ben presto non ci fu pi nulla di essenziale da dire; le nostre conversazioni si trasformarono cos in eterne variazioni sullo stesso, doloroso tema, e se devo essere sincera, cominciai a stancarmi di quelle visite, nonostante fossi sempre io a prendere l'iniziativa. A un certo punto, per, mi venne un'idea, che fra l'altro era a portata di mano. Convinsi Jeremy a prendere in cura Per; fu difficile, ma ci riuscii. A modo suo Per era senz'altro una vittima di abusi sessuali; d'altra parte, per, non era stato molestato di persona, perci dovetti esercitare una forte pressione prima che Jeremy si sentisse pronto a fare un tentativo. Ancora pi complicato risult convincere Per a entrare nel ruolo del paziente, e in un primo momento pensai che non ce l'avrebbe mai fatta. Ma Jeremy era bravo e ambizioso, quando si trattava della sua professione, e poi credo che anche Per si fosse reso conto, poco per volta, di avere bisogno di aiuto. In ogni caso, col tempo si accordarono su un ragionevole percorso terapeutico, e capit solo un paio di volte che dovessi andare a prendere Per, quando aveva dato buca a una seduta. Due volte lo convinsi a disintossicarsi, di Antabuse* non voleva sentir parlare." Poul Troulsen si inser con un'osservazione: "Ci fu un periodo in cui lo andava a prendere in un chiosco di Bagsvrd Hovedgade?" "Esatto, s." "Guidava una Porsche grigio argento?" "Anche questo  esatto.  di mio padre, io possiedo un'Audi." Poul Troulsen annu: i conti tornavano. "Abbiamo passato al setaccio il mondo ospedaliero, inclusi gli ambulatori per la disintossicazione dall'alcol. Per Clausen non  stato mai ricoverato, per quanto ne sappiamo." Lei sorrise un po' impacciata. "Be', Jeremy e io lavoravamo entrambi al Rigshospital. Diciamo che... qualche volta ha usufruito

di un letto disponibile. Cos, al di fuori delle regole." Poul Troulsen imprec tra s. Erano proprio le cose "al di fuori delle regole" che rendevano l'indagine doppiamente difficile. "Comunque sia, la vita di Per era sempre pi scandita dagli appuntamenti con Jeremy. La terapia funzion efficacemente e in breve tempo, ma non conosco i dettagli concreti del percorso, perch mio marito non parlava mai dei suoi pazienti. Avevano diritto all'anonimato, e Jeremy teneva moltissimo a quest'aspetto. I pazienti accedevano a casa nostra da un ingresso separato, e non potevo neppure stare in giardino, quando se ne andavano o arrivavano. Tuttavia qualcosina riuscivo a saperla, ma paradossalmente soprattutto tramite Per. Dopo un anno e pi di sedute, decise di entrare a far parte di un gruppo di auto-aiuto." Si ferm. La parola riemp la stanza. E anche quel flebile tremito nella sua voce, quando la pronunci. Emilie non era certo una stupida, e sicuramente aveva intuito l'importanza di ci che sapeva. Poul Troulsen sent all'improvviso esplodere dentro di s una potente avversione nei confronti della donna. Dovette compiere uno sforzo supremo per parlare educatamente. "Perch non si  rivolta alla Polizia?" La domanda saltava a pi pari un mucchio di dettagli, e lei avrebbe potuto facilmente far finta di cadere dalle nuvole, invece non prov neppure a svicolare. "Non lo so. Forse non volevo essere coinvolta. E poi non conoscevo i nomi degli altri membri del gruppo, non sono neanche sicura di quanti fossero." Guard un istante nel vuoto, prima di continuare. "Non ho dubbi nel giudicare sbagliato l'assassinio di quegli uomini. Completamente sbagliato, e Jeremy sarebbe stato d'accordo con me, ma non  sicuro che abbiano a che fare..." Non termin la frase. Forse perch lei stessa non ci credeva fino in fondo. Poul Troulsen disse serio: "Oggi lei non andr al lavoro.  necessario che ci rechiamo alla Questura di Copenaghen". Emilie Mosberg Floyd cap subito di non avere scelta. "Certo." Annu pensosa e ripet: "Certo". Poul Troulsen non avrebbe potuto essere pi d'accordo. * Preparato farmaceutico per la disassuefazione dall'alcol. [N.d.T]

53.

Anita Dahlgren si trovava nella mensa del Dagbladet. Era sola al tavolo, il che andava benissimo, visto che una delle molte regole non scritte del giornale proibiva le conversazioni al cellulare nella sala da pranzo, e in quel momento lei stava infrangendo il suddetto principio. D'altra parte, una norma ancora pi ferrea impegnava i collaboratori del giornale a scovare notizie interessanti, perci quell'invito a cena che aveva appena ricevuto da Kasper Planck compensava la violazione dell'altra regola. Cos la pensava. In ogni caso, decise di ignorare gli sguardi irritati dei colleghi che sedevano agli altri tavoli. L'invito l'aveva colta di sorpresa, e in un primo momento ne era stata lusingata. Ma a quel calice di nettare era stata aggiunta una bella goccia di amaro, di cui stava appunto discutendo al telefono: "Mi sta dicendo che oltre a fare la spesa, devo pure cucinare?" Ascolt la risposta. La bizzarria del vecchio Planck non conosceva limiti. "Non so neanch'io perch non interrompo la comunicazione. Me lo dica lei." Dal tavolo accanto, una collega le url che le sembrava una splendida idea. Contemporaneamente le si par davanti Anni Staal, materializzandosi dal nulla. Una prestazione stupefacente, considerata la sua mole. In una mano reggeva con disinvoltura due birre, ciascuna con un bicchiere infilato al contrario sulla bottiglia. Senza interrompere, ne spinse una sul tavolo. Anita Dahlgren concluse: "S, lo so che lei  un vecchio fragile e malato, ma... e... ok, far come dice. Ci vediamo domani alle 17,00". La conversazione era insostenibile col suo capo seduto a un metro di distanza, perci Anita era stata costretta a dargliela vinta. Due minuti prima di quando non sarebbe comunque successo. Rivolse aggressivamente la sua attenzione alla donna che le sedeva di fronte. Una sconfitta esterna doveva trasformarsi in una vittoria interna. "Non bevo birra a quest'ora. Che cosa vuoi? Sono in pausa." Anni Staal fece un sorriso autoironico. "Neanch'io bevo a quest'ora." "E allora perch diavolo le hai comprate?" "Perch sto per parlarti di una questione personale, e perch siamo danesi, e come tali non affrontiamo mai questioni personali senza birra, giusto?" Anita Dahlgren comprese il ragionamento, non si poteva sfuggire al proprio retaggio culturale. Si vers la birra e ne bevve un sorso, sia pure senza brindare. Sarebbe stato troppo. Anche Anni Staal bevve. Poi si asciug la schiuma dalla bocca col dorso della mano. "Io non ti piaccio, vero?" Che domanda idiota. Entrambe conoscevano la risposta, che arriv comunque forte e chiara. "No, non mi piaci. Sei brava e da te posso imparare molto, ma no, non mi piaci." "Be', non sei l'unica, col tempo me ne sono fatta una ragione." "Con la solita arroganza." "Se credi. Ma non mi sono seduta al tuo tavolo per litigare." "E allora perch?" "Hai una fonte molto attendibile alla Sezione Omicidi, non  cos?" "Credi davvero che voglia risponderti?" "Attenzione, non ti ho chiesto chi , ma solo se ne hai una. Ma va bene, non  difficile indovinare di chi si tratta, perci non devi dirmi nulla, dar per scontato che le cose stanno cos." "Anche tu hai le tue fonti." "Lascia perdere. Qual  la tua posizione rispetto all'omicidio dei pedofili?"

"Credo che tu la conosca benissimo." "Non essere cos ostile: esponi i punti principali." "Volentieri. Lanciando un appello a farsi giustizia da s e alla violenza di piazza, il giornale per cui lavoro ha toccato il fondo. Questa caccia alle streghe contro i pedofili  ripugnante, e noi approfittiamo di ogni riga per inasprire il clima. I politici si sono messi poco alla volta in fila per esprimersi in modo cos elementare e banale, che il vero messaggio raggiunge anche il pi tonto degli elettori. 5, 6... 10, 20, 200, 1000, `sono bestie, mica uomini, sterminiamoli!' Dov' che l'ho gi sentito?" Contro la propria volont, Anni Staal si arrabbi e si sent anche un po' ferita, un sentimento che non le era familiare. Ma il parallelo storico della ragazza incrin la sua corazza difensiva, altrimenti inespugnabile. Tuttavia, fu molto attenta a non apparire troppo stizzita. "Non sono a favore della violenza, ma nemmeno delle molestie sessuali sui minori. E men che meno mi piace il fatto che i bambini vengano scelti su ordinazione, come in un catalogo merci. Quel videoclip neanche tu sei riuscita a ignorarlo, o sbaglio?" Anita Dahlgren fece un gesto di resa con le braccia. Quella discussione era inutile. "E poi, che cosa credi ci dia da vivere? Hai dato un'occhiata al volume delle vendite negli ultimi giorni?" "No, non l'ho fatto, in compenso ho letto storie di pestaggi e botte in tutto il Paese, ma probabilmente sceglieremo un basso profilo per queste notizie, nell'edizione di domani. Ah, per motivi di spazio, ovvio." Anita schiumava dalla rabbia. "Dimmi un po', perch non ti trovi un'altra occupazione?" "Chi ti dice che non lo stia gi facendo?" "Nessuno,  vero. Hai visto il nostro ultimo sondaggio d'opinione? Era sulla pagina web di ieri." "No, per fortuna." "Domanda: Desidera davvero che gli assassini dei pedofili vengano trovati? Indovina la risposta!" "Preferirei di no." "64 percento no, 28 percento non so, 8 percento s. Lo metteremo in prima pagina." "Immagino che daremo in pasto ai cani la loro stessa collera." "Che vuoi dire?" Dapprima Anita Dahlgren non rispose: si scol invece la birra con una rapidit preoccupante. Malattia professionale, in giovane et. Il rimorso era eccessivo; sorrise senza allegria. "Non importa, perch non ti decidi a dirmi cosa vuoi da me?" "Il tuo aiuto. Ho pensato che il pi grande ostacolo che ha la Polizia in questo momento  l'opinione pubblica danese. Alla Sezione Omicidi non hanno solo il problema di risolvere il caso, ma anche quello della stampa. In altri termini, se non convincono la popolazione a cambiare atteggiamento, il loro lavoro andr sempre peggio, e prima o poi dovranno trarne le debite conclusioni." "E io che c'entro in tutto questo?" "Voglio un'intervista a quattr'occhi con Konrad Simonsen." "Vuoi intervistarlo tu?" "S, io. E dovr esserci lui in persona, non uno dei galoppini che manda sempre allo sbaraglio quando deve fare una comunicazione ufficiale. Se entrambi prescindiamo dalle antipatie personali, potremo collaborare con grande vantaggio reciproco." Anni Staal sottolineava il rigore logico del suo ragionamento battendo a tempo un dito sul tavolo. Non accenn al fatto che l'ispirazione le era venuta dopo aver visto la mail di un lettore; ogni tanto si potevano usare anche le idee degli altri! Anita Dahlgren riflett un istante e concluse che il suo capo aveva ragione. "E quindi vuoi che io faccia da intermediaria? Ma perch prenderla cos alla larga? Perch non gli

telefoni e glielo chiedi di persona?" "Innanzitutto perch vorrei che l'idea maturasse un po', poi perch  meglio che venga presentata in modo pi indiretto. Infine perch non riesco a parlargli di persona." "Devo pensarci." "Cazzate. Pensaci in fretta e dimmi se ti va di farlo oppure no." La replica fu altezzosa e indisponente. "Forse s, forse no, scoprilo da sola." Anita Dahlgren si alz. "Grazie per la birra." Anni Staal la segu con lo sguardo. "Non c' di che, stronza."

54.

"Strega egoista." Poul Troulsen ringhi rabbioso e implacabile contro Emilie Mosberg Floyd. Arne Pedersen e Pauline Berg lo guardarono, poi si scambiarono un'occhiata. La sua reazione era stata atipica: di solito era un uomo tranquillo ed equilibrato, almeno con i colleghi, ma evidentemente quella donna lo aveva punto sul vivo. Erano seduti tutti e tre in un piccolo sgabuzzino, dietro la stanza degli interrogatori, la numero 4 della Questura di Copenaghen. La vetrata che dava sul locale in cui si stava svolgendo il colloquio con la donna occupava gran parte di una delle due pareti. Era costituita da un vetro a specchio, un congegno comune in tutte le stazioni di Polizia del mondo, che faceva in modo che i testimoni potessero seguire gli interrogatori senza essere visti o sentiti. O almeno, era stato concepito a questo scopo, ma il sistema di amplificazione sonoro nascosto risaliva all'epoca della monarchia assoluta, perci l'acustica era pessima, e alle voci si sovrapponeva un'eco metallica, assai sgradevole. A volte, scomparivano del tutto. Particolarmente distorta risultava la voce della Contessa, che sembrava un personaggio da cartone animato. Quella di Konrad Simonsen, leggermente pi profonda, si sentiva meglio. Poul Troulsen non si volt quando chiese: "Ma voi due non dovevate andar via?" Pauline Berg si alz, come se avesse ricevuto un ordine. Arne Pedersen domand: "Perch sei cos arrabbiato con quella donna?" "In fondo non lo so. Forse perch non sono affatto convinto che si sarebbe rivolta a noi se non l'avessimo trovata. O forse perch sono stufo marcio della riluttanza delle autorit nel collaborare con noi. Dipendesse da me, rimpiazzerei la popolazione con gente nuova e migliore, come un vecchio poeta propose di fare con i potenti. Il mio lavoro non mi  mai pesato cos tanto dai tempi in cui ero di guardia all'Ambasciata americana nel 1967, durante le manifestazioni anti-Vietnam, e due ore fa ho minacciato un pubblico ufficiale incapace al Municipio di Gentofte, un episodio che mi ha irritato, e che sicuramente ci procurer un'inutile quanto stupida denuncia." Arne Pedersen si lasci contagiare dallo stato d'animo sfiduciato del collega; anche lui aveva le sue rogne. "Capisco bene che cosa vuoi dire. Venerd scorso uno dei miei figli  stato preso di mira dai compagni a causa del mio lavoro, e ora siamo stati convocati a scuola per un colloquio, perch il ragazzo ha spaccato il muso a uno dei rompiscatole. Di solito cerco di insegnare ai miei figli a risolvere i problemi senza ricorrere alla violenza, ma questa volta ho fatto un'eccezione, e ho detto al mio ragazzo che ero orgoglioso di lui. Mi sarebbe piaciuto che lo fosse anche di me. Purtroppo non  cos, anche se non me lo dice espressamente." Avrebbe poi potuto aggiungere che era una gran seccatura dover dare, un giorno s e uno no, un bocconcino dell'indagine in pasto al Dagbladet, per via di un matusalemme in pensione che aveva avuto un'intuizione da demenza senile. Tuttavia si morse la lingua, e non disse nulla. "Perch non chiedere di essere temporaneamente messi su un'altra..." Pauline Berg fece quella proposta in buona fede. Anche lei aveva qualche problema. Ma lo sguardo incredulo dei due colleghi la indusse a tacere. "E lasciare lui nella merda?" L'ampio gesto della mano di Poul Troulsen in direzione di Konrad Simonsen fu quasi reverenziale. Arne Pedersen si alz e urt accidentalmente Pauline che stava davanti a lui. Dentro di s la giustific: apparteneva a un'altra generazione. Forse meno autolesionista o forse solo pi ottusa.

Dall'altro lato del vetro, l'interrogatorio di Emilie Mosberg Floyd procedeva bene. La donna collaborava. Senza protestare, ripet ci che aveva esposto prima a Poul Troulsen. Si concesse tempo per parlare, e cercava di interpretare sensazioni, atmosfere, intuizioni, quando glielo chiedevano. Di tanto in tanto, se una domanda le sembrava difficile, rifletteva approfonditamente e a lungo. Non c'era traccia di imbarazzo in queste pause estese, e sia Konrad Simonsen che la Contessa aspettavano pazienti la sua risposta. Come stava accadendo ora, nonostante l'interruzione fosse molto lunga. In compenso la replica fu piuttosto esauriente: "Non credo che sia cos rilevante se egli abbia smesso o meno di bere. Per era schiavo dell'alcol quando iniziai ad andare a trovarlo, su questo non c' dubbio. A malapena riusciva a cavarsela col lavoro, di tutto il resto non gli importava nulla. Dopo la perdita di Helene, la sua vita si era sgretolata, e forse distruggendo la sua salute fisica e psichica, non voleva fare altro che punirsi. Tuttavia i colloqui che aveva con Jeremy diedero a poco a poco risultati incoraggianti. Come ho gi detto, spesso andavo a prelevarlo a Bagsvrd e non poche volte lo riportavo anche indietro. Tranne che all'inizio della terapia, al mio arrivo non era mai ubriaco, neppure un po'. Che cosa facesse nel tempo che intercorreva fra una seduta e l'altra, non lo so; era facile che non ci vedessimo per un paio di settimane, perci non saprei dirvi se adeguasse l'assunzione di alcol alle circostanze. Ma posso assicurarvi che era cambiato. Aveva smesso di essere indifferente a tutto e divenne presente, molto pi presente e..." Cercava le parole. "... Come posso dire... lucido. Per sapeva essere una persona molto forte, quasi dominante. No, senza quasi: era decisamente dominante. E di un'intelligenza vivace, bench mascherata dai modi spicci e dall'aspetto dimesso. Era come se riuscisse a essere al tempo stesso umile e arrogante. Una qualit non comune. Nel bene e nel male, all'inizio Jeremy era molto affascinato dalla sua personalit, cos lo convinse a raccontare la sua storia agli altri pazienti." La Contessa intervenne con una naturale osservazione: "O non fu piuttosto il contrario?" "Non capisco." Non fece in tempo ad approfondire, poich la domanda di Konrad Simonsen mise in ombra la sua: "Lei e Per Clausen avevate una relazione intima?" Solo anni e anni di allenamento permisero alla Contessa di nascondere il suo stupore. Un rapporto amoroso fra quella donna e il bidello era l'ultima cosa a cui riusciva a pensare: bastava la differenza d'et a rendere la domanda insolente. Senza contare la differenza nello stile di vita. Con sua grande sorpresa, per, Emilie Mosberg Floyd non respinse l'insinuazione n apparve minimamente imbarazzata o turbata. "No, nessuna relazione sessuale, non nel senso tradizionale del termine: non siamo mai stati a letto insieme. Per non l'avrebbe fatto per nessuna ragione." "Ma avevate comunque una relazione?" "In un certo senso s. Avevamo una relazione." Per la prima volta nel corso dell'interrogatorio, la donna si mostr reticente, e la Contessa ringrazi tra s e s il suo capo. Quando voleva essere bravo, lo era davvero. Il punto debole dello psichiatra era stato, naturalmente, la sua signora. I conti cominciavano a tornare. Riusc a inserirsi nella conversazione con la domanda successiva: "Ma quando lo riaccompagnava a casa, restava da lui?" "All'inizio ci fermavamo a parlare in macchina, poi prendemmo l'abitudine di proseguire le chiacchiere a casa sua, talvolta per tutta la notte. Oppure mi addormentavo, con lui seduto accanto a me. In quel periodo il mio matrimonio vacill seriamente... mio marito era giorno e notte al lavoro, e si aspettava che a casa facessi tutto io. Inoltre aveva altre donne e spesso trascorreva le ferie per conto suo. Per mi aiutava: mi suggeriva per che cosa dovessi battermi, e su cosa invece sarebbe stato meglio soprassedere. Lui consultava Jeremy, io consultavo lui, e in ultima analisi abbiamo vinto tutti. Naturalmente prima che... si verificassero questi crimini. Poi Per  morto, e i giornali ne hanno scritte di cotte e di crude su di lui.  stato difficile. Mi sentivo piena di rabbia e frustrazione, e al tempo stesso mi

dispiaceva, mi mancava terribilmente, molto pi di quanto mi sia mancato Jeremy. Ma non ce l'ho fatta a partecipare al suo funerale, cos mi sono accontentata di portargli un mazzo di fiori sulla tomba, il giorno dopo." La Contessa osserv con calma: "Non  stato anche perch aveva capito la situazione, e non voleva essere coinvolta?" Emilie Mosberg Floyd sbirci il registratore con la coda dell'occhio e si limit ad annuire. Lasciarono che andasse avanti. Konrad Simonsen disse: " difficile immaginare che non abbiate mai parlato della terapia, sia lei e Per, che lei e suo marito". "Era piuttosto penoso. Per preferiva tenere le cose separate, e Jeremy la pensava nello stesso modo. In realt detestava che io parlassi con Per, ma dovette farsene una ragione. Quando glielo dissi, si infuri e minacci che avrebbe interrotto la terapia con Per, ma quella volta, per la prima volta, gli posi un ultimatum. Se lo avesse fatto, io e i bambini ce ne saremmo andati via. Lui cedette, e quella fu la mia prima vittoria, seguita poi da parecchie altre." "Ma intanto parlavate lo stesso di Per Clausen?" "Certo. Quando Jeremy interrompeva le sedute con i suoi pazienti, li riuniva in gruppi di auto-aiuto. Quanto tempo ci volesse perch un paziente fosse pronto a farne parte variava notevolmente da persona a persona. Potevano volerci da sei mesi a due anni. Jeremy stava molto, molto attento alla composizione dei gruppi, voleva che avessero successo, anche oltre la nostra area geografica, se possibile. I pazienti venivano spesso da molto lontano, alcuni persino dallo Jutland. Un gruppo era costituito di solito da un minimo di quattro fino a un massimo di sei persone, che all'inizio s'incontravano sotto la supervisione di Jeremy. Dopo un certo lasso di tempo, dovevano provare a cavarsela da soli: venivano, per cos dire, `rilasciati', un processo che poteva durare alcuni mesi, a seconda del gruppo." "E Per Clausen era stato inserito in uno di questi gruppi, giusto?" "Proprio qui stava il problema. Un paio di volte ne parlai con Jeremy. Esitava all'idea di interrompere in quel modo il percorso terapeutico di Per. D'altro canto Per aveva un'incredibile voglia di far parte di una comunit, me ne aveva parlato in diverse circostanze. Cos feci pressione su Jeremy affinch realizzasse il suo desiderio." Emilie fiss triste il vuoto, quindi replic l'ultima informazione: "S, gli feci troppa pressione in quel senso, temo, e di sicuro anche Jeremy voleva liberarsi di Per. Cacciarlo dalla nostra vita, per cos dire. Nel caso di Per, gli era difficile distinguere la famiglia dalla professione". "Perch allora esit? Forse perch Per Clausen non era stato lui stesso oggetto di molestie sessuali?" "No, si trattava d'altro. In parte temeva che Per si sarebbe imposto sul gruppo, e non era un timore infondato. Per aveva una stupefacente capacit di manipolazione, ma non era questa la cosa peggiore. Il problema, piuttosto, era che Per... Per odiava i pedofili. Di un odio profondo, ardente. Una volta discutemmo del patrigno di Helene, che a quanto pareva era gravemente malato. Non so da chi lo avesse saputo, comunque mentre ne parlava, Per non stava in s dalla gioia. Un'altra volta ci fu un terribile crimine di cui rimase vittima un bambino. La reazione di Per, ecco, fu davvero patologica. Non che si fosse infuriato, anzi, piuttosto il contrario... era freddo, controllato, eppure riusc quasi a intimorirmi.  difficile spiegare, lui era... non so come posso farvi capire, era... inquietante. C'era un aspetto di Per che non mi piaceva, ma forse era proprio il suo lato pi vero, se cos si pu dire. Una volta Jeremy afferm che non c'era abbastanza carboncino al mondo per disegnare il ritratto mentale di Per, ma lo disse durante una lite, quindi esager." Nessuno dei due agenti si mostr convinto di quel dettaglio, ma entrambi evitarono commenti. Dietro lo specchio, Poul Troulsen scuoteva irritato la testa. La storia della donna era, nella sostanza, diversa da quella che aveva raccontato un'ora prima.

Konrad Simonsen chiese: "Quindi alla fine Per Clausen entr a far parte di un gruppo?" "S, e Jeremy cerc di includervi persone che secondo lui potevano tenergli testa, gente con una certa personalit, insomma. Fu un vero rompicapo." "Ma lei non ha mai saputo i loro nomi, n da suo marito n da Per Clausen.  cos?" " cos." Ebbe un attimo di esitazione. C'era dell'altro, e fu la Contessa a dare il la: "Ma..." "Ma... ci furono alcuni... alcuni episodi. Per accenn una volta al fatto che tutto si poteva dire sui pedofili tranne che fossero classisti, nel senso che scelgono le loro vittime fra tutti gli strati sociali, qualcosa del genere... Poi aggiunse, un'infermiera, un pubblicitario, un bidello e uno scalatore. Accadde subito dopo la formazione del suo gruppo." "Uno scalatore: che significa?" "Non lo so, me lo sono chiesto anch'io, quando ci ho ripensato. Nel caso specifico, immaginai che potesse riferirsi a Jeremy, che nel tempo libero amava le arrampicate in montagna, ma di certo lui intendeva altro. Per non avrebbe definito Jeremy uno scalatore, ma paradossalmente credo che questo termine sia il motivo per cui adesso ricordo la frase. S, ricordo persino l'ordine delle parole. In compenso non so se li avesse elencati tutti." "Lei non li ha mai visti?" "Mai, nessuno di loro, a parte Per, naturalmente. Arrivava sempre con lieve anticipo e si sedeva in cucina a farmi compagnia davanti a una tazza di caff. Sto parlando delle volte in cui non andavo a prenderlo. Poi incontrava Jeremy. Gli altri usavano l'ingresso di servizio." La Contessa si lasci andare a un moto di stizza. La donna fraintese, e consider il gesto come un segno di disprezzo per il diritto dei pazienti a essere non visti. Di colpo la sua voce assunse un tono duro e saccente: "Violare l'anonimato in un momento inopportuno pu fare la differenza fra il successo e il fallimento di un percorso terapeutico. Non credo che lei si renda davvero conto degli effetti che hanno sulle persone le molestie sessuali subite nell'infanzia. Delle radici profonde che mettono nell'anima. Lo sa che buona parte delle vittime di atti pedofili deve andare regolarmente da un dentista speciale per il resto della vita, perch aprire la bocca davanti agli altri risulta loro intollerabile?" Emilie mostr loro un lato di s che non avevano ancora visto. In quel momento era il cardiochirurgo che impartiva ordini ai suoi assistenti. La Contessa evit di spiegare l'equivoco, limitandosi a scusarsi. Era la soluzione pi comoda. Konrad Simonsen riport la donna al nucleo dell'interrogatorio: "C' altro che pu dirci del gruppo di Per Clausen? Qualsiasi cosa, anche se le sembra insignificante. Come ben capir, siamo molto interessati a queste cinque persone". "Comprendo benissimo, e in effetti qualcos'altro c'. Uno di loro, la donna, si chiamava Helle." "L'infermiera?" Fu la Contessa a fare la figura della stupida, per la seconda volta nel giro di un minuto. "S, l'infermiera, a meno che non si creda che una donna possa essere un agricoltore o una scalatrice." Konrad Simonsen represse un sorriso. La Contessa non prov neppure a nascondere la sua cantonata: "Mi scusi, forse dovrei lasciarla parlare in pace". "L'infermiera aveva dimenticato un maglione in cantina, e io ero in procinto di riportare Per a casa. Stavamo seduti in cucina, quando Helle suon il campanello della porta. And ad aprire il maggiore dei miei figli, che all'epoca aveva poco pi di tre anni. Ricordo che era venuto da me a dirmi, tutto fiero, che `una signora si chiamava Helle e aveva dimenticato una maglia'. Per e io sorridemmo a quella frase sgrammaticata, bench chiara nel contenuto, ma doveva averla sentita anche Jeremy, che infatti si precipit ad accogliere la donna. E quindi io non l'ho mai vista." A quel punto si produsse in una delle sue interminabili pause. Aspettarono, ma questa volta invano, come fu subito chiaro: "Purtroppo non so altro, o in ogni caso non mi viene in mente". Konrad Simonsen pass ai dati concreti.

"L'archivio di suo marito?" "L'ho eliminato dopo la sua morte. Ho bruciato le cartelle cliniche nel nostro camino senza dare un'occhiata a una sola di esse. Ce n'erano alcune centinaia, e ci volle pi di una sera per dare fuoco a tutte. Prima di farlo, avevo parlato con alcuni suoi colleghi, i quali mi confermarono che avevo preso la decisione giusta." "E i pagamenti? Con quali modalit suo marito si faceva pagare dai pazienti?" "Sempre in contanti, e mai prima di ogni consultazione. Dava molto peso, forse troppo, al fatto che il gesto fisico di porgere le banconote, stimolava i pazienti a ricavare il massimo dalle sedute." "Lei non sembra una persona che possa accettare questo principio." "Era il suo campo, il suo studio, non il mio. Per quanto mi riguarda, credo che la spiegazione principale sia il fisco, o meglio, il modo per evaderlo. Quello che  certo  che avevamo sempre molti liquidi a disposizione. Di tanto in tanto Jeremy mi regalava gioielli preziosi, incurante di quanto poco io tenessi a queste cianfrusaglie, e dopo la sua morte, quando feci pulizia in tutti i suoi nascondigli, racimolai quasi seicentomila corone. Una parte conservata nella nostra cassaforte, ma il resto era in fasci di banconote sparsi in ogni angolo della casa. Non molto tempo fa ho trovato un'altra busta, e non esito a dire che si tratta di una mania patologica, anche se  di mio marito che sto parlando. Ma prima che cominciate a farvi strane idee, dovete sapere che mi sono recata di mia spontanea volont all'Ufficio delle Imposte, e dopo un tempo vergognosamente lungo, gli addetti alla riscossione hanno convenuto che potevo tenermi i soldi." La Contessa e Konrad Simonsen annuirono compiaciuti, bench in realt non sarebbe loro mai passato per la testa di denunciarla per evasione fiscale. Dopodich le fecero ancora una decina di domande, senza grossi risultati. Il nome Stig ge Thorsen non le diceva nulla, e neppure la foto dell'uomo sollecit una reazione da parte sua. Inoltre appresero che gli appuntamenti con Jeremy Floyd per le consultazioni dovevano essere presi durante il giorno, mentre lui era al Rigshospital, perch in tal modo sarebbe stato pi difficile rintracciare eventuali comunicazioni telefoniche. Questo era tutto. Oltre non arrivarono, quella volta. D'altra parte l'interrogatorio era durato pi di due ore, e tutti desideravano che finisse. La decisione di concluderlo per spettava a Konrad Simonsen. Dopo aver scavato invano nel rapporto fra Emilie e sua sorella, e respinto un paio di volte lo sguardo implorante della Contessa, il commissario decret che era abbastanza. Guard il suo orologio da polso, registr l'ora sul nastro, e chiuse formalmente il colloquio. Gli agenti si alzarono, Emilie Mosberg Floyd rimase seduta. "Ha bloccato il nastro?" La domanda era rivolta a Konrad Simonsen, che diede conferma. "Devo raccontarle una cosa che non voglio sia messa agli atti." Si sedettero di nuovo. "Vorrei prima di tutto ribadire, con tutte le mie forze, che non faccio assolutamente parte di chi ritiene l'omicidio una legittima punizione per i pedofili. Un crimine dev'essere punito sul piano giuridico, morale o quant'altro, e in questo senso mi sono sentita tradita da Per. Ma gli voglio bene comunque.  una cosa che mi disorienta, che non capisco, ma  cos. E questo, nonostante oggi mi sia convinta che ci fosse lui dietro il furto con scasso che subimmo a marzo dello scorso anno, e persino dietro all'idea di Jeremy di andare sull'Aconcagua. Una montagna a cui non era preparato, col senno del poi." Lott per tenere a bada i sentimenti, mentre diceva: "Edema cerebrale". Poi specific: "Mal di montagna". Konrad Simonsen interloqu calmo: "Il furto con scasso". "S, certo, ora gliene parlo. Eravamo in Canada, dal fratello di Jeremy, quando qualcuno fece irruzione in casa nostra per mettere le mani sulle cartelle cliniche di mio marito. La finestra della cantina e il cassetto dei documenti erano stati forzati, ma constatammo che non mancava niente, perci non

sporgemmo denuncia, anche se Jeremy si arrabbi moltissimo. Disse che avrebbe custodito le cartelle in ospedale, ma non ci fu tempo. Per sapeva che saremmo partiti per il Canada, e a questo punto credo che ci fosse lui dietro l'episodio." "A cosa pensa che gli servissero quelle informazioni?" "Secondo lei? Erano un perfetto punto di partenza per reclutare dei seguaci, se cos posso dire, e non dimentichi che alcune di quelle persone gli erano gi state presentate da Jeremy. Non lo avrebbero considerato un estraneo, se un giorno avesse deciso di andarle a cercare." Ora fu lei ad alzarsi per prima, e dietro la parete di vetro Poul Troulsen segu il suo esempio. Aveva urgente bisogno di andare al bagno. Mentre usciva, riusc a colpire con un pugno lo stipite della porta, e a formulare un pensiero cattivo. A differenza di prima, la sua ira non era diretta contro la donna, bens contro il marito defunto. Per la sua gestione troppo disinvolta, stupida e superficiale di dati sensibili.

55.

Come tutte le infermiere della casa di cura, Helle Smidt Jrgensen era esperta nel classificare le pillole. Aveva allineato davanti a s tutti e dieci i tipi: sette provenivano da normali flaconi di vetro col tappo di plastica a vite, i restanti tre da confezioni in blister. Indic queste ultime e spieg alla sua allieva: "Queste arriverai a odiarle, fanno consumare il pollice destro". L'allieva si guard il pollice, come se volesse dirgli addio. Helle Smidt Jrgensen aggiunse stanca: "Ci vuole un po' di tempo, ma ora ascolta. Innanzitutto devi lacerare lo strato d'alluminio del blister, che contiene le capsule per quattordici giorni, poi le suddividi sistematicamente: prima le dosi per la mattina, poi quelle per il pranzo, subito dopo quelle per la cena, e infine quelle per dormire. In tutto, ventuno pillole al giorno per Signe Petersen, cos se non  malata, ci penseranno le medicine a raggiungere l'obiettivo". Mentre spiegava, si sentiva male anche lei. In realt non c'era nessuno che ascoltasse le sue istruzioni per l'uso delle pillole. La stanza le appariva offuscata, e i suoi discorsi divennero incoerenti: "... Sonniferi e psicofarmaci sono altamente nocivi, lo sono da anni.  pericoloso bere mentre si assumono, ma se non li prendo non ce la faccio a reggere la giornata. Prima li assumevo solo di notte, ma ora... Ci sono anche le voci in corsia, magari  la Polizia". Fiss l'allieva, che era lontana mille miglia e non sembrava capire nulla. Helle spieg pazientemente: "Il battito accelera e le mani tremano.  l'adrenalina, l'ormone dello stress, che influenza il sistema nervoso simpatico, quando uno si sente braccato per tutto il giorno. Tutto il giorno, giorno e notte, notte e giorno, senza sosta. Lo zio di notte, la Polizia di giorno, capisci? Un cicchetto di qua e una dose extra di Stesolid di l. Ancora, e ancora". Qualcosa non quadrava, ma non sapeva cosa. Lasci il suo ufficio, percorse incerta il corridoio e and a sedersi sulla scalinata davanti all'ingresso posteriore della casa di cura. Qui riusc a respirare un po' di aria fresca e a rimettersi in sesto. Il vento freddo le sferzava piacevolmente il viso, e un solitario raggio di sole si fece strada attraverso il cielo plumbeo per posarsi su di lei. Respir a fondo un paio di volte e le sembr che il mondo si fosse di colpo rimpicciolito, come se a parte stare l, dov'era seduta in quel momento, tutto avesse perso importanza. Una sensazione sconosciuta l'avvolse, una sensazione lontana, e ora di nuovo vicina. Era bambina, stava giocando a palla, ed era importante. Karen, Maren, Mette, bum, Anni, Anne, Anette, bum, Kylle, Pylle, Rylle bum, Bente bum. Le filastrocche erano facili, anche quella nuova: Alekto, Megaira, Tisifone bum, Nemesis bum, ma era difficile governare la palla. Specialmente il tiro dall'alto. Ogni tanto la perdeva e doveva ricominciare da capo. Questa era la regola. E cos faceva lei, ben decisa a diventare brava come le ragazzine pi grandi. La palla ruzzol via da lei, che dovette impegnarsi per trovarla, perci apr gli occhi e si mise a cercarla. C'erano delle persone intorno a lei, gente che voleva il suo bene. Lei spieg loro che non dovevano preoccuparsi, che tutto sarebbe andato di nuovo a posto. Compresero. Ovvio, era facile capire ci che aveva detto. Anche nuotare era facile, una volta che uno imparava a farlo. Lei nuotava senza galleggiante accanto a sua madre. Adorava andare alla piscina di sterbro, solo loro due, e poi naturalmente c'erano anche tante altre persone che non conoscevano. Lei si avventur lontano, ma il coraggio l'abbandon quando un ragazzo di almeno dieci anni le si avvicin a grandi bracciate. Girarsi era difficile, ma ci riusc. Poi sent quella voce rimbombare in tutta la piscina, "si alzino tutti quelli col nastro giallo". Erano loro; loro avevano il nastro giallo, un elastico giallo con la chiave dell'armadietto attorno alle caviglie. Lei fece una smorfia a sua madre, poi si diedero un bacio e risero di cuore, perch contemporaneamente dovevano lottare per restare a galla. Quindi nuotarono senza

fretta verso il bordo della vasca.

56.

Alla Sezione Omicidi della Questura di Copenaghen l'atmosfera era pesante. Il ministro della Giustizia stava parlando alla radio. In passato l'uomo aveva ottenuto una certa notoriet per i suoi clamorosi svarioni linguistici e le sue espressioni incerte, ma quel luned super se stesso. Fra l'altro, perch l'intervistatore gli forn una serie di spunti per il suo assurdo monologo. Malte Borup si guardava intorno impotente, in cerca di una traduzione. Non trovandone alcuna, tir fuori carta e matita e scomparve nel suo mondo di segni misteriosi e criptiche entit. Poco dopo l'intervista termin, e lo speaker annunci il servizio successivo. Arne Pedersen spense la radio, mentre Poul Troulsen tradusse perfettamente la posizione del ministro nell'idioma locale: "Stronzate populistiche". Il cellulare di Konrad Simonsen squill: era Helmer Hammer, e il commissario si ritir nell'angolo pi nascosto della stanza. Nel frattempo anche Arne Pedersen si sent in dovere di apostrofare con disprezzo il ministro della Giustizia: "Ogni sua frase  aria fritta, ma il messaggio implicito  maledettamente chiaro. Adeguare la struttura della democrazia al gusto popolare. Leggi pi restrittive per impedire la comprensibile collera dell'uomo della strada. Tornare al vecchio ordine gerarchico, in modo che la gente comune possa riavere i suoi poliziotti. Ho un solo commento: al diavolo queste stronzate". Poul Troulsen aggiunse: "Bambini su richiesta, come fossero detersivi. L'abbiamo visto tutti, e ne siamo nauseati. Tutta la comprensione possibile all'assassino e neanche una parola per le cinque vittime. Quest'uomo dovrebbe essere chiuso in gabbia". La Contessa e Arne Pedersen erano desolati; Pauline Berg teneva lo sguardo fisso al suolo. Konrad Simonsen nel frattempo era tornato con il testo del funzionario di Stato. "Il ministro della Giustizia parla a titolo personale, e l'allusione al fatto che dovremmo tornare al normale `ordine gerarchico'  fuori dalla realt. E se dovesse succedere, non avrebbe alcun significato. Ho fatto rapporto sia al questore che al capo della Polizia, com' mia abitudine. L'idea di una squadra speciale non  certo la nostra, e dev'essere vista come una manovra politica a uso dei media per segnalare alle autorit che per questo caso si stanno prendendo misure eccezionali. Le stragi non sono affare di tutti i giorni, grazie al cielo." Arne Pedersen domand scettico: "Helmer Hammer ha detto proprio cos?" "No,  una mia interpretazione. Mi ha per detto che i legislatori hanno aperto un dibattito sui termini della pena per la pedofilia, che verranno probabilmente inaspriti. Il ministro della Giustizia e alcuni suoi galoppini hanno sondato il terreno, e l'idea  stata accolta con favore da parecchi partiti. Molti per sono restii ad adottare soluzioni di facile presa. Per il momento. Comunque sia, non sono affari nostri. Noi dobbiamo continuare a lavorare, evitando a qualunque costo di rilasciare commenti sulla scena politica. Cosa, questa, che riguarda soprattutto me. Ho gi avuto de facto il divieto di fare dichiarazioni." La Contessa scosse la testa. "Non mi piace lavorare per questo buffone." Erano parole forti da parte sua, Nathalie von Rosen di solito parlava di tutti col massimo rispetto. Konrad Simonsen intervenne col peso della sua autorit. "Infatti non lavori per lui: lavori per me e per la democrazia. Se non sei soddisfatta dell'attuale assetto di governo, dovresti iscriverti a un partito politico." Avrebbe voluto dire qualcosa di pi appropriato. Qualcosa che li facesse ritrovare, solo che non sapeva cosa. Ma poi, che diavolo volevano da lui? In fondo non era n un politico n un prete. Preferiva

restare con i piedi per terra, perci allarg le braccia impacciato e disse: "E poi non dobbiamo dimenticare che abbiamo avuto una giornata piuttosto fruttuosa. Sono emersi nuovi fatti concreti su cui concentrarci, e che oltretutto influenzeranno l'interrogatorio di Stig ge Thorsen di domani. Non so ancora a chi spetter quest'incombenza, presumibilmente ce ne occuperemo io e la Contessa, ma vorrei che deste tutti un contributo. Al contrario, saremo solo io e Arne a concludere il lavoro con la tv, abbiamo sprecato gi troppo tempo per questo. Fra l'altro domani arriver leggermente in ritardo, perch ho un incontro informale con una persona. Forse ho trovato un canale alternativo e pi attendibile per procurarci le informazioni che ci interessano. Potremmo averne bisogno, se pensiamo a quanto siano lente le nostre attuali fonti, neanche volessero sabotarci. E infine un'ultima cosa..." Fece una breve pausa ad arte prima di continuare. "Poich gira voce che le nostre floride risorse non dureranno in eterno, invito tutti i presenti, avendone ancora la possibilit, a una sontuosa cena a spese dello Stato. E sar per me una vera gioia spedire una copia del conto alla madama di ferro che dirige il Dagbladet. C' qualcuno interessato?" La Contessa accett l'invito, mentre Poul Troulsen rifiut gentilmente. Aveva a lungo trascurato un'influenza, col risultato che ora si sentiva a pezzi. Cos preferiva tornare a casa a riposare. Anche Arne Pedersen diede forfait. Per l'indomani sera lui e Konrad Simonsen erano invitati a cena da Kasper Planck, cosa cui al momento non si poteva accennare, e due sere di seguito lontano dalla famiglia per motivi non legati al lavoro, erano semplicemente inconcepibili. Gi sarebbe stato difficile giustificare una sola di tali uscite. Rimanevano Pauline Berg e Malte Borup, ma per una volta la ragazza fu rapida ad afferrare il contesto. "Neppure noi possiamo venire. Malte mi ha promesso di dare un'occhiata al mio pc. Si comporta proprio da idiota, e ora  arrivato il momento di metterlo a posto." Nell'udire il proprio nome, Malte alz rapidamente lo sguardo dalle sue formule. Come al solito non aveva capito niente. Non abbastanza da arrossire.

57.

La ragazza sedeva al centro dello studio, sembrava un angelo. Aveva addosso una sobria casacca di lino chiaro. Nessun gioiello, a parte una collana d'ambra che spiccava sul collo bianco. I riccioli biondi le incorniciavano il viso di straordinaria bellezza, mentre gli occhi chiari brillavano di vitalit, e catturavano al primo sguardo. Naturale come un sogno, pura e giusta, perfetta, se non si notavano i jeans lisi e strappati alla moda e gli spavaldi stivali di pelle nera. Come faceva la telecamera. Erik Mrk riusciva a malapena a distogliere lo sguardo: la ragazza assorbiva tutta la sua attenzione. Il regista comandava a bacchetta. Senza guardare direttamente la ragazza, si concentrava sul monitor di un gigantesco schermo sulla parete, dove veniva proiettata la sua immagine a mezzobusto. Di tanto in tanto impartiva le istruzioni al cameraman e all'intervistatore. "Ricominciamo con la storia dell'abuso." La ragazza protest. "No, sar almeno la decima volta!" " solo la settima, e tu sei brava, davvero brava, ma puoi fare ancora meglio. Solo l'inizio, il resto va bene. Sei pronta?" "Ok, ok, ma poi basta." In una frazione di secondo l'espressione del suo viso vir dalla rabbia alla dolcezza. Il regista disse: "Situazione di partenza: da bambina sei stata personalmente vittima di sfruttamento sessuale". L'intervistatore formul la domanda con accettabile partecipazione. "Sei stata personalmente `vittima di sfruttamento sessuale', da bambina?" La ragazza abbass gli occhi e non rispose. Due lacrime scivolarono sulle sue guance, ma lei continuava a restare muta, e il suo silenzio urlava nella telecamera. Poi sollev il capo e si asciug il viso. Pronunci la prima frase con una certa esitazione. Cauta e incerta. "S... da piccola sono stata `vittima di sfruttamento sessuale'." Subito dopo acquist sicurezza e forza nella voce. "`Sfruttamento', voi tutti lo chiamate sfruttamento. Come se fossi stata costretta, che so, a distribuire giornali senza essere pagata.  un'espressione ipocrita inventata dagli adulti." Ora parlava con voce alta e limpida. Con tono accusatorio, ma non isterico n aggressivo. "Sono stata violentata. Dall'et di nove anni fino ai quattordici sono stata violentata. Spesso, molto spesso... potevo considerare buona la settimana in cui venivo violentata meno di tre volte, e questo succedeva mese dopo mese, anno dopo anno. Per questo oggi ho saltato le lezioni a scuola, e per questo il destino delle vittime mi interessa di pi della fine dei carnefici." "E credi che serva a qualcosa?" Lei ignor la domanda. Era la terza volta che Erik Mrk rivedeva quel passaggio, ma gli sembr di forte impatto come la prima. Il bel viso della ragazza emanava disperazione e impotenza. "Dovreste vedere mio fratello. Non ce la fa a vivere, oggi  completamente a pezzi, ma per lui non c' neppure un letto in ospedale." La voglia di abbracciarla prese il sopravvento sulla sua attenzione. La voglia di stringerla delicatamente a s per un istante, di consolarla, proteggerla. Scacci dalla mente quel pensiero assurdo, ma senza accorgersene avanz di un paio di passi. L'intervistatore le concesse una pausa dalle domande. Quando la ragazza riprese a parlare, era pi calma, e la sua voce pi bassa.

"Dov'erano gli adulti quando io avevo pi bisogno di loro? Dov'era mia madre? La mia famiglia? I miei insegnanti? Le maestre? Tutti quelli che dovevano prendersi cura di me?" Gir di scatto la testa e parl direttamente all'obiettivo. Il regista la interruppe. "Ok, stop. Dobbiamo lavorare sodo su questo passaggio ancora un po', prima che risulti spontaneo. Cos  troppo veloce." La ragazza sbott: "Prima era troppo lento". "Gi, e ora come dicevo  troppo veloce. E poi dovresti avere un tono meno accusatorio, magari con una sfumatura di insicurezza. Datti pi tempo, cos eviti di parlare a macchinetta. Riesci a fare tutto questo in una volta?" Erik Mrk non riusciva a immaginare cosa intendesse il regista. Ma quando la ragazza ripet la scena, cap. Ora aveva interpretato il passaggio con maestria ed ebbe il permesso di andare avanti. "Dove eravate? E dove siete ora? Perch consentite ai pedofili di riunirsi in associazioni? Perch punite la violenza ordinaria pi duramente della violenza sui bambini? Perch..." Il regista la ferm. "Grazie grazie, sei stata bravissima." La ragazza si alz e il suo sguardo perse ogni espressione. "Che faccio se qualcuno mi interrompe?" "Non ti interromper nessuno, ma c' un dettaglio che..." "Ancora? Ma non finir mai?" "Potresti essere un po' meno lamentosa quando parli di tuo fratello?" "Posso anche ridere, se  per questo." Ci fu una pausa. L'intervistatore lasci lo studio; la ragazza, il cameraman e il regista si diressero verso Erik Mrk. Il regista gli disse: " il pi brillante talento con cui abbia mai lavorato. Pu arrossire come il pudore fatto persona, pu piangere tanto da commuovere un esattore di crediti, pu sorridere fino a illuminare una notte d'inverno. Modulazione delle frasi, tono di voce, aspetto... ha tutto, e per di pi impara facilmente". Parlava come se la ragazza non fosse presente. Erik Mrk era d'accordo. Il suo potenziale mediatico era eccellente: tuttavia avvert una punta di preoccupazione. "Ma ci che dice,  davvero quello che le ... successo?" "Successo? Non capisco cosa vuoi dire." "S, insomma,  stata veramente violentata?" Il regista se ne and senza rispondere. Erik Mrk lo segu stupito con lo sguardo, quindi chiese al cameraman: "Perch  sparito? Si  arrabbiato o che?" "Non prendertela,  solo un po' eccentrico. Ci sono parole che non sopporta, ma siamo fortunati ad avere un regista del suo livello.  favoloso." Erik annu, fingendo di aver capito. Il cameraman entr nei dettagli: "Dovresti leggere il suo libro. Nel villaggio globale, la telecamera  Dio, oppure Tutti calpestano i coleotteri, nessuno le coccinelle. Sono due delle sue citazioni pi famose". "Be', forse c' qualcosa che..." "`Qualcosa che...'? Non capisci, vero?" "No, decisamente non capisco." L'uomo tir fuori un pacchetto di sigarette. Ne offr una alla ragazza, che fece no con la testa senza parlare, allora ne prese una per s e se la mise sull'orecchio, mentre rovistava nelle tasche in cerca di un accendino. "Hai visto quella madre, ieri? Quella che si aggirava fra le macerie del palazzo? Era un servizio della Cnn." Erik Mrk conferm: aveva visto uno stralcio di quell'inchiesta. " stata mandata allo sbaraglio. Gi il modo in cui si  presentata era catastrofico, sul piano della

comunicazione. Vestito nero, pelle poco curata, sopracciglia folte come la criniera di un pony, e poi, ricordi le sue urla? Gemeva disperata, il che rendeva difficile seguire i sottotitoli, si dondolava avanti e indietro, agitava freneticamente le braccia, roteava gli occhi come un piccione colpito a morte. La verit  che quella donna ha sprecato la sua unica chance. Dove credi che siano finiti, ora, i suoi bambini defunti? Sono scivolati nel dimenticatoio con un pulsante premuto sul telecomando." Si accese la sigaretta e aggiunse: "Mi hai chiesto che cosa  successo, ma ci che  successo riguarda il futuro, non il passato. Perci dobbiamo provare e riprovare". Erik Mrk comprese il ragionamento. Naturalmente il cameraman aveva ragione. "Lo so bene.  solo che sembra tutto... non so... sporco, forse." "Ma non lavori nel campo della pubblicit?" "S, certo." "E allora qual  il problema? La ragazza  stata fantastica, abbiamo fatto un lavoro geniale con lei. Certo, bisogna curare di pi certi dettagli estetici, in modo che non sembri truccata, ma ci penseremo dopodomani, quando si far sul serio. Avrai anche delle foto esclusive per il tuo sito. In bianco e nero, credo: le si addice di pi. E poi aspetta di vedere il servizio: ne sarai entusiasta." La ragazza era l accanto, e sembrava annoiarsi moltissimo. All'improvviso disse rivolta a Erik: "Di' un po', ti sei bevuto il cervello? Per Clausen diceva che sei cos intelligente.  chiaro che devo provare. Non lo hai fatto anche tu per la morte di tua sorella?" "Perch lo sai?" "Secondo te? Perch ero presente quando hai parlato di lei. Allora, hai fatto le prove o no?" "S, ma... era diverso in un certo senso." Lo lasci perdere con una scrollata di spalle, poi domand con impazienza: "Andiamo avanti? Non ne posso pi di questi trogloditi".

58.

Nell'atrio della stazione di sterport, Konrad Simonsen ordin un caff e and a sedersi a uno dei tavoli in fondo, riservati ai clienti del self service. La mattina era cominciata bene e finita male. Ma la serata con la Contessa era stata fantastica. Si erano ripromessi di uscire di nuovo al pi presto, e lui si era svegliato di splendido umore e con una bella sensazione dentro. Si era perfino messo a cantare in bagno, cosa che non faceva da anni. Poi, mentre stava per varcare la soglia di casa, era arrivata la posta, e il suo mondo era andato in frantumi. La lettera era di Per Clausen; una busta gialla formato A4, spedita da Fredericia il giorno prima e contenente sei foto di Anna Mia. Una la ritraeva mentre stava uscendo dalla porta di casa; in altre due stava aprendo il lucchetto della bici, e nelle ultime tre pedalava in direzione del fotografo. Le foto erano accompagnate da due versi di un salmo, di cui Konrad Simonsen conosceva fin troppo bene il contenuto. La notte arriva con la morte, il giorno arriva con te intorno. Mille pensieri si accalcarono nella sua mente, mentre l'angoscia gli stringeva lo stomaco e il sudore colava dalle tempie. Gli caddero di mano i fogli. Si sedette sul pavimento in mezzo alle carte, e un po' alla volta riusc a placare il suo attacco di panico e a spingere i propri pensieri su binari pi realistici. Il giorno prima, Anna Mia era andata a Bornholm a trovare un'amica che era appena diventata mamma, quindi non correva nessun pericolo immediato. Un briciolo di buon senso gli sugger inoltre che l'implicita minaccia che la lettera conteneva aveva lo scopo di intimorirlo, e che non doveva necessariamente realizzarsi. Una considerazione lucida e corretta che il suo corpo in un primo momento si era rifiutato di fare. Solo lentamente si rese conto di quante e quali domande si stavano accumulando. Come sapeva Per Clausen che Anna Mia era sua figlia, e dove abitava? Lo stavano forse spiando? I quotidiani del gioved precedente avevano forse parlato delle loro ferie interrotte? C'era un'altra spiegazione? Erano domande a cui non poteva rispondere, seduto l sul pavimento, e che avevano il solo potere di ingigantire il suo senso di impotenza. Tuttavia continu a porsele, finch un'altra sensazione prese il sopravvento un po' alla volta, costringendolo a rimettersi in piedi. Poi, facendo un notevole sforzo mentale, inscatol quell'esperienza e la mise da parte. Quando finalmente usc di casa, all'apparenza tutto era come prima, ma dentro bruciava di un odio intenso mai provato in vita sua. Il pensiero degli eventi della mattinata imped a Konrad Simonsen di notare l'uomo che doveva ricevere finch questi non gli si piazz al fianco. Il commissario mise sotto chiave il proprio umore nero, e salut educatamente: "Buongiorno". L'uomo era vestito in modo un tantino antiquato. La cravatta testimoniava la sua posizione di funzionario. Era di et media, ma il cranio gi quasi glabro e la postura leggermente curva lo facevano sembrare pi vecchio. La sua voce era monotona. "Buongiorno, commissario, o quello che  diventato." " stato gentile a venire fin qui." L'uomo sorrise ironico. "Avevo altra scelta?" "Non  un interrogatorio, al contrario, volevo chiederle un favore." "Quando un poliziotto chiede un favore, di solito nasconde un bel bouquet di minacce nella manica." "Non questa volta. Quello che vorrei sapere da lei  ai margini della legalit, perci se non le va di aiutarmi, amici come prima." "Perch, siamo amici?"

La domanda aveva un senso. Considerare amicizie i suoi effimeri contatti, significava sminuire il valore di certi concetti. Si erano trovati per caso a giocare l'uno contro l'altro in un paio di tornei di scacchi, ma a parte questo, non aveva pi rivisto l'uomo da quando, dodici anni prima, lo aveva interrogato per poi testimoniare contro di lui in tribunale. Konrad Simonsen disse pensoso: "No, naturalmente, ho sbagliato a dirlo, e le chiedo scusa. Non siamo amici". Bevve una goccia del suo caff, che era diventato freddo. Per una frazione di secondo si chiese se parlargli della sua profonda avversione per quella pena accessoria che era l'espulsione sociale. Queste cose non facevano che aumentare la criminalit, e per di pi erano ingiuste. Per quanto lo riguardava, dopo che una persona aveva scontato una condanna, la sua fedina penale tornava pulita come prima. Ma tutte queste considerazioni se le tenne per s, limitandosi a dire: "Forse potrebbe dirmi come se la cava, ora". L'uomo rispose con un filo di esitazione e senza essere molto espansivo. "Me la cavo come sto facendo da molto tempo. Seguo la terapia, prendo le mie medicine, non frequento bambini, non vedo fotografie, non guardo film, non ho riviste in casa." "Questo lo so. L'ho tenuta sotto controllo per quanto ho potuto, ma non era a questo che stavo pensando. Ho chiesto come va cos, in generale." L'uomo lo guard sorpreso. Poi rispose: "Be', visto che  stato cos esplicito, le dico che in generale non va benissimo. Me ne sto soprattutto per conto mio, guardo un po' di tv, di tanto in tanto vado al teatro, leggo dei libri per far passare il tempo. I weekend sono lunghi, le vacanze pure, mentre i giorni feriali trascorrono abbastanza in fretta. Ho pur sempre il mio lavoro". Abbass lo sguardo sul tavolo. "Mi mancano terribilmente i miei figli. Ogni giorno. S, ora sono cresciuti, ma non posso vederli, ed  giusto che sia cos." Konrad Simonsen aveva difficolt a rispondere. "S, credo di s." "Certo, lo credo anch'io." L'uomo sollev lo sguardo. La sua sofferenza era evidente. "Grazie per avermelo chiesto. Mi dica, come posso aiutarla?" "Mi racconti innanzitutto cosa ne pensa dell'attuale dibattito sui pedofili." "Dibattito? Certo,  un modo come un altro di definirlo." "Non saprei trovare termine migliore." "La verit  che ho paura, ma non posso fare altro che abbassare la testa e aspettare che passi." Konrad Simonsen annu come a scusarsi, poi gli spieg ci di cui aveva bisogno: "Mi manca un canale alternativo per accedere rapidamente ai dati sulle conversazioni telefoniche. Che so, chi ha telefonato a chi, quando, per quanto tempo, ma non ho alcun mandato, e se ce l'avessi, ci sarebbe al momento il rischio incombente che per un qualche errore vengano cancellati proprio i dati che sto cercando. Perci non oso affidarmi alle nostre fonti ufficiali, e quelle non ufficiali si sono prosciugate". Per quest'ultima affermazione aveva la parola della Contessa, che altrimenti riusciva a procurarsi le informazioni telefoniche in un batter d'occhio. "S, la cosa non mi sorprende." "E pu diventare di una certa importanza. Allora, se la sente di aiutarmi? E soprattutto,  in grado di farlo?" "Credo di s. Un mio collega  responsabile della sicurezza dei nostri switch, e come tale ha libero accesso ai nostri database, inclusi i vecchi backup. Dovrei prima parlargliene, ma sono abbastanza sicuro di una sua risposta positiva. Anche se in questo modo il mio passato sar... esposto." "Questo la rende nervoso?" "Senta, ma allora non ha capito?"

Konrad Simonsen pens che ultimamente era diventata un'abitudine che la gente gli ponesse quella domanda. Non rispose, ma prese una busta dalla tasca e un biglietto a caso dal suo portafoglio. Vi scarabocchi sopra qualcosa. "Ecco, prenda questo. Sul retro trover i miei numeri privati. La busta contiene una serie di elementi che ci piacerebbe chiarire, e la verit  che abbiamo fretta. Ma so benissimo che lei non ha la bacchetta magica. Mi telefoni quando ha parlato col suo amico, e mi chiami pure se avr dei problemi." L'uomo raccolse il materiale. Infil il biglietto in tasca e la busta nella ventiquattrore. "Trover gli assassini di quegli uomini?" "Oh s, certo che li trover. Uno per uno. Se non oggi, domani, o la settimana prossima, o fra un anno, ma prima o poi li trover, e forse anche in fretta, con un pizzico di fortuna." Non sembrava una convinzione, ma piuttosto una supplica. Fecero un pezzo di strada insieme, poi si strinsero la mano e si separarono.

59.

Pauline Berg sosteneva animatamente la sua tesi, e Konrad Simonsen lasci che finisse di parlare. Solo quando la ragazza cominci a ripetersi, la blocc e riassunse il suo punto di vista, senza mostrare se lo condividesse o meno: "Secondo te, Stig ge Thorsen ha paura delle donne, o meglio del contatto ravvicinato con donne della sua et, e suggerisci perci di sfruttare questa presunta avversione nel suo interrogatorio. Questo pu voler dire solo che a condurlo sarai tu, che sei obiettivamente la persona meno qualificata di tutti noi. E la tua proposta salta fuori meno di due ore prima dell'incontro, sulla base di una telefonata di dieci minuti con una persona che ha conosciuto Thorsen durante la sua crociera in Grecia.  esatto?" La pi giovane poliziotta della Sezione Omicidi conferm. "S." "La donna della crociera ha telefonato spontaneamente, e niente ci assicura che le sue informazioni siano vere.  esatto anche questo?" " esatto, niente ce lo assicura." "Va' avanti." "Io e la Contessa potremmo condurre l'interrogatorio insieme, e cambiare la disposizione dei mobili nel locale, per renderlo pi accogliente. Tutti devono sedersi pi vicini." Arne Pedersen osservava il soffitto. Konrad Simonsen invece annuiva convinto. Non della bont della proposta, rispetto alla quale non aveva ancora preso una posizione, ma del rigore logico della ragazza. Le chiese: "Sono fuori anch'io?" Pauline gliss e rispose indirettamente: "La donna che Thorsen ha conosciuto in vacanza ha riferito gli stessi, piccoli segnali che io stessa ho spesso notato negli uomini che si sentivano a disagio, o addirittura impauriti dalla mia presenza. Tali reazioni sono tipiche soprattutto di individui che hanno alle spalle un'infanzia piena di insicurezze, cos ho letto. Il che combacia col fatto che Stig ge Thorsen abbia chiesto l'aiuto del dottor Jeremy Floyd". Arne Pedersen la guard stupito. Questo era davvero un lato di Pauline che non conosceva. Lei non ricambi la sua occhiata, ma tenne lo sguardo fermo su Konrad Simonsen, che osservava pensoso l'irregolare percorso delle gocce di pioggia sulle finestre dell'ufficio. L'autostima della ragazza era allo zenit. La sera prima si era presentata senza preavviso a casa di Kasper Planck. Il senso di colpa per aver mentito alla Contessa sull'interrogatorio in quel maledetto self service la stava lacerando, finch alla fine non fu pi in grado di tollerarlo. Cos aveva cercato l'ex capo della Sezione Omicidi, che secondo lei era l'unico che poteva capirla. Il vecchio le aveva porto un fazzoletto, poi l'aveva ascoltata con calma. Quando Pauline ebbe finito, le pos una mano rugosa sulla testa e disse piano: "Credo che la pubblica amministrazione ti perdoner. Perch avresti dovuto restare indifferente, quando molti altri si sono fatti prendere dalla pazzia? Una grossa parte della popolazione non desidera affatto che noi catturiamo gli assassini dei pedofili, a voler dar retta ai media". "E l'amico di Frank Ditlevsen? Uno dei suoi vecchi amici. Si tratta di un'informazione importante, direi. Avrei dovuto comunicarla da un pezzo." "Lascia che sia Simon stesso a scoprirlo. Ci sarebbe dovuto gi arrivare." "E come? Non pu farcela." "Certo che pu. L'assassinio dei due fratelli  stato un fatto personale. Frank Ditlevsen  stato

impiccato al centro della palestra, e alla fine Allan Ditlevsen  diventato il signor Extra: un'eccellente e significativa scelta lessicale. E l'elemento personale emerge sempre qua e l." Pauline Berg rest a bocca aperta. "Da quanto tempo lo sapeva?" "Sapere, sapere  ancora solo una chimera, ma in settimana ho un appuntamento che dovrebbe gettare un po' di luce su quanto  successo. Staremo a vedere. Non  il caso di cantar vittoria prima del tempo. Ma ora seguimi, c' qualcosa che devo darti." Dagli scomparti segreti di una cassettiera di mogano, il vecchio tir fuori una scatola che conteneva una collana. Sollev il gioiello: il ciondolo era un pesciolino d'oro, molto bello, e la catenina semplice e leggera. "Apparteneva a mia moglie, e ora  tuo." "Ma..." Lui le mise un dito sulle labbra, lei tacque. Poi indoss la collana. Le ricadeva con eleganza lungo il collo e quasi non la sentiva. Come se l'avesse portata da sempre. " meravigliosa, ma..." Dito sulle labbra. Pauline si sent libera e sollevata nell'anima, e ora le sue erano lacrime di gioia. Accett un fazzoletto per la seconda volta, e quando ebbe finito di piangere, arriv la banalit: "Lei non fa altro che dare e dare: c' niente che possa fare per ricambiarla?" Il volto di Kasper Planck s'illumin: "Potresti innaffiare i miei fiori, ne hanno un disperato bisogno". Pauline Berg sorrise al pensiero del suo giro con l'annaffiatoio agli ordini del vecchio poliziotto. E a proposito del nervosismo dei maschi, Konrad Simonsen concluse dicendo alla giovane agente che si trovava di fronte a un esperto in materia. "La Contessa  il motore principale, il tuo compito  quello di essere presente. La decisione finale toccher a me, dopo che la Contessa avr parlato con la donna della crociera e valutato la tua proposta. E un'altra cosa, Pauline..." La guard dritto negli occhi. "Se fai una mossa sbagliata, o se la Contessa ha bisogno d'aiuto, verrai immediatamente sostituita, e io non voglio sentire mugugni o avere seccature per questo motivo.  chiaro?" "Chiarissimo, e grazie per la fiducia. Credo che sia la decisione giusta." "Non  stato deciso ancora niente, hai solo due ore di tempo con la Contessa, usale." E cos fece. Usc dalla stanza prima che Arne Pedersen si fosse alzato. Stig ge Thorsen e il suo avvocato arrivarono puntuali, e fu subito chiaro che Pauline aveva visto giusto. Era infatti evidente che il testimone non voleva trovarsi troppo vicino alle due donne: a intimidirlo sembrava soprattutto il contatto con la pi giovane, tanto che ritrasse con forza la mano verso di s, quando Pauline gliela sfior con la sua nel salutarlo. Konrad Simonsen e Arne Pedersen erano seduti dall'altra parte dello specchio. Il commissario disse: "Pauline ha ragione. Hai visto? Se uno lo sa, nota subito come si tira indietro. Forse non ne  consapevole lui stesso. In ogni caso non lo  il suo avvocato". Nel locale dell'interrogatorio, la Contessa spieg all'avvocato: "Si accomodi pure. Come pu vedere, per ragioni di inventario abbiamo dovuto apportare una serie di piccole modifiche all'arredamento, ma credo che possa andar bene lo stesso". Si erano procurati in fretta e furia un tavolino quadrato, e vi avevano collocato quattro sedie attorno, una per lato, sicch Pauline pot scegliere liberamente di sedersi accanto a Stig ge Thorsen. Konrad Simonsen comment entusiasta: "Geniale". Arne Pedersen gli chiese con una punta di acredine: "Che ne  stato di quell'emittente televisiva? Non dovevano esserci anche loro oggi?"

"La trasmissione  stata spostata a data da destinarsi. Avranno dato la precedenza a un servizio pi importante, ma ora taci, seguiamo l'interrogatorio." La mezz'ora successiva fu per Stig ge Thorsen un'esperienza faticosa. La sua consolidata abitudine a respingere gli attacchi lo aiut ben poco, e la Contessa lo trascin sul ring tirando colpi da tutte le parti. "La sua macchina  stata tamponata il 18 novembre 2003, mentre era parcheggiata in Lille Strandvej, a Gentofte. Che cosa ci faceva l?" Mai stato a Gentofte in vita sua. Allontan con un gesto della mano la copia della denuncia di sinistro: doveva esserci un malinteso. "Chi le ha pagato la crociera in Grecia? Sempre lo sconosciuto?" L'uomo s'impappin, prima disse che non ricordava nulla, poi si rifiut di rispondere e infine afferm che i soldi della crociera erano i suoi, li aveva messi da parte per diversi anni. "Ad aprile lei si  rivolto alla Frederiksvrk Stlvalsevrk per l'acquisto di una grossa quantit di carbone, che la fabbrica teneva da anni in deposito nella vecchia rimessa. A che cosa le serviva?" Faceva comodo averlo, e poi, s, lo aveva usato per bruciare il minibus, ma no, non era stato premeditato. "Com' stata la sua infanzia? Il suo vecchio maestro della scuola di Kregme sostiene che lei abbia avuto un'infanzia difficile?  vero?" La sua infanzia era stata perfettamente normale, un'infanzia normale al cento percento, e il maestro era matto da legare, un vecchio idiota demente. "Lei ha aggredito una donna sulla spiaggia di Salonicco. Che cosa  successo?" L'avvocato intervenne, ma l'affermazione aveva lasciato il segno. Stig ge Thorsen sembrava un cane bastonato. La Contessa and avanti, e poi avanti, saltando da un argomento all'altro, frugando di qua, scavando di l, e lasciava cadere un tema che lo aveva messo alle corde, solo per riprenderlo dieci minuti dopo, con raddoppiato vigore. Presto Thorsen cominci a mostrare piccoli segni di stanchezza mentale. Una frase incerta, un dito a strofinare l'occhio, un muscolo guizzante sotto la tempia, rabbia, irritazione, e quindi imprudenza. Dopo la prova generale, la Contessa and dritta al punto: "Conosce Jeremy Floyd?" "Mai sentito nominare." "Posso farlo entrare e chiedergli di individuarla.  questo che vuole?" Pauline Berg decise di intervenire. Finora non aveva detto niente. Adesso cerc cautamente di opporsi alla Contessa: "Ma, ma lui ..." La Contessa la interruppe bruscamente: "S, lo so che  uno psichiatra, ma il segreto professionale non vale nei casi di omicidio come questo. Allora, signor Thorsen, devo organizzare un confronto?" Pauline Berg insistette: "Ma, ma..." "Sta' zitta, per favore." La Contessa era furiosa, l'avvocato esterrefatto e Stig ge Thorsen cadde nella trappola: "Jeremy  morto, e lei non pu organizzare un tubo". "Mmm, bene, e allora mi dica un'altra cosa. Mi stavo chiedendo..." Konrad Simonsen esib un largo sorriso di trionfo. "Non si  neppure accorto di aver fatto la figura del pollo." Arne Pedersen rincar la dose: "Neanche l'avvocato. Se ne sta l seduto come una sfinge. Non  di grande aiuto". "Non lasciarti ingannare dal suo atteggiamento.  uno in gamba, lo conosco. Comunque hai ragione, non ha l'aria di volersi spendere oltre lo stretto necessario." Un quarto d'ora pi tardi, la Contessa decise che era arrivato il momento. Si sporse in avanti e appoggi gli avambracci sul tavolo.

"Le ventimila corone che ha ricevuto dall'uomo misterioso le ha donate via Internet a un'associazione umanitaria indiana che si chiama Sanlaap. Perch proprio a loro?" Stig ge Thorsen chiaramente si aspettava la domanda: "Credo di averne sentito parlare alla televisione, ma non ne sono sicuro, forse  stato un caso, non lo so". Incroci le braccia a segnalare che, per quanto lo riguardava, l'argomento era esaurito. Non per quanto riguardava Pauline Berg, per. Si chin verso di lui: "Sanlaap opera a Bombay, in quello che  grosso modo il pi grande quartiere a luci rosse della citt, Kamthipura. Qui sono `in vendita' duecentomila fra donne, adolescenti e bambini fino ai sette anni di et. I bambini vengono tenuti come schiavi sessuali in orribili case d'appuntamento, dove servono dai quindici ai venti clienti al giorno. La maggior parte di essi arriva da Kathmandu, in Nepal, dove con una serie di ripugnanti stratagemmi vengono rapiti da mercanti di schiavi e trasportati oltre confine in India. Qui vengono venduti per essere sfruttati nei bordelli. Le prime settimane li picchiano a morte, o li torturano direttamente, finch non crollano e accettano il loro nuovo `mestiere'. Quando non sono con qualche cliente, la matresse li nasconde in luoghi bui e angusti, tipo scantinati o piccoli sottotetti, in modo che la Polizia non possa scoprirli. Altrimenti gli agenti reclamano la loro parte di profitto. La maggior parte delle bambine  positiva al virus Hiv. Non ricevendo le cure necessarie, sviluppano l'aids. Molte restano anche incinte, e allevano i loro piccoli in condizioni indescrivibilmente mostruose". Aveva parlato lentamente e scandendo bene le parole, guardando negli occhi Stig ge Thorsen. L'uomo si allontan da lei tanto quanto glielo permetteva la sua posizione, ma non fu in grado di evitare il suo sguardo. Quando Pauline ebbe finito, le rispose senza riflettere sul fatto che lei non gli aveva posto alcuna domanda. "S,  terribile, e al mondo non gliene frega niente." La Contessa lo interruppe. La sua voce era dura e tagliente come un rasoio. "Lei paga la Sanlaap per alleggerirsi la coscienza, non  vero? Lei era in cura da Jeremy Floyd perch non riusciva a tenere le mani lontano dai bambini, non  cos?" L'avvocato reag con rabbia. "Ma che diavolo significa?" Ma la reazione di Stig ge Thorsen fu ancora pi violenta. Disse alzando la voce, quasi urlando: "No, no,  il contrario,  a me che hanno fatto del male!" Anche Pauline Berg alz la voce, furiosa con la Contessa. "Hai frainteso, lui non ha fatto niente a nessun bambino. Ma allora non hai capito un accidente?" Mise la mano sul braccio dell'uomo, come a proteggerlo. La Contessa non cerc neppure di nascondere il diverbio con la collega. "Sono tutte stronzate, quest'uomo era nello stesso gruppo terapeutico di Per Clausen, il bidello, e dell'infermiera Helle... Helle... com' che si chiama? Helle...? Schiocc le dita un paio di volte, rivolgendosi indirettamente a Stig ge Thorsen in cerca di aiuto, e il miracolo accadde: "Jrgensen. Helle Smidt Jrgensen, ma siamo stati noi a essere..." Non and oltre. Finalmente l'avvocato aveva capito che cosa stava andando in scena, e interruppe di fatto l'interrogatorio mettendo una mano sulla bocca del suo cliente. "Direi che  abbastanza, signore, molto pi che abbastanza. Non saprei definire a che cosa ho assistito." Era incazzato. A voce alta e in tono formale aggiunse: "Fate in modo che dalla registrazione risulti che ho tappato la bocca al mio cliente, e che gli consiglio di interrompere l'interrogatorio". Allora si alz, si trascin appresso Stig ge Thorsen, proteggendolo dalle due donne, e infine si rivolse allo specchio: "Questo  terrorismo psicologico. Entra pure, Simon". Konrad Simonsen si alz a fatica. "Forse  meglio se vado a calmare un po' le acque. Hai preso quel nome, Arne?" "Infermiera Helle Smidt Jrgensen."

"Trovala, abbiamo perso fin troppo tempo."

60.

La Contessa blocc il capo nel corridoio dopo l'interrogatorio di Stig ge Thorsen. Era rimasta un quarto d'ora in paziente attesa per evitare che lui le sfuggisse. Gli piomb addosso non appena egli ebbe salutato l'avvocato. "Simon, dobbiamo parlare." Il commissario si volt stupito. Il tono di voce della Contessa era deciso, per non dire aspro. Lui cerc di respingerla col maggior tatto possibile: "Mi dispiace, Contessa, ma dovremo rimandare. Sto andando a una riunione di capi e poi..." Lei gli prese la mano e lo trascin nel suo ufficio. A sorpresa Simonsen la segu senza protestare, e ubbid quando gli disse in tono di comando: "Siediti". Lei rimase invece in piedi accanto al capo. Lui la guard di sottecchi e domand: "Che succede?" "A me niente, sei tu il problema." "Che vuoi dire?" "Voglio dire che non appena hai due secondi di pausa, te ne vai da tutt'altra parte con la testa. Smettila di girarci intorno e dimmi cosa  successo." Fu pi la sua mano sulla spalla che le sue parole a spingerlo a cedere. Apr un cassetto della sua scrivania e le porse la busta che aveva ricevuto in mattinata. Quindi si alz e and a piazzarsi davanti alla finestra, dandole le spalle. Dopo un po' la sent sedersi al suo posto, e ci fu una pausa di silenzio lunga un'eternit prima che le braccia di lei si stringessero intorno al suo corpo. Parl lentamente, ma con chiarezza: "Come hai reagito a queste foto?" Konrad Simonsen non rispose. Le parole gli morirono sulle labbra, perch aveva di colpo sentito un intenso sapore agrodolce in bocca. Lo aveva assalito senza preavviso, riportandogli alla mente le caramelle acidule che si potevano comprare solo in quel negozio sulla via principale, per cinque centesimi al pezzo, o forse due, non ricordava. Ricordava solo il limpido, deciso sapore di limone e zucchero che inondava il palato e durava a lungo, ben oltre la caramella stessa. Proprio come ora. Quel sapore in bocca lo aveva spaventato, ma le immagini che lo seguirono fecero di peggio. In un lampo vide Anna Mia penzolante da una corda, braccia e gambe scosse dagli ultimi sussulti di vita, gli occhi imploranti che cercavano invano il suo aiuto. La visione non dur pi di un secondo, poi fu sostituita dall'odio, e lui annu al ritmo delle incursioni sataniche che si mettevano in coda nel suo cervello per essere assaporate una dopo l'altra. Un ginocchio spezzato, due pollici rotti o meglio ancora... un potente colpo alla nuca, mentre la sua vittima giaceva a pancia in gi, costretta a boccheggiare sul bordo del marciapiede. Cos doveva essere. Nessuno doveva minacciare sua figlia... Chiuse la mano a pugno e colp il palmo dell'altra, una volta, due volte, pi volte, con piccoli movimenti, per non scostare da s il braccio della Contessa. Lei gli ripet la domanda, riportandolo alla realt. "Simon, che hai fatto per quelle foto?" "Anna Mia  da sua madre a Bornholm. Non hai una liquirizia? Di solito hai le Gajol, ne posso avere una? O magari un po' d'acqua." "Fino a quando ci resta?" "Chi?" "Anna Mia, quanto tempo rester a Bornholm?" "Fino a venerd, credo." "Hai parlato con lei?" "No."

"E con gli altri?" "Solo con te." Rimasero cos allacciati per un po' di tempo, finch squill il telefono del commissario, costringendolo a sciogliersi dall'abbraccio. La Contessa si mise a sedere di fronte a lui e soddisfatta lo sent posticipare l'incontro dei capitrib di un quarto d'ora, senza scusarsi o dare spiegazioni. Poi Konrad Simonsen indic la busta che aveva in mano e domand: "Come devo comportarmi secondo te?" Lei gli rispose quasi senza pensarci, come se la domanda non avesse questa grande importanza: "Segui la normale procedura, Simon". "Posso farlo da solo." "No, ci penso io. Ma non c' niente di cui preoccuparsi;  chiaro che la lettera ti  stata spedita solo per intimorirti." " cos, vero? D'altra parte ho ricevuto tutte le minacce possibili prima d'ora." "Appunto. Non bisogna dare troppo peso a queste cose." "Credo che abbia spedito le foto perch mi sono presentato al suo interrogatorio con Pauline. Per Clausen, voglio dire, sai, per la storia della figlia... magari si  voluto vendicare. Insomma, hai capito cosa voglio dire." "Certo che ho capito. Ma ora pensa al tuo incontro e smettila di preoccuparti per questa faccenda." Konrad Simonsen annu, e la Contessa usc di corsa dall'ufficio con la busta. Non appena la porta si richiuse alle sue spalle, al commissario venne improvvisamente sonno.

61.

Anita Dahlgren non era quel che si definisce un asso in cucina, perci decise di andare sul sicuro. Cocktail di gamberi con pane all'aglio, come antipasto; filetto di manzo con un contorno di patate al forno e burro al prezzemolo, servito con salsa barnaise in scatola e insalata mista con feta e olive, come portata principale. E infine, dessert a base di puro e semplice gelato alla vaniglia. Nemmeno lei avrebbe potuto distruggere un men del genere. Konrad Simonsen la lod per la quinta volta almeno: "Era davvero squisito". Arne Pedersen complet con una risata: "Hai fatto un figurone, Planck". Kasper Planck ignor il complimento e disse serio: "Non  solo per il piacere della vostra compagnia che vi ho invitati. Ho avuto un'idea di cui dobbiamo discutere, ma prima sappiate che non verr pi al Quartier Generale. Ultimamente ho scoperto di non stare molto bene in salute, quindi non ho pi l'energia per farvi visita". L'atmosfera si era di colpo appesantita. Il vecchio poliziotto diede a ciascuno una rapida occhiata. "Piantatela con quelle facce sconvolte, non ho mai pensato di campare fino a cent'anni, e tu, Anita, non incominciare a piangere come una fontana, asciugati gli occhi, non muoio mica domani." "Mi scusi, ora mi passa.  solo che un po' alla volta mi sono affezionata a lei." "Anch'io tengo a te, ragazza mia. Ora sparecchiamo la tavola, mentre i due gentiluomini presenti riflettono su un piccolo indovinello. Il nostro amico con la motosega... com' che si chiama, Simon?" Konrad Simonsen non rispose subito. Guard Anita Dahlgren. Kasper Planck se ne accorse. "Stasera Anita fa parte della squadra." "Va be', se lo dici tu. Si chiama Klatrer, lo Scalatore." "Klatrer, esatto, ottimo nome. Qual  la pi grande debolezza del nostro Klatrer?" Il vecchio poliziotto e la giovane donna si alzarono e si avviarono insieme in cucina. Anita Dahlgren cominci a sciacquare i piatti, mentre Kasper Planck le passava ogni tanto un pezzo dalla pila di porcellane. Dopo un po' le disse: "Vuoi provare a indovinare anche tu?" "No, ma vorrei sentire la risposta." "La risposta : la sua immagine. Banale, ma al tempo stesso importante." La ragazza sembr riflettere. "S,  vero. Questa storia dell'immagine, intendo. Credi che troveranno la soluzione?" "Simon s, Arne non credo. Il punto  che non pensa abbastanza. E poi concentra tutta la sua energia mentale su fatti che non pu cambiare. Per tutta la sera non ha smesso per un istante di parlare di quell'infermiera che ci  sfuggita, perci no, lui non trover la soluzione." "Lei  sempre cos sicuro di ci che sa?" "Aspetta e vedrai." I fatti diedero ragione a Kasper Planck. Erano entrati in soggiorno con tazze e caff, e prima che Anita Dahlgren avesse il tempo di distribuirle, Arne Pedersen aveva gettato la spugna. "Buio totale. Mi verrebbe da dire la sua infanzia, ma intanto non so se sia corretto, e se lo , non lo ha reso affatto debole, almeno finora, date le azioni di cui  stato capace. In secondo luogo mi  venuto in mente che Klatrer potrebbe conoscere i fratelli Ditlevsen dai tempi in cui vivevano nello Sjlland, ma questa non  una vera e propria debolezza. O  proprio a un collegamento simile che stai pensando?" Le sue osservazioni vennero gentilmente ignorate. Tutti puntarono lo sguardo su Konrad Simonsen, il quale sorrise e prese tempo. Le consuete scalmane postprandiali erano assenti, e anche il formicolio ai piedi che lo aveva infastidito per tutto il giorno era scomparso. Inoltre, aveva una risposta

alla domanda di Kasper Planck, quindi che cosa poteva volere di pi un capo della Omicidi sovrappeso e un po' testone? Tutto soddisfatto disse: "Stai pensando al suo rapporto con i media, giusto?" "Bingo, Simon,  proprio ci che avevo in mente. E che succede se lo minacciamo di intaccare gravemente la sua immagine pubblica? Non pensate al come, lo facciamo e basta: allora, che succede in questo caso?" Arne Pedersen cerc di recuperare la sua, di immagine, rispondendo prontamente: "Reagir come meglio sa fare: opponendosi a noi, se possibile". Konrad Simonsen annu con benevolenza. "Comunque sia, qualcuno ha compiuto sforzi sovrumani per bombardare la gente con immagini sconvolgenti, e soprattutto per fare in modo che tali immagini lasciassero tracce indelebili. E con grande successo, purtroppo." Anita Dahlgren rincar la dose. "Avete dato un'occhiata all'intervista a quella deputata tutta d'un pezzo della Commissione Giustizia in Parlamento, che guarda caso aveva sullo sfondo un poster di Thor Gran?" Si guard intorno per captare la reazione della compagnia. Gli altri fecero un gesto di diniego, e allora lei spieg: "Il poster non  altro che una foto in primo piano di Thor Gran nel minibus, sapete, quella in cui parla di papparsi i piccoli gnomi uno alla volta, e in basso c' scritto solo: No, non lo farai! In tal modo il messaggio  in un certo senso ermetico. Ma se dovessi individuare, in mezzo a tutta la propaganda che gira sui media, un elemento che davvero ha scosso la coscienza dei danesi  quando Thor Gran se ne sta seduto a... s, scegliere i bambini. Il poster  stato mostrato per almeno un minuto, forse un minuto e mezzo, e l'intervista era di sicuro solo un espediente per mandarlo in onda.  come la lattina di Coca Cola che veniva inserita nei film per aumentare le vendite della bevanda fra un intervallo e l'altro; qualcuno cerca di manipolare il nostro inconscio, e nessuno interviene". Konrad Simonsen demol quest'ultimo ragionamento: "Si chiama percezione subliminale, ed  solo una leggenda metropolitana. Nessuno  mai stato in grado di dimostrarla, e nessuno ha mai manipolato un film fino a tal punto. Ma la storia funziona". Arne Pedersen aggiunse ironico: "Al contrario del poster di Thor Gran il bello di questa storia  che puoi controllarla". D'un tratto Konrad Simonsen s'irrigid. Per un secondo o due strinse gli occhi a fessura, poi estrasse una busta di liquirizie dalla tasca, si serv, e offr il resto agli altri. Nessuno accett. Arne Pedersen disse: "Di solito queste cose ti fanno schifo. Che succede?" "Niente." Neanche a lui piacevano le liquirizie, ma le Piratos erano un eccellente rimedio contro l'acidit. Che cosa doveva dire? Che le foto di Anna Mia che gli erano state recapitate gli invadevano a intermittenza il cavo orale? Come potevano capirlo, visto che neppure lui ci riusciva? E poi che c'entravano gli altri? Non significava nulla, lui aveva il pieno controllo della situazione. Ecco, come stavano le cose: s, aveva il pieno controllo della situazione. Non appena avesse messo le grinfie su quegli stronzi che avevano minacciato sua figlia, avrebbe mostrato loro che aveva il pieno controllo della situazione. Bastardi psicopatici. Kasper Planck riport la conversazione al punto che pi gli stava a cuore. "Ora ascoltatemi bene, e smettetela di perdere tempo con queste sciocchezze. Ho un'idea su come raccontare una verit alternativa, ma c' bisogno che tutti e tre diate un contributo. Ciascuno di voi potrebbe dover sacrificare qualcosa di importante. Volete sentire?" La domanda era teatrale; fu Anita Dahlgren a interpretare il pensiero di tutti: "Certe volte lei  piuttosto narcisista; certo che vogliamo sentire". Kasper Planck non reag alla critica. Si rivolse invece ai suoi ospiti, interpellandoli uno per uno. "Anita, tu dovrai scordarti dell'etica professionale e di essere leale verso il giornale per cui lavori. Inoltre sarai costretta ad avere un fidanzato, sia pure temporaneo. Arne, tu dovrai prepararti a mettere

fuori strada la tua amica paffuta del Dagbladet. E gi che ci siamo, accetta un consiglio da un vecchio ex collega: consulta un professionista per risolvere la tua dipendenza dal gioco prima che tutto vada a rotoli, e cerca di fare un po' di ordine e pulizia anche nella tua vita privata." Arne Pedersen arross fino alla radice dei capelli, non disse nulla, ma si pass la cravatta sulla fronte sudata. Uno spettacolo mai visto prima. Kasper Planck si rivolse infine a Konrad Simonsen. "Simon, a te tocca la parte pi difficile. Innanzitutto, nei prossimi giorni eviterai di interpretare le regole in modo troppo restrittivo. Molte delle cose che vi proporr di fare sono illegali. In secondo luogo, concederai un'intervista esclusiva ad Anni Staal. Terzo: dovrai tenere Helmer Hammer e tutta la squadra del Quartier Generale fuori dai nostri piani." Konrad Simonsen annu con distacco. Kasper Planck si appell a tutti loro. "Forse avete bisogno di un po' di tempo per riflettere prima che io prosegua. Sempre se volete ascoltare la mia proposta." Anita Dahlgren non aveva bisogno di riflettere. "Al diavolo il mio giornale, e quanto all'etica professionale,  da tempo lettera morta. La faccenda mi sembra eccitante. Il mio fidanzato  simpatico?" L'appoggio dei due uomini, invece, arriv con qualche esitazione.

62.

L'incontro a casa di Kasper Planck si concluse per Konrad Simonsen in maniera brusca e sgradevole. Proprio quando era stata messa a punto l'offensiva strategica a uso della stampa, e tutti si erano finalmente rilassati nel generale clima d'amicizia, lo avevano chiamato dall'ospedale di Herlev, dove un'infermiera del reparto di chirurgia ortopedica aveva trovato il suo biglietto da visita. Il commissario si scus con i colleghi e se ne and. Dopo una buona mezz'ora, arriv a destinazione. Il paziente, che non era un suo amico, dormiva di un sonno inquieto. Konrad Simonsen lo osserv scuotendo la testa, mentre i suoi occhi si abituavano adagio alla penombra in cui era immersa la stanza. Il piumino azzurro pallido copriva accuratamente il corpo del dormiente, e il capezzale era sollevato di un paio di posizioni, in modo da essere pi confortevole. Una serie di tubicini erano infilati nelle narici dell'uomo e collegati all'erogatore di ossigeno che sporgeva dalla parete, e che emetteva un costante, debole ronzio. La fronte dell'uomo era avvolta in diversi strati di garza bianca, e sul naso aveva uno spesso cerotto che gli conferiva un'aria sinistra. "Vuole sapere cos' successo?" Konrad Simonsen si volt sorpreso. C'era un altro uomo nella stanza, seduto su una sedia leggermente scostata dal letto. Senza attendere una risposta, egli cominci a raccontare sottovoce: "Erano sette o forse otto, lo stavano aspettando sulla scalinata esterna, alcuni con delle mazze, tutti con pesanti stivali ai piedi. Hanno prima bloccato me, poi si sono accaniti su di lui. Non aveva nessuna possibilit di scamparla. Lo hanno preso a calci e picchiato senza sosta, e nel giro di pochi minuti il poveretto giaceva a terra in un lago di sangue e privo di conoscenza". Konrad Simonsen replic con lo stesso tono di voce: "S,  spaventoso, e purtroppo non  l'unico, aggressioni simili si sono verificate in diversi luoghi del Paese". "Non ha ancora sentito il peggio. Uno di loro gli ha tagliuzzato la fronte con un coltellino. Per la tua oscena lussuria, per le infanzie che hai devastato, per il dolore che hai causato, gli ha detto. Dopodich ha inciso il primo numero. Come in un rituale perverso. Sembrava che persino gli altri aggressori ritenessero che stava esagerando, ma non hanno osato fermarlo." "Che significa l'incisione? Non capisco." "Deriva da una specie di filastrocca carica d'odio che circola su un sito antipedofili, non ricordo quale, ma i versi ce li ho ben chiari in mente. Consiste di sei battute, corrispondenti a tre numeri e tre punti: 5, 6...7, 10, 20! La sua fronte  completamente devastata." La voce dell'uomo s'incrin. "Non ce la faccio a pensare a quella scena. Mi lasci un attimo di pausa." Konrad Simonsen si volt di schiena. Passarono alcuni minuti, poi l'uomo disse dal buio: "Ora sono di nuovo pronto". "Saprebbe riconoscere la persona col coltellino?" "Era una donna. Oddio, in realt era poco pi di una ragazza. Non ho mai visto niente di pi ripugnante, neanche nei film, e gli uomini erano angeli al confronto. Anche a loro sembrava troppo, ma ho avuto l'impressione che avessero paura di lei." L'uomo guard avvilito nel vuoto della stanza buia. "Donne, donne, sempre loro, tutto il giorno. Prima il licenziamento, poi il coltellino... e ora ci mancava anche questa." "No,  stato anche licenziato?"

"Ha ricevuto il benservito nel pomeriggio. Per questo l'ho accompagnato a casa: non volevo lasciarlo da solo. L'hanno chiamata `ristrutturazione', ma tutti sanno che  una menzogna. Il piacevole incarico  toccato a una giovane arpia dell'ufficio del personale, e le assicuro che non stava pi nella pelle. Maledetta schifosa. Appena uscita da Economia e Commercio, collezione autunnale nuova di zecca. Segni particolari: educata arroganza ed etica di carta velina. Come se non bastasse, aveva con s pure dei fiori, e sa che cosa si  messa a dire?" Konrad Simonsen scosse la testa avvilito. "Che lo invidiava." "Lo invidiava?" "In un lungo monologo narcisistico ha detto che gli invidiava la libert che ora avrebbe avuto, le sue nuove opportunit di scegliersi un'altra vita, gli invidiava la possibilit di dormire a lungo la mattina, la ricca liquidazione che avrebbe percepito. E poi almeno altre dieci cose, il tutto mentre la vittima strisciava ai suoi piedi umiliandosi, parlandole della terapia a base di Androcur a cui doveva sottoporsi, dei soldi  gran parte del suo stipendio  che spediva ogni mese ai figli, senza averne in cambio neppure un grazie, della sua rabbia, piangeva e implorava, ma naturalmente non  servito a un accidente. E l'arpia era dispiaciuta, oh s, e capiva, e per di pi invidiava il suo coraggio di mostrare i propri sentimenti. La gente sghignazzava e rideva a sentire le sue sprezzanti parole. Alcuni di loro conoscono quest'uomo da almeno quindici anni. Non so cosa dire, se non che queste persone..." Si blocc, completamente a corto di parole. Anche Konrad Simonsen rest in silenzio, si sentiva solo il ronzio dell'ossigeno. Dopo qualche istante, l'uomo fece un altro tentativo. "Queste persone, e tutti quelli che hanno lasciato degenerare le cose fino a questo punto... sbagliano.  tutto sbagliato. Sbagliato e crudele, altro non riesco a dire." Il paziente emise un gemito, quasi volesse dichiararsi d'accordo. L'uomo non rispose. Konrad Simonsen sent la stanchezza invaderlo poco a poco; se fosse rimasto ancora seduto, si sarebbe addormentato anche lui. Disse: "Che cosa intendeva dire con `E ora ci mancava anche questa'? C' qualche altra donna?" "La sentir lei stesso fra poco. Di tutte,  quasi la peggiore." Konrad Simonsen non dovette attendere a lungo. All'improvviso la stanza si riemp di un urlo raccapricciante, e una voce di donna ulul dagli altoparlanti con uno stridore dell'altro mondo. Il paziente si svegli e cominci a singhiozzare, poi per ripiomb nel sonno, imbottito com'era di medicine. Konrad Simonsen era scattato come una molla, e solo a fatica riacquist la calma. Aveva la nausea dal disgusto. "Ma chi accidenti  stato?" "Un demonio che non ritiene che lui meriti di dormire, credo." "Che cosa va urlando?" "Non lo so di preciso. Qualcosa tipo che lei  la figlia della notte, che non riposa mai, perch  sempre arrabbiata. Il resto non lo capisco." "Ma  pazzesco, perch il personale dell'ospedale non la ferma?" "Sono andato quattro volte a rimproverare l'infermiera di turno, ma nessuno sa esattamente da dove arrivi la voce, oppure non gliene importa niente. Forse sono addirittura complici, non lo so, ma  una cosa insopportabile." Konrad Simonsen avvert dentro di s un'insolita, quasi estranea voglia di colpire: non qualcosa, bens qualcuno. Di appioppare un paio di ceffoni all'infermiera, per vederla poi fuggire spaventata lungo la corsia con i suoi orribili zoccoli gialli. Tanto per cominciare. Di colpo si rese conto che aveva paura. Paura della complicit occulta che non riusciva a portare alla luce. Della cospirazione senza volto, degli umori della gente che seguiva le proprie leggi non scritte, crudele nel suo odio, mostruosa nella sua indifferenza. In mancanza di meglio, pieno di frustrazione, prese a calci la parete colpendo un tubo del riscaldamento, e provocando un rumore che rimbomb in tutta la stanza. L'uomo nel letto trem. Il

commissario imprec. "Al diavolo." Neppure lui sapeva se stava maledicendo la situazione, o il rumore che aveva causato. Allora prov, facendo un immane sforzo mentale, a piegarsi a qualcosa di pi costruttivo. " stato lei ad aiutarci con i dati telefonici?" "S, e sono stato io a ricevere il suo messaggio. Questa mattina ero un po' incerto, ora non lo sono pi. Avr tutto l'aiuto che le serve." "Cosa sa dirmi delle altre societ, dei vostri concorrenti, intendo: pu darmi una mano anche con loro?" "Nel settore delle telecomunicazioni non esiste un database a cui io non abbia accesso. Noi addetti alla sicurezza lavoriamo insieme, fidandoci l'uno dell'altro, ma devo necessariamente attivare un contatto a nome suo all'anagrafe e roba del genere. Possiamo definire i dettagli domani." "Benissimo. Avevo in mente un'altra cosa ancora, ma non so se  possibile." "Cominci a dirmi di che cosa si tratta." Konrad Simonsen glielo disse. L'uomo non sembr sorpreso. "A quali numeri di telefono sta pensando?" Dopo averli avuti, l'uomo estrasse dalla tasca un cellulare. Il riflesso bluastro del display gli illumin il viso. Per la prima volta Konrad Simonsen riusc a vederlo chiaramente, poi pens che non sapeva neppure come si chiamasse. Il pollice dell'uomo si spostava sulla tastiera con l'abilit di quello di un teenager. Quando ebbe finito, fece un paio di cenni con la testa. "La Polizia ha cominciato dunque a spiare la nostra libera stampa? Ah, che mondo, che mondo." La sua voce aveva all'improvviso acquistato un tocco di inopportuno umorismo. Konrad Simonsen lo capiva: era un modo per tenere a bada il male. Per vincere la malinconia e spedire le tre donne malefiche nel tenebroso inferno cui appartenevano. Nella penombra fece un gesto delle braccia teatrale e liberatorio. "S, il mondo va alla rovescia."

63.

Anni Staal stava aspettando Konrad Simonsen. Poco prima l'aveva chiamata Anita Dahlgren per annunciarle che la sua trattativa col commissario era andata a buon fine. "Rdhusplads, ore 14,00. Konrad Simonsen pu concederti cinque minuti." Anita Dahlgren aveva riattaccato prima che lei potesse aprire bocca, perci non le restava altro da fare che presentarsi all'appuntamento. In realt le era rimasto il dubbio di aver frainteso il messaggio, finch non vide il commissario venirle incontro a passo rapido. Sembrava molto indaffarato, perci non si perse in inutili convenevoli. "Mi scusi per il posto, ma avevo una commissione da sbrigare nei paraggi, ed  stata l'unica soluzione che ho trovato in fretta e furia. Ora per non perdiamo altro tempo. Ho saputo che lei voleva farmi un'intervista, piuttosto lunga, per di pi." Anni Staal sorrise soddisfatta: l'inizio sembrava promettere bene. "S, ne sarei molto felice, e spero che per lei sia lo stesso. Abbiamo bisogno l'uno dell'altra." "Probabilmente ha ragione, anche se devo ammettere che mi ci  voluto un bel po' di tempo prima di vedere l'utilit di questo matrimonio cos sbilanciato, e chiariamo subito che non sopporto il suo giornalino da quattro soldi, in generale, e in particolare disprezzo il modo in cui sta trattando il mio caso di omicidio." La donna reag alla sua durezza con una risatina a denti stretti, poi disse: "Ma non aveva detto che la Polizia ha un problema di immagine?" "Un problema che lei  stata brava a creare." "Allora  giusto che adesso esponga il suo punto di vista." "Certo, ma a determinate condizioni, prendere o lasciare, senza margini di trattativa." "Dica pure." "Esigo una solenne dichiarazione scritta con valore giuridico, firmata da lei, dal suo caporedattore e da un membro della direzione, in cui vi impegnate a non pubblicare una sola riga dell'intervista prima che io l'abbia letta e dato il mio consenso scritto. Inoltre non potrete diffondere le informazioni che vi dar n direttamente n indirettamente, e se lo farete, vi coster cinque milioni di corone in donazione alla Croce Rossa." Anni Staal non aveva bisogno di pensarci su a lungo, tuttavia tent una debole replica: "Lei non si fida molto di noi". "Mi fido solo del fatto che l'unica cosa che avete a cuore sono i soldi; specie quelli in nero." "Le verr recapitato il documento al suo indirizzo privato, con un fattorino, entro questa sera." "Molto bene. Lo lasci pure nella cassetta della posta, stasera sono fuori. Domani alle 10,00 al Dagbladet?" "Perch non a casa sua, in privato?" "Lei dev'essere impazzita." "Non del tutto: se lei vuole fare breccia nella gente, deve aprirle le porte della sua casa. Questo mi dar l'opportunit di descriverla in modo pi umano, come il poliziotto che non ha solo cervello, ma anche un po' di cuore. Mi creda, so di cosa sto parlando." Anni Staal incroci le dita. Il commissario era chiaramente contrario all'idea, ma gli argomenti della giornalista lo avevano colpito. Rimase in silenzio a lungo, prima di rispondere: "Da me alle 10,00, zero fotografi". "Splendido, da lei alle 10,00, e il fotografo scatter solo un'immagine di noi due seduti a parlare,

poi sparir armi e bagagli." Konrad Simonsen fece un gesto di stizza con le mani, che la donna prese come una conferma. Si salutarono senza cordialit. Nessuno poteva accusare Anni Staal di riposare sugli allori. L'intervista esclusiva con Konrad Simonsen rappresentava un clamoroso trionfo, ma quando torn al lavoro mise da parte questo pensiero e si concentr subito sul numero in uscita l'indomani. E la stessa cosa accadde nelle prime ore della giornata, quando rifiut un articolo proposto da Anita Dahlgren, ricevendo come ricompensa una prova ulteriore della sfrontatezza della ragazza. Aveva scagliato un mucchio di fogli arrotolati sulla sua scrivania. "Questi puoi gettarli nell'immondizia." Anita Dahlgren sollev lo sguardo con una smorfia cattiva: il rifiuto di Anni non l'aveva colta di sorpresa. "L'hai letto, almeno? Gli hanno tagliuzzato la fronte mentre era a terra svenuto." La voce di Anni Staal era fredda, e la sua scelta lessicale un po' pi cinica e provocatoria di quanto lei stessa volesse. Ora aveva ottenuto la sua intervista, e non c'era quindi pi motivo di ingraziarsi la ragazza. "Non me ne frega niente. Per quanto mi riguarda, potevano anche tagliargli il pisello, ma quello che hai scritto non coincide con la nostra linea editoriale, e lo sai benissimo. Non  ci che la gente desidera leggere, quindi, caro il mio sbirro in gonnella... questo articolo non sar pubblicato." Anita Dahlgren si alz, e disse con voce stridula: "Non sono uno `sbirro in gonnella', e faresti bene a stare molto, molto attenta. Le cose non sono sempre come sembrano. Se per caso salta fuori che il movente del tuo massacro  un po' meno nobile dell'impiccagione a scopo dimostrativo e intimidatorio di cinque pedofili, questo cumulo di merda si rovescer tutto su di te. Quando la tua amata `gente' chieder a gran voce il suo capro espiatorio, ci sar qualcuno di mia conoscenza che se lo prender nel suo grosso culo, te lo dico io". Anni Staal si irrigid: le sue antenne avevano captato un segnale di pericolo. Nel frattempo i colleghi si erano fermati a guardare la scena. Persino in un luogo di lavoro dove gli scambi di opinione erano diretti e talvolta aspri, il modo di esprimersi della praticante era stato eccessivo. Ma ora non era il suo tono offensivo a impensierire la stella del giornalismo. "Che vuoi dire? Cerca di essere pi precisa." Anita Dahlgren non volle. Prese la borsetta e se ne and. "Proteggo le mie fonti." Anni Staal ricominci a lavorare, ma l'osservazione di Anita era difficile da ignorare, e continu a martellarle la testa per tutto il giorno e con tale insistenza da indurla, a un certo punto, a considerare seriamente l'idea di contattare la sua fonte poliziesca, bench sapeva benissimo che l'uomo si sarebbe infuriato. Ma non fu necessario, perch in serata fu Arne stesso a telefonarle. Con un messaggio che le sembr un dj-vu della mattina. "Al parcheggio vicino al centro ricreativo pubblico di Nansensgade fra mezz'ora, e vedi di portare i contanti." Gli conferm l'appuntamento un secondo prima che lui riattaccasse. Al suo arrivo, Anni vide Arne seduto in macchina a sonnecchiare. Si accomod accanto a lui. "Buonasera, mio piccolo uccello canterino. La borsa piange?" Le sue parole ferivano, e Arne Pedersen pens che la odiava pi di quanto non fosse opportuno. "Buonasera, Anni. Vorrei che non mi chiamassi con quel nomignolo, mi d fastidio." Lei si scus, consapevole di aver fatto la figura della stupida. "Mi dispiace, non era mia intenzione. Ma dimmi, dimmi... che cos'hai per me?" "Ti verr a costare cinquemila corone, e dovrai avere la conferma da Simon stesso, prima della pubblicazione. Il mio capo ha cominciato a tenere coperte le sue carte. Non si fida pi di nessuno,

neanche di me, solo di Kasper Planck.  diventato paranoico. Questo caso lo sta logorando, e l'atmosfera al Quartier Generale sta toccando il fondo." Ironicamente Arne pens che la descrizione non era poi del tutto sbagliata. "Cinquemila sono un sacco di soldi." "Forse, ma adesso ascolta, c' una storia dove circolano ancora pi soldi. Cinque viaggi vacanza in Thailandia a ventiquattromila corone l'uno, pi cinque `mance' da ventimila cadauna, fanno poco meno di duecentocinquantamila. A questi soldi aggiungi tre carte di credito, i cui possessori hanno volentieri comunicato il codice pin per pagare la motosega: altre centodiecimila corone. Inoltre il conto di Frank Ditlevsen a Zurigo  stato prosciugato di circa due milioni, insomma alla fine parliamo di un totale di oltre due milioni e trecentomila corone. Ed  una stima ancora provvisoria, visto che saltano fuori nuove cifre una dopo l'altra. Ho qui con me gli estratti conto delle ultime tre settimane di due delle vittime, te ne accorgerai tu stessa. Ricordati che sono morti quattordici giorni fa, e tieni presente le date degli ultimi prelievi. Ma devo riavere subito i documenti. Se spiattelli questi dati sul giornale, mi inchiodano prima che io possa dire `ops'." Anni Staal esamin con attenzione gli estratti bancari. Quando ebbe terminato domand con voce eccitata: "Che significa questo?" "Omicidio per rapina." "Ma stai delirando? Omicidio per rapina?" "Dimentica ogni cosa sul sublime vendicatore, e dimentica pure tutto l'incensamento che ne  seguito, sono solo vicoli ciechi e cortine fumogene. Il movente degli omicidi non  stato che lo sporco denaro." "Ma  terribile. Sei sicuro?" "Solo all'ottanta percento,  proprio questo il punto. Devi cercare di averne conferma da Simon, ma posso darti gratis una novit in pi. Ti conceder un'intervista. Me l'ha detto poco fa." "Lo ha gi fatto. Devo incontrarmi con lui domani mattina." "Cos ti ha dato appuntamento; e sai anche che nel fine settimana andr a Riga? Gli uomini che stanno dietro il massacro fanno parte della mafia del Baltico, ed erano in combutta col venditore di salsicce, ma lui ha cercato di fregarli. La Polizia lettone ne ha beccato uno ieri, e non credo che ci vorr molto prima che parli. Sai com', da quelle parti i metodi della Polizia sono leggermente pi `spicci' dei nostri." Anni Staal aggrott le sopracciglia. Tutto era fuorch stupida. "Perch tenere segreta una cosa del genere?" "Simon sta raccogliendo le prove in tutta tranquillit, ma tutti gli altri credono che il movente sia... come dire, sessual-politico. Neppure Helmer Hammer  stato informato, lo so per certo. Credo che Simon voglia dare alla gente una lezione. Lasciare cuocere il bastardo che ha ucciso i cinque uomini nel suo brodo. L'ultima frase  una citazione. Cos ha detto Simon l'altro giorno a Kasper Planck, ma allora non avevo capito. Ora credo di s. E poi non vuole avere nessun dubbio, naturalmente, prima di rivolgersi alle autorit, visto il livello che ha raggiunto la nostra credibilit, e visto che met della popolazione  convinta che stiamo occultando informazioni sul fatto che le vittime erano pedofili." "Ma, ma... ecco, ci sono un mucchio di indizi... quel bidello, Per Clausen, che c'entra?" Arne Pedersen aveva previsto la domanda. Rispose con calma. " stato l'utile idiota della situazione, ma poi aveva capito la verit. Troppo tardi, per. Mentre i cadaveri erano sul tavolo della sala autoptica, i mandanti si erano gi dileguati. Perch credi che si sia suicidato?" Anni Staal annu riluttante. "E il venditore di salsicce? Ha ucciso lui suo fratello?" "Si odiavano a morte. Erano uno pi balordo dell'altro." "E come  stato ucciso, allora? Voglio dire... tutta quella messinscena con l'albero, a che cosa

doveva servire? Se lo chiedono tutti." Arne fece il sorriso di chi la sa lunga, pensando al tempo stesso che questo dettaglio gli era sfuggito. "Evidentemente non hai familiarit con la lingua lettone, ma chi la conosce, capisce bene il messaggio. Il fiore si dona ai fedeli, il ramo colpisce chi tradisce. Questo detto ha le sue radici nella chiesa russa ortodossa, ma ora dimmi: non ti sembra che queste informazioni li valgano tutti, i cinquemila sacchi?" La donna non rispose subito. Cercava faticosamente di collegare tutti i fili. Alla fine rispose: "Caspita, cadranno gi un bel po' di teste... s, li valgono tutti". Arne Pedersen sorrise senza parlare.

64.

La Contessa sedeva assorta nei suoi pensieri e osservava la lavagna bianca. Era appesa proprio accanto alla sua scrivania, e lei aveva spostato la sedia da un lato per vedere meglio i quattro nomi che vi aveva scritto con la sua grafia nitida e un po' impersonale da brava scolara. Per Clausen, Stig ge Thorsen, Helle Smidt Jrgensen, Erik Mrk. "Sei sicura, Contessa?" La donna si gir stupita. Konrad Simonsen era entrato senza farsi sentire. Sembrava esausto. Che si potesse dire la stessa cosa di lei, non le pass neppure per la testa. "S, ne sono sicura. Per vari motivi, ma soprattutto per via dei taccuini di Helle Smidt Jrgensen, che tiene nascosti da pi di vent'anni. Agende Mayland, stesso tipo anno dopo anno, solo i colori cambiano. Poul le ha esaminate una a una." " stata un po' una fregatura che sia morta. Siamo sicuri che si tratti di morte naturale?" "Sicuri al cento percento che sia stato un attacco cardiaco, causato probabilmente da stress, pillole e alcol. Siamo arrivati con due giorni di ritardo. Comunque la nostra infermiera era una complice degli assassini, su questo non c' dubbio, e anche Poul  d'accordo." "A proposito... da quel che ho capito, se n' andato a casa." "Si  trascinato a casa, per meglio dire. Sembrava uno zombie, avrebbe dovuto mettersi a letto gi da ieri. E tu, invece? Hai l'aria stanca; ti sei preoccupato di mettere qualcosa di decente nello stomaco?" Konrad Simonsen scroll le spalle. Il giorno prima aveva fatto un pasto come si deve da Kasper Planck, ma l'ultima volta che aveva mangiato a casa, il men era consistito in due pizze precotte dimenticate nel forno cos a lungo che sapevano di cracker al formaggio. Punt l'indice sui nomi. "Ti dispiace darmi solo le tue conclusioni? Ho un appuntamento in centro fra meno di venti minuti, ma sar di ritorno entro stasera, cos potr leggere il tuo verbale." "Mi devi scusare, Simon, ma non riesco a capire cosa ci sia di pi importante di questo. E gi che ci siamo, che fine hanno fatto le nostre riunioni? Tu sei l'unico ad avere un quadro d'insieme della situazione, noialtri riusciamo a vedere solo una piccola parte del tutto. Cos', il tuo nuovo stile di conduzione delle indagini? Perch se  cos, non mi piace per niente." Le sue parole erano pi dure della sua voce, che anzi suonava quasi addolorata. Poich lui non rispose subito, ma prese una sedia e vi si sedette stancamente, la Contessa si pent di avergli parlato in quei termini. " dimostrato solo in parte che i fatti si siano svolti in modo cos frammentato. Ma hai ragione, c' una cosa che non ti ho ancora detto, e se ho temporeggiato  perch so per certo che non sarai d'accordo. Ne avrai comunque notizia in tempi brevi, ma visto che me lo hai chiesto, questo pu essere un inizio. Puoi venire qui stasera? Sul tardi, diciamo verso mezzanotte? Puoi portare anche Pauline, se lei vuole." La Contessa batt in ritirata. Qualsiasi cosa fosse, poteva aspettare. Sarebbe stato meglio se Konrad si fosse fatto una bella dormita. Non gli era capitato spesso ultimamente. "Potrei farlo, ma domani andr bene lo stesso, cos ora sei libero di tornare a casa." Konrad Simonsen contrasse la fonte, piuttosto confuso da quella conversazione agrodolce, in cui non aveva capito se veniva rimproverato o protetto. "Non importa, devo tornare qui in ogni caso." "Per vedere l'anonimo esperto di computer che ha surclassato Malte? E a cui hai concesso il

permesso speciale di scorrazzare pi o meno da solo?" Era una domanda. "Non  cos,  che devo leggere i verbali." "Bene, sopporter la tensione per un po' di tempo ancora." Il commissario lasci cadere l'argomento e punt di nuovo l'indice contro la lavagna. "Fammi il punto della situazione prima che io me ne vada. Hai messo Erik Mrk nel gruppo dei giustizieri, a quanto vedo." La Contessa sorrise alla sua scelta di parole, alquanto calzante. Cos afferr una delle agende e sfogli alcune delle pagine in cui Poul Troulsen aveva inserito dei post-it gialli come segnalibro. "6 maggio 2005, da Per, 20,00. 11 ottobre 2005, da Per, 19,30. 2 novembre 2005, da Erik, 20,00, e via di questo passo. Ci sono circa sessantatr annotazioni dello stesso genere, pi o meno una alla settimana, esclusi i periodi di vacanza. La prima risale al 3 febbraio 2005, l'ultimo al 26 settembre di quest'anno, e a partire dall'estate, la frequenza degli incontri  notevolmente aumentata. Scrive sempre solo i nomi, e cambiano. Da Per, da Erik, da Stig. Se l'incontro  da lei, il che  successo nove volte, mette solo un asterisco. Ci sono anche altri appuntamenti segnati da nomi di battesimo, ma nessuno con questa regolarit. Poi  il turno di Jeremy Floyd. Il suo nome compare ventidue volte, un anno e mezzo prima delle altre annotazioni, ovvero dalla primavera del 2003 fino alla prima met del 2004. Lo inserisce con la sigla JF. Ci sta perfettamente. Ho fatto una lista." "Nomi, indirizzi, numeri di telefono, mail?" "Niente, purtroppo, Poul ha esaminato i diari da cima a fondo quattro volte, io due, ma qua e l c' una pagina strappata. Potrebbe essere un tentativo di eliminare delle tracce." "Che sai dirmi del tizio che chiamiamo lo Scalatore? Nessuna riunione da lui? O altri riferimenti?" "Niente di niente, il che pu significare o che non ha un posto dove tenere gli incontri o abita troppo lontano da qui. Stig ge Thorsen di Kregme ha ospitato gli amici solo tre volte, probabilmente a causa della distanza. Ma ci sono due note interessanti. Weekend dall'8 al 10 settembre di quest'anno: scavare da Stig, preparare il pranzo; e 10 dicembre 2005: pranzo di Natale (paga Erik), prenotare tavolo per cinque persone per le 19,00, alla Hjrnekro, Nrrebrogade 23. Ho pensato che il quinto commensale potesse essere il dottore, cos ho telefonato a Emilie Mosberg Floyd.  stato piuttosto imbarazzante. Innanzitutto, Jeremy non avrebbe mai partecipato a incontri privati con i suoi pazienti, e questo era ci che mi aspettavo  e speravo  di sentirmi dire da Emilie. In secondo luogo, all'epoca di tali fatti l'uomo era gi morto da alcuni mesi." Konrad Simonsen agit la mano destra, come se si fosse bruciato le dita. Poi diede un'occhiata al suo orologio da polso, e la Contessa acceler il passo. "Erik Mrk  quello che ha pubblicato l'inserzione in cui dichiarava di essere stato oggetto di molestie sessuali da bambino, e la sua azienda gestisce il sito NoiLiOdiamo.dk, con estrema professionalit, va detto. Quasi duecentocinquantamila visite finora, e il portale viene costantemente aggiornato. Il tono  aggressivo. Non devi vergognarti tu, devono vergognarsi loro; non devi nasconderti tu, devono nascondersi loro; non devi aver paura, loro devono averne, e via di questo passo. Oltretutto sono riusciti a procurarsi il depliant pubblicitario del giro turistico sessuale delle vittime a Chiang Mai, in Thailandia, che noi avevamo trovato nello scrigno segreto di Thor Gran, e vale la pena di indagare su chi glielo abbia fatto avere. La mia ipotesi  che il depliant fosse in possesso di Erik Mrk gi da prima, e che anzi sia stato lui stesso a elaborarlo." "Interessante. Altro?" "Erik Mrk, in poche parole, ha trasformato la sua azienda in una fabbrica di odio col compito di inasprire gli animi nei confronti dei pedofili." "Questo lo sappiamo da parecchio." "Certo. L'elemento nuovo  che io e Poul riteniamo che Mrk sia collegato con il crimine, e

questi fogli sono una delle ragioni principali della nostra convinzione. Prova a dare un'occhiata: il primo  la lista con gli acquirenti di materiale pedopornografico che abbiamo trovato sull'hard disk di Frank Ditlevsen; gli altri tre sono gli elenchi che l'azienda di Erik Mrk ha presumibilmente inviato ai sostenitori molto attivi della sua `missione'. Sostenitori che sanno benissimo cosa devono fare con i pedofili della propria localit, una volta che ne vengano a sapere nome e domicilio. Qui c' la causa principale della violenza. Ma osserva attentamente gli errori di ortografia." Konrad Simonsen li esamin mentre la Contessa continuava a spiegare: "`Bjarne Anton Adersen invece di Andersen. Hans Orne Nielsen invece di Hans Arne Nielsen. Pale Henriksen invece di Palle Henriksen. Sono gli stessi elenchi, Simon, ed  difficile giustificarli con una scusa in un'aula giudiziaria". "Hai ragione,  un indizio convincente." "Inoltre devi sapere che NoiLiOdiamo.dk sta facendo un'enorme pubblicit all'intervista online con Stig ge Thorsen, che verr diffusa domani sera. Mi meraviglierei se non diventasse un successo nazionale." "Forse  solo una coincidenza. Pu essersi semplicemente iscritto al... movimento." "S, ma c' di pi. Abbiamo un tabulato con i numeri di telefono che hanno chiamato la Langebk Skole negli ultimi quattro anni, e che risale alla settimana scorsa, ovvero al periodo in cui la gente aveva ancora voglia di aiutarci, e perci possiamo considerarlo attendibile. Erik Mrk ha telefonato due volte al numero di lavoro di Per Clausen, e Stig ge Thorsen una volta sola. Inoltre, i due sono rispettivamente un pubblicitario e un agricoltore, il che combacia alla perfezione con quello che Emilie Mosberg Floyd era venuta a sapere da Per Clausen." "Ok, vi credo. Avete fatto uno splendido lavoro, tu e Poul. Pensate a informare Arne, e chiedetegli eventualmente di darvi una mano con il verbale." "Ho gi parlato con Arne, ma non riesco a trovare Planck, perci gli ho lasciato un breve aggiornamento sulla segreteria telefonica. A proposito, ma che fine ha fatto?" "Scusami, mi sono dimenticato di dirtelo:  malato anche lui. O meglio,  stanco. Non ha pi la forza di venire a trovarci, e non c' molto altro da aggiungere." "No, naturalmente. Ma cosa ne pensi... dobbiamo convocare Erik Mrk?" Konrad Simonsen non rispose subito. Sentiva dentro di s la voglia di restare ancora l, a chiacchierare con lei del pi e del meno, se non altro per spezzare la rigida tabella di marcia che si era imposto. Per arroganza, beninteso: la classica sindrome dell'indispensabilit del capo. Guard di nuovo l'orologio e abbandon ogni illusione. E poi, chi gli diceva che la Contessa avesse davvero voglia di parlare con lui? In fondo aveva anche lei le sue faccende da sbrigare. Allora disse: "Scusami, ho perso il filo". "Dobbiamo convocare Erik Mrk?" Il pensiero di mettere fisicamente le mani su uno degli uomini che aveva fotografato sua figlia scav in lui un solco profondo. La bocca di Konrad Simonsen aveva urgente bisogno di una liquirizia, estrasse il sacchetto con le Piratos. Stava per svuotarsi: prese le ultime tre caramelle e contemporaneamente nascose alla Contessa il suo sguardo carico d'odio tenendo gli occhi bassi. Infine rispose: "No, non convoco pi nessuno finch non avr un'imputazione valida. La prossima volta che interrogher uno di loro, mi assicurer che non abbia il permesso di tornare a casa per molto, molto tempo. Dovrai invece mandare Pauline alla Hjrnekro a Nrrebrogade, e pregare in silenzio che il nostro pubblicitario abbia pagato con la carta di credito". "Mmm, s,  esattamente ci che far." La Contessa segu a lungo il commissario con lo sguardo, quando egli se ne and. Forse era oberato di lavoro, e forse questo caso lo stava coinvolgendo pi di quanto non fosse salutare, ma la sua mente funzionava ancora a pieno ritmo.

65.

A Rdhusplads, a Copenaghen, una giovane donna sgattaiolava da un nascondiglio all'altro, riparandosi a caso dietro i vagabondi della notte, i cartelli delle affissioni e le macchine parcheggiate. Alla fine riusc a infilarsi, non vista, in un portone vicinissimo all'uomo che voleva sorprendere. Quando egli, poco dopo, volt la testa guardando in lontananza, la ragazza lo raggiunse alle spalle in punta di piedi e gli punt l'indice sulla nuca. "Bang, sei morto." Malte Borup si gir. "Ciao, Anita, da dove sbuchi?" "Sono appena caduta dal cielo. Sei proprio una sporca spia degli sbirri, se uno pu piombarti alle spalle cos, su due piedi." "Non sono una spia degli sbirri." "Fa lo stesso, non sopravvivrai per molte ore ancora. Ma ora vieni qua, e ricordati che siamo fidanzati." Gli mise un braccio attorno ai fianchi e lo attir a s. Erano passate non pi di otto ore da quando erano stati presentati, ma ad Anita sembrava di conoscerlo da sempre. Aveva avuto quella sensazione fin dal loro primo incontro. Era successo al McDonald's dello Strget, nel cuore della citt. Lei era gi seduta quando entrarono Arne Pedersen e Malte Borup. Non appena li vide, si alz e and loro incontro. Arne ricevette con sua grande sorpresa un caloroso abbraccio, poi la ragazza rivolse lo sguardo al suo collaboratore. Sembrava simpatico. Lo osserv con fare civettuolo, mentre gli tendeva la mano. "Anita Dahlgren, giornalista praticante, e tu devi essere il genio del computer." Malte Borup ricambi il saluto, accettando il titolo. "S, sono io. Mi chiamo Malte." Si sedettero e si divisero le tre lattine di Coca Cola che avevano preso i due uomini. Arne Pedersen esord con un ammonimento. "Credo vi rendiate conto che ci che state per fare in parte  illegale, in parte dovrete gestirlo privatamente. In altre parole, se venite scoperti la responsabilit sar solo vostra, e noi rifiutiamo qualunque coinvolgimento di qualunque genere. Non  logico, ma cos stanno le cose." I due giovani annuirono. Malte Borup sottoline di aver capito con un breve Yes. Anita Dahlgren incroci le mani sotto il mento e lo guard dritto negli occhi. "Quanto tempo ci vuole per l'installazione?" "Un minuto su un remote computer, due minuti sul tuo, e dai due ai cinque minuti per insegnarti a usare il programma." "Ci vorr la met, sono una tipa sveglia." Arne Pedersen dovette scuoterle la spalla per avere la sua attenzione. Le domand: "Come entrerete nella redazione?" "Direttamente dalla porta,  per questo che siamo fidanzati. Non ti ricordi cos'ha detto Kasper Planck?" Malte Borup lanci un'occhiata incerta ad Arne Pedersen. "Fidanzati?" Anita Dahlgren chiese irritata: "Ma non gliel'hai detto?" "Be', non proprio, pensavo che sarebbe stato meglio se l'avessi fatto tu. Mi sembrava pi giusto,

ecco, ma da quello che vedo ve la cavate benissimo da soli, perci tolgo subito il disturbo. D'altra parte ero venuto solo per presentarvi. Dividetevi pure la mia Coca Cola, non l'ho neppure toccata." Si alz affrettandosi verso l'uscita prima che Anita Dahlgren avesse il tempo di incenerirlo con lo sguardo. Malte Borup ritent. "Fidanzati?" "S, insomma, tipo camminare mano nella mano, farci un po' di coccole. Ce l'hai una fidanzata?" "Una fidanzata? No, non ce l'ho." "Benissimo. Neanche io. Ora siamo fidanzati io e te." "Ah... bene. S... Insomma, grazie." Lei gli sorrise. Il portiere li accolse con garbo. "Ciao, Anita.  tardi, hai dimenticato qualcosa?" "S, dovrei copiare un paio di file. Non ha per caso una vecchia scheda degli ospiti, cos pu salire anche il mio fidanzato? Se rimane qui fuori al freddo e al gelo, rischio di perderlo, e io sono molto felice di lui." "Non  necessario, non c' nessuno. Entrate pure." Senza affrettarsi, si diressero verso l'ascensore. Mentre salivano, Malte le chiese: "Non ti piace la tua direttrice?" "Nemmeno per sogno. Lei  semplicemente... ad, bad, folaga." "`Ad, bad, folaga'?" "Esatto." Poi lei aggiunse: "Sono una cima nel rinnovamento della lingua.  indispensabile, sei vuoi fare la giornalista". Lui annu serio, e lei gli diede una gomitata nel fianco. "Era una battuta, zuccone. Non l'hai capita?" "No, sono piuttosto lento, tecnologia a parte." Quest'ultima affermazione venne confermata nei minuti successivi, quando Malte install in poco tempo i suoi programmi sul computer di Anni Staal e poi su quello di Anita. "Tutto a posto. Ora ti faccio vedere. Se entri nel tuo browser e scrivi Garfield nell'indirizzario (senza www o http o altro), ti apparir lo schermo dell'altro computer, cos potrai seguire quello che fa la tua direttrice. Se arriva qualcuno, e vuoi uscire velocemente, digita space. Ci sei?" "Garfield e poi spazio. Ci sono." "Perfetto. Se scrivi Garfield/code, puoi vedere la sua id e la sua password, ma solo dopo che si sar collegata la volta successiva. Ricordati: barra, non backslash. A questo punto potrai collegarti come se fossi lei. Dal tuo computer e mentre lei stessa  collegata, se vuoi, cos potrai leggere la sua posta. Oppure spedire mail a suo nome." "Garfield, barra, non backslash, e le rubo id e password." "Esatto. Se ti colleghi facendo finta di essere lei, spegni il tuo computer e poi riaccendilo, mentre hai questo dischetto nel tuo drive. Tu non noterai nessuna differenza, ma c', e nessuno in seguito capir che computer hai usato." "Dischetto della spia, se voglio collegarmi come Anni Staal." "S, e poi un'ultima cosa. Se digiti ctrl alt escape, la mia applicazione verr cancellata, e nessuno sapr mai cos'hai fatto, ma naturalmente neppure tu potrai pi usare i programmi. E non puoi tornare indietro." "Control alt escape, e torno pulita come la neve." "Esatto. E questo  tutto." " stato veloce."

Anita Dahlgren salt gi dalla scrivania e gli diede un bacio. Non rapidissimo. "Perch l'hai fatto? Non c' nessuno qui." "Meglio mettersi al sicuro." Gli scocc un sorriso affettuoso. Lui ricambi timidamente. Sui tetti della citt risuonarono i dodici rintocchi dell'orologio del Municipio. Era mezzanotte, e un nuovo giorno stava per cominciare.

66.

Konrad Simonsen stava passando l'aspirapolvere. L'appuntamento con Anni Staal non poteva cadere in un momento peggiore, per quanto riguardava le condizioni di casa sua. Ogni due domeniche arrivava la colf a pulire, il che significava che ora si trovava sommerso da un cumulo di polvere e sporcizia. Perci, se non voleva fare la figura di uno che non tiene alla pulizia davanti alle molte migliaia di lettori del Dagbladet, l'aspirapolvere era l'unica via d'uscita. L'attivit si interruppe di colpo quando un calzino invase l'imboccatura, bloccando la presa d'aria. Konrad Simonsen interpret l'incidente come un chiaro segnale inviatogli dalle potenze celesti sul fatto che c'era un limite a tutto. Si ferm. In fondo non era neppure il caso di passare all'eccesso opposto, e magari rischiare di essere stigmatizzato come "uno con la fissa dell'igiene". Poco dopo suonarono alla porta. Fuori c'era l'uomo con cui aveva parlato in ospedale. "Buongiorno, signor Simonsen. S, le cose sono andate pi in fretta di quanto pensassi. Il suo giovane collaboratore  davvero molto bravo, e col giusto allenamento lo diventer ancora di pi in futuro, ma ora dovrebbe lasciargli completare gli studi." Konrad Simonsen si scost da un lato. L'uomo entr, ma si ferm nell'ingresso, senza accennare a togliersi la giacca. Gli porse una busta. "Abbiamo trovato quarantuno uomini che pi di una volta si sono messi in contatto col centralino del Rigshospital nel periodo dal 2002 al 2005, e che inoltre hanno vissuto a Trundholm nel periodo dal 1965 al 1980. Se supponiamo che l'uomo che cerchiamo  single, ha un'et fra i venticinque e i quarant'anni, e non  stato ricoverato al Rigshospital, possiamo ridurre l'elenco a quattro individui, di cui uno  emigrato dalla campagna nella primavera del 2005, e potrebbe essere perci escluso. Ma noi l'abbiamo preso ugualmente in considerazione, perch ha vissuto nello stesso Paese dei suoi due fratelli ammazzati.  il primo della lista." Konrad Simonsen prese la busta e ringrazi. L'uomo prosegu: "E poi devo darle anche questo, il che mi fa venire in mente che la sua ospite del Dagbladet  in ritardo. Ha problemi col suo fotografo, che si  svegliato tardi, perci non  ancora uscita di casa". Cos dicendo gli consegn il telefono. Konrad Simonsen disse: "A quanto vedo le sue diavolerie tecnologiche funzionano". "Certo che funzionano.  pi semplice di quanto si pensi, se uno sa come muoversi. E questa `diavoleria'  anche facile da usare: ogni volta che il cellulare di Anni Staal si mette in comunicazione con un altro telefono, a prescindere da chi contatta chi, questo telefono-copia squilla a sua volta. A quel punto lei lo prende e ascolta la conversazione. Anni Staal, o la persona con cui sta parlando, non pu sentirla, e quando la telefonata  conclusa, o se lei non ha pi voglia di ascoltare, deve solo chiudere la comunicazione. L'unico svantaggio  che non pu usare questo telefono per le chiamate ordinarie. Semplicemente non funziona." "C' il rischio che lei possa essere scoperto?" "Non dal mio terminale, in tal caso mi scoprirei da solo. Il rischio maggiore in realt lo corre lei, che  l'anello debole, perci quando avr finito, la rimetter in forma." Konrad Simonsen scoppi a ridere. "Certo che il mio lavoro diminuirebbe parecchio, se disponessi tutti i giorni di un aggeggio del genere." L'uomo rispose con disincanto: "Non sia cos limitato, pensi in grande. Sarebbe ancora meglio se tutti avessimo in corpo un microchip, in modo che lo Stato possa prendersi cura di noi passo dopo passo".

Nonostante l'esasperazione, quelle parole misero in evidenza il sentiero sul quale si stavano avventurando, cos nessuno dei due approfond l'argomento. In quell'istante squill il telefono-copia di Anni Staal, e l'uomo lo porse subito al commissario, che super brillantemente la sua prova d'esordio. Si mise in ascolto, mentre una sconosciuta sensazione di pudore lo indusse a dare le spalle al suo ospite. La conversazione fu breve. Il fotografo era stato sostituito con uno pi sveglio, e Anni Staal era quindi in arrivo. La riunione di Konrad Simonsen con la stampa, rappresentata dalla giornalista di cronaca nera del Dagbladet, si dimostr fin dall'inizio non priva di una certa eccitata tensione. Il fotografo sbrig in fretta il suo lavoro, e ben presto tolse il disturbo. Rimasero cos i due galli da combattimento, che si sentivano alquanto impacciati. Presto tuttavia fu chiaro che avevano molti punti di contatto (sia pure ciascuno dalla propria prospettiva), e trascorsero il primo quarto d'ora a chiacchierare senza impegno del pi e del meno. L'atmosfera tesa dei primi istanti si era stemperata in una specie di affabilit armata, che di tanto in tanto lasciava spazio persino a un sorriso o a una risata. Poi si immersero nel lavoro. Anni Staal propose di dividere l'intervista in due parti. "Direi di cominciare da un rapido ritratto personale. Le faccio una domanda, lei mi risponde, e successivamente io riassumo tutto. Poi faremo una classica intervista sul caso di omicidio a cui sta lavorando; in questa parte la citer testualmente e senza apportare modifiche." Konrad Simonsen acconsent, e nell'ora che segu parlarono a ruota libera di lui come persona e del suo lavoro. Le domande di Anni mostravano grande considerazione per il suo operato, e nonostante si soffermasse a volte su dettagli banali o su qualche pettegolezzo, la sua professionalit induceva al rispetto, cos come la sua impressionante conoscenza di questioni specifiche. Tuttavia Konrad Simonsen non si rilass mai del tutto: da un lato aveva la sua agenda segreta da seguire, dall'altro sentiva che la giornalista, dietro la facciata cordiale, lo teneva costantemente sotto esame. Ma questa sensazione era forse dovuta solo al fatto che al lavoro era lui a reggere lo scettro del comando, lui a decidere le domande, lui a spremere la gente a suo piacimento. Solo un paio di volte le domande di Anni Staal risultarono apertamente sgradevoli. "Lei si avvale, a volte, di una specie di assistenza parapsicologica. Crede alla magia e agli spiriti?" L'argomento era un campo minato, ma il commissario riusc in qualche maniera a svicolare. Ridimension il contributo dei veggenti alle sue indagini e fece solo un paio di anonimi esempi sul modo in cui era stato aiutato in alcuni casi. L'altro tema che lo rendeva inquieto riguardava il suo rapporto con la stampa. "Nella cerchia dei giornalisti lei  noto per essere arrogante e poco disposto a collaborare. Sempre scostante, spesso dai modi `spicci': a che cosa  dovuto questo atteggiamento?" Invece di lanciarsi in un'interminabile spiegazione sulla propria visione della criminalit, dell'intrattenimento, delle vendite dei giornali e degli indici di ascolto, il commissario ammise con franchezza: " uno dei miei punti deboli. Sono pi adatto a condurre indagini che a tenere i rapporti con l'informazione". Poi, non ci fu pi carne da spolpare da quell'osso. A un certo punto si verific un disguido che avrebbe potuto essere fatale. Squill il cellulare di Anni Staal, che scusandosi rispose alla chiamata. Immediatamente per, il telefono-copia posato sul davanzale della finestra cominci a lampeggiare. Konrad Simonsen si affrett a spegnerlo. Anni Staal non si era accorta di nulla, e quando la sua conversazione termin, lo trov in cucina, dove si era trattenuto qualche istante per riprendersi. Il commissario complet la frase che stava per pronunciare prima dell'interruzione: "Ma come ho gi detto, talvolta un'indagine raffazzonata porta a un'accusa e a una condanna, mentre in un'indagine condotta con scrupolo ci non succede. Quello che si impara ad accettare, oppure a dimenticare in fretta,  che il nostro lavoro pu talvolta essere ingiusto. E tra poco arriva del caff appena fatto".

Anni Staal annu riconoscente. "Fantastico. In realt dovrei andarci piano; ne tracanno almeno venti tazze al giorno. Comunque,  andata bene. Credo che abbiamo finito questa parte. Ci sono altri dettagli che vorrebbe aggiungere? O che secondo lei mancano?" "Non voglio che lei chiami mia figlia per nome, anzi, preferirei che la tenesse fuori del tutto." La giornalista annu, mentre allungava la mano per spegnere il registratore. "La capisco benissimo, considerati i tempi. Allora va bene, la lascio fuori." Lui prese una caramella dalla ciotola sul tavolo e la fece rapidamente scivolare in bocca. Quindi disse con astio: "Non si pu mai sapere che razza di schifosi pervertiti girano in libert". "Come dice, scusi? Non ho capito." La frase gli era scappata di bocca. Si schiar la voce e gliss: "Oh, niente, non importa. Grazie per aver escluso mia figlia". "Si figuri, non c' nulla di cui ringraziare.  lei che ha il coltello dalla parte del manico." Il commissario rise, pi sicuro di s di quanto non si sentisse. "S,  vero." "Passiamo ora alla seconda parte, ovvero all'impegnativo caso d'omicidio di cui si sta occupando. Come dicevo all'inizio, la mia idea  parlarne in una normale intervista, cio con le mie domande e le sue risposte riportate alla lettera." "Per me va bene." "Perfetto, su questo direi che non siamo in disaccordo. Cambio subito il nastro." Ne estrasse uno nuovo dalla borsa, togliendo la pellicola di plastica in cui era avvolto. Di solito usava un registratore digitale per le sue interviste, ma quello classico le consentiva di fare pause pi naturali, il che era esattamente ci di cui aveva bisogno. La giornalista scrisse diligentemente un paio di righe sul cartoncino allegato, prima di inserire il nastro nel registratore. Nel frattempo spieg: "E gi, mi  davvero servito, oggi, il buon vecchio registratore. La mia meraviglia digitale gracchia pi di un vecchio disco in vinile e nessun mago della tecnologia riesce a ripararlo". "So di cosa parla; anche la maggior parte dei miei colleghi preferisce i registratori dei tempi che furono a quelli digitali, molto pi delicati." Konrad Simonsen conversava con tono leggero e rilassato, ma dentro di s sentiva crescere la tensione, e si appoggi con finta disinvoltura allo schienale del divano. Aveva pi volte rimuginato sul modo in cui Anni Staal avrebbe affrontato il discorso. Soprattutto in relazione al movente economico per l'assassinio dei pedofili, l'idea che le avevano insinuato dentro ad arte. E se non ne avesse parlato affatto? Che cosa avrebbe potuto fare in quel caso? Alla fine aveva cercato di interrompere i suoi ragionamenti, impresa non facile, neppure quando si rese conto che le sue supposizioni giravano a vuoto. Ma forse fu proprio perch aveva vagliato in tutto e per tutto ogni ipotesi un milione di volte che egli usc indenne dalla prima, apparentemente ingenua domanda di Anni Staal. Che piomb come per caso, prima ancora che la giornalista avesse acceso il registratore. Ma in seguito, quando Konrad Simonsen ripens al loro colloquio, non ebbe alcun dubbio sul fatto che al contrario essa fosse stata posta con freddo calcolo; e la sua risposta non era stata certo da meno. " stata davvero una sua idea, quella di accettare un'intervista con me?" Si era infilata nella contraddizione pi vistosa del copione di Kasper Planck. Se il commissario sapeva che il movente del crimine erano i soldi, e che tutti i media (nel caso specifico, soprattutto la stampa scandalistica, che lui notoriamente disprezzava) stavano prendendo un grosso granchio, non aveva nessuna ragione di voler migliorare il suo rapporto con il pubblico, e men che meno tramite lei. Anzi, sarebbe stato pi logico lasciar cuocere il Dagbladet nel suo brodo, fino a quando il suo procuratore distrettuale non fosse riuscito a spiccare un paio di avvisi di garanzia per omicidio a scopo di rapina. Il commissario si sforz di atteggiare le labbra in una smorfia di amarezza.

"No, non del tutto." "Helmer Hammer?" Lui scroll le spalle. Che altro poteva fare se non ubbidire? Poi aggiunse: "Se me lo chiede a microfono acceso, per cos dire, le rispondo che s, sono stato io. In compenso il nostro accordo vincolante  s opera mia, ma ha ricevuto l'incondizionata approvazione del mio superiore". Anni Staal sorrise con l'aria di chi capiva benissimo: aveva anche lei dei superiori a cui rendere conto. Il commissario si alz, and a prendere il caff, lo vers a entrambi e si sedette di nuovo. La sua ospite ringrazi e avvi il registratore. "Allora cominciamo. Se ci sono domande che non capisce, lo dica, cos ne parliamo prima che lei risponda." Il commissario annu. "Molto bene." "Iniziamo subito con una questione scottante.  vero che il movente dell'assassinio dei pedofili sono i soldi, ovvero che si tratta semplicemente di un delitto dovuto a questioni economiche?" Konrad Simonsen si vers met della sua tazza di caff sui pantaloni. Fu convincente, ma gli fece maledettamente male.

67.

Arne Pedersen aveva dei problemi. Le due donne alle quali stava fornendo spiegazioni mancavano di disponibilit all'ascolto. Con atteggiamenti ironici e brevi osservazioni scettiche, facevano pi che semplici allusioni al fatto che i suoi chiarimenti non cadevano su un terreno fertile. Trombone, testone e coglione non erano espressioni che favorivano il dialogo. Lui prosegu come meglio pot, cercando di restare fedele al ruolo di agnello sacrificale che il capo gli aveva assegnato. Concluse spiegando a lungo e con linguaggio formale perch era stato necessario tenere loro due all'oscuro dell'operazione per un'intera giornata e oltre. Gli occhi della Contessamandavano lampi di rabbia, cos lui si concentr su Pauline Berg. Finch lei gli fece la linguaccia. Allora punt lo sguardo al soffitto. Quando alla fine tacque, nessuna delle sue ascoltatrici apr bocca subito, tanto che per qualche secondo Arne sper di aver definitivamente chiuso la conversazione, e magari di potersela filare quatto quatto in ufficio. Ma il suo ottimismo non poggiava sulla realt. La voce della Contessa suon oltremodo stanca, nel rivolgersi a lui come a un bambino: " stato Simon a mandarti qui a fare questi discorsi fumosi? Non ha neppure le palle di assumersi le sue responsabilit? Perch non  venuto di persona? L'intervista non dura mica tutto il giorno". "Non si far vedere proprio, rester a casa tutto il giorno... cazzo, Pauline, piantala con questi cosi." Pauline aveva estratto dal loro contenitore una manciata di graffette, e ora gliele stava lanciando in testa una per una, a intervalli regolari. A quella distanza ravvicinata era difficile che potesse mancare il colpo, e l'ultimo lancio lo aveva beccato sulla fronte. La Contessa ignor la sua interruzione. "A casa?  malato?" "No, non  malato, vuole solo stare a casa. Forse ha bisogno di riflettere in santa pace sugli ultimi avvenimenti. E smettila con quel tono supponente, Simon sa quello che fa." "Non  questo il problema. Il problema  che noi non sappiamo quello che fa. E tu? Tu lo sai che cosa ha in mente?" Arne Pedersen dovette ammettere che anche lui si era posto quella domanda. "No, non lo so." Intervenne Pauline Berg. "Prova a ripetere come mai hai informato noi due solo ora, ma risparmiami le tue stronzate sulle preoccupazioni superflue. Se non vi fidate di noi, dovreste dirlo e basta. Perch non c'eravamo anche noi alla riunione di marted?" "Ecco, non era una riunione vera e propria, casomai una cena. E non  affatto certo che il nostro piano riesca  finiscila, Pauline, maledizione!  sono molte le cose che devono ingranare, prima. Ma ovviamente ci fidiamo di voi, e finora avete contribuito all'indagine facendo un ottimo lavoro." "Idiota." La Contessa aggiunse in parallelo: "Coglione". "Mi viene da vomitare." "Mettiti in fila." Arne Pedersen si volt verso la Contessa. Bench il loro rapporto non fosse cos stretto, si sentiva oppresso dalla situazione. Con Pauline avrebbe facilmente recuperato, una volta soli. "Ascoltatemi bene, non sono stato io a volervi tenere fuori." "Ora sei troppo modesto, Arne, ma ammettiamo pure che sia cos. Allora dimmi di chi  stata l'idea. Di Simon stesso? E chi ha pescato quella giornalista praticante?"

" stato Kasper Planck, sia nel primo che nel secondo caso." "Mmm, avrei dovuto indovinarlo. E poi c' un'altra cosa che non capisco: perch Anni Staal si fida di te?" "Be', ecco... non  facile da spiegare, ma... s, ho una relazione con lei." Pauline Berg esplose. "Hai una relazione con quella palla di lardo?" "Ma no, cavolo, che hai capito, non quel tipo di relazione. Io... posso spiegare come stanno le cose." Cos raccont in che modo, grazie al suo vizio del gioco, Anni Staal lo avesse scelto come potenziale informatore all'interno della Polizia, e con aria contrita tent di rabbonirle per alleggerire l'atmosfera. Funzion. Pauline Berg ripose il resto delle graffette nella scatola. La Contessa annu e torn sull'argomento: "Allora, vediamo se ho capito bene. Avete insinuato in Anni Staal il sospetto dell'omicidio a scopo di rapina (o quello che ), e Simon lo ammetter `suo malgrado' oggi, nel corso dell'intervista. Lei torner in redazione e preparer il suo articolo, ma prima di sbatterlo in prima pagina dovr chiedere il permesso scritto a Konrad Simonsen. Ergo, gli spedir una copia dell'articolo che la sua giornalista praticante si affretter a trasmettere a Erik Mrk, e con questo sperate di stanare lo Scalatore, Klatrer. Come ci accadr, non  dato saperlo. E per poter tenere tutto sotto controllo, abbiamo installato un sistema per le intercettazioni nella redazione di uno dei pi importanti quotidiani del Paese. Senza contare che sorvegliamo illegalmente il telefono di una giornalista, perch un perfetto sconosciuto desideroso di darci una mano ha truccato i suoi contatti telefonici. Rende abbastanza la situazione?" Arne Pedersen non apprezz quel modo ruvido di riportare i fatti, ma certo sbagliato non era. "S, direi di s. La storia del telefono  arrivata in un secondo momento. E comunque Simon aveva anche detto che tu non saresti stata d'accordo." Lei ignor l'osservazione e guard per un istante fuori dalla finestra, poi li sorprese entrambi: "Damage control, non  stato cos azzardato, e per battere una notizia del genere, il gruppo di giustizieri non potr fare altro che offrire un'intervista con l'omicida. Comunque, protezione delle fonti o meno, avranno una gigantesca opportunit". "Quasi superiore a quella che ebbero con la strage, che fu possibile perch grazie alla chiusura per le vacanze autunnali, la Langebk Skole era vuota. Molte cose sarebbero potute andare storte allora. E il movente dell'omicidio per rapina li colpir a morte. S, sar devastante per loro. Perderanno ogni sostegno, perci saranno costretti a tentare qualcosa. Simon stima la riuscita del piano al cinquanta percento, ma io credo che sia pi alta." "E noi? Come ci inseriamo nel quadro?" Era stata Pauline a proiettarsi nel futuro con questa domanda. Arne Pedersen spieg: "Quando la giornalista praticante  a proposito, si chiama Anita Dahlgren  avr fatto arrivare nella ditta di Erik Mrk il manoscritto di Anni Staal, Simon tirer fuori dal gioco lei e Malte. Li spediremo a trascorrere un weekend in campagna e tu ti occuperai di vegliare su di loro. Insieme a un paio di altri colleghi". Poi pass a esaminare i dettagli pratici, senza curarsi dello sguardo stizzito di Pauline. Quindi si rivolse alla Contessa per darle istruzioni, ma lei lo interruppe bruscamente. "Scordatelo. Se Simon vuole coinvolgermi in questo scenario da 007, dovr dirmelo di persona. Potrei anche rifiutarmi, e d'altra parte sono probabilmente l'unica in grado di fare a meno dello stipendio, quando verremo tutti sospesi." Colpito e affondato. Arne Pedersen impallid, come se avesse sparato l'ultima cartuccia a sua disposizione, e fu ancora peggio quando la Contessa, dopo un rapido ammiccamento fra donne, lasci il suo ufficio, e Pauline Berg gli si piazz davanti. "C' una cosa che devi sapere, Arne. Qualcosa che avrei voluto dirti da tempo." Lui si limit ad annuire.

"La nostra relazione...  poco pi di un passatempo per te." "No, affatto. Non devi pensare questo." La sua negazione era sincera. Allung una mano verso di lei. "Sta' fermo e ascoltami. Tu hai i tuoi figli. Tua moglie, la tua casa, i tuoi pasti a orari fissi." Si limit di nuovo ad annuire, senza sapere cosa dire. Lei gli prese il volto fra le mani e lo guard negli occhi. "D'ora in avanti sar io a dettare le condizioni. Quando io voglio, se voglio. Ti  chiaro questo?" Per la terza volta Arne annu. Lei gli stamp un bacio sulla bocca e lo spinse via, dopodich fece come per picchiarlo, mentre col tono di una scolaretta imbronciata disse: "Non voglio fare da balia a Malte e alla scribacchina da quattro soldi che gli ha messo gli occhi addosso. Un weekend in campagna, per amor di Dio! Perch non posso restare con voi? Non puoi parlarne a Simon?"

68.

Il viaggio in macchina verso Ullerlse, a quattro chilometri a nordest da Vig, nell'Odsherred, era durato un'ora e un quarto abbondante. Konrad Simonsen aveva apprezzato il giro. Il cielo andava aprendosi man mano che lui avanzava verso est, e presto il quieto paesaggio danese si dischiuse sorridente davanti ai suoi occhi, illuminato dal sole, e lo spettacolo lo mise ancor pi di buonumore. L'intervista con Anni Staal era andata bene oltre ogni aspettativa. Ora aveva la certezza che la giornalista fosse tornata in redazione convinta che la sua intuizione avrebbe scosso il Paese dalle fondamenta, e fatto schizzare ancora una volta alle stelle la tiratura del suo squallido organo di stampa. Le aveva confermato, obtorto collo, il movente dell'omicidio a scopo di rapina, gettandole poi in pasto una lunga sfilza di dettagli, panzane dall'inizio alla fine, ma molto elaborate e impossibili da verificare. Inoltre le aveva fatto spegnere il registratore, e l'aveva costretta a una farraginosa stenografia, che un domani non le avrebbe lasciato alcuna prova a cui appigliarsi. Se poi il suo articolo potesse riuscire ad aizzare i gruppi che volevano farsi giustizia da s, e forse persino a stanare Klatrer tramite Erik Mrk, si sarebbe visto in seguito. La speranza  l'ultima a morire. Il commissario non ebbe alcun problema a individuare la cittadina, che altro non era che un manipolo di case raggruppate attorno alla chiesa e al supermercato. Rallentando, si inoltr lentamente lungo le strade del paese per farsene un'idea. Non c'erano indizi di luoghi di lavoro o di altre attivit produttive e, a parte un'anziana signora in bicicletta, non vide neppure alcun essere umano. Presto si ritrov sull'altro versante del villaggio, dove ricominciavano i campi, cos fece inversione, torn indietro e si ferm nei pressi del supermercato, che a quanto aveva capito era il punto di ritrovo per tutti. Fu accolto calorosamente dalla titolare, una signora in sovrappeso, con un'allegra risata contagiosa. "Se si tratta di una cosa successa in passato, qui a Ullerlse, deve rivolgersi al vecchio Severinsen. Ma farebbe bene a portarsi dietro un paio di `fusti': lo aiuteranno a rinfrescarsi la memoria." Si mise a ridere, e nel frattempo gli mise in mano due bottiglie di birra. Poi lo invit a seguirla fuori dal negozio e gli indic la casa dove abitava l'uomo. Poco dopo, Konrad Simonsen entrava nel cortile del vecchio Severinsen, da dove lo ud chiaramente intento a spaccare la legna. L'uomo aveva un fisico asciutto, e il viso segnato dalle intemperie. Indossava abiti da lavoro sporchi e logori, e la sottile chioma bianca gli incorniciava il bel volto rugoso. Non appena il vecchio si accorse di avere un ospite, depose l'ascia. Un cane dal pedigree indefinibile sollev brevemente la testa e degn Konrad Simonsen di una rapida occhiata, prima di rimettersi a sonnecchiare. Dopo avergli stretto la mano, Severinsen lo invit a sedersi su una panchina malmessa addossata al muro della casa. Konrad Simonsen si accomod, e incroci le dita. La panchina reggeva, e lui stapp le due birre. "Si dice che lei abiti qui da molto tempo.  vero?" "Da tutta la vita." "Sono venuto da Copenaghen per sapere qualcosa sui fratelli Frank e Allan Ditlevsen. Se li ricorda?" Il vecchio bevve un sorso dalla sua bottiglia, e il commissario lo imit. Dopo pochi istanti l'uomo sput con rabbia e Konrad Simonsen fece lo stesso. Quella birra aveva un sapore sciagurato. "Non le piacevano, i due fratelli?" "No. Erano due luridi bastardi. Passavano pi tempo tra una bettola e l'altra che a lavorare onestamente, e poi fregavano il prossimo non appena ne avevano l'occasione." Un'espressione di maligna soddisfazione gli si dipinse sul viso.

"Ora per sono morti. Li hanno impiccati nella capitale, d'altronde non meritavano altro." Il quadro della situazione non era del tutto corretto, ma Konrad Simonsen sorvol. "Una volta, quand'ero giovane, diedi al padre dei due un fracco di legnate. Naturalmente anche lui  morto, parecchio tempo fa, ma nessuno sente la loro mancanza da queste parti. Erano dei brutti ceffi, tutti e tre, se vuole saperlo." "Ho qui dei nomi, e vorrei sapere se le dicono qualcosa." "Li tiri fuori." Il commissario inizi dal primo della lista. "Andreas Linke." Il vecchio rimugin a lungo. Poi disse: "Andreas, s... non ne sono sicuro... in genere ricordo bene gli anni e le facce, ma dimentico i nomi". "Quindi non lo conosce?" "Forse potrebbe essere... quell'Andreas, il figlio... Anzi, il nipote. Linke, per, lo conosco benissimo.  il Tedesco. S, lo chiamavamo sempre cos, `il Tedesco', anche se il suo vero nome era, appunto, Linke. Ha abitato qui per molti anni, fra l'altro proprio accanto ai due fratelli." Konrad Simonsen sent un moto di trionfo serpeggiargli dentro. All'inizio si manifest con un'intensa leggerezza delle membra, a poco a poco si trasform in uno sconveniente ed eccessivo orgoglio e infine culmin in un intimo grido di giubilo, che gli diede la sensazione di poter dividere ci che lo circondava in un "prima" e un "dopo". Aveva trovato Klatrer! Ci che pi avrebbe desiderato era fare un giro in giardino godendosi quel momento magico, ma rest al suo posto, e prosegu la conversazione: "Erano vicini di casa?" "Certo, ma gli indirizzi erano diversi. Il Tedesco abitava nei pressi della chiesa in una stradina laterale, che si piega in una specie di lungo arco, e le cui ultime due case si ergono di fronte al bosco, proprio dietro a quella dei Ditlersen, che abitavano sulla strada principale. Ora ci vive uno di Copenaghen, che per non viene mai qui." "Mi racconta la storia del Tedesco?" Il vecchio annu. Rimase per un pezzo seduto, a risalire indietro nel tempo; poi cominci a parlare. "Eh, il Tedesco. Certo,  una lunga storia. Dopo la guerra, nel 1945, si trasfer qui da noi insieme alla moglie. Volevano darsela a gambe, perch alla gentile signora era capitato un po' di tutto... sa, le avevano `tagliato i capelli' e via dicendo, e all'epoca pochi erano disposti a immischiarsi con gente del genere. In seguito sono anche venuti a prenderli. Comunque lui non era proprio tedesco, veniva da Tnder, insomma faceva parte di una minoranza, ma aveva in ogni caso combattuto con Hitler, perci fu messo in galera e ci rimase per alcuni anni, mentre la moglie partoriva e portava avanti la baracca. Non c'era nessuno che avesse compassione di lei, e in pi sembra che lui ne combinasse di tutti i colori, anche se poi salt fuori che si trattava soprattutto di voci. Altrimenti non se la sarebbe cavata con soli tre anni di galera." "E la moglie partor un figlio." "Una figlia, per l'esattezza, poi ne ebbe un'altra mentre il marito era ancora dentro, ma fu data in adozione. S, certo, fu una vergogna, ma d'altra parte... Insomma, non era nemmeno facile per lei, sbarcare il lunario e tutto il resto. Si ricongiunsero nel 1949, quando il Tedesco usc di prigione, e da quel momento furono in due a tirare la carretta. Lui aiutava nei campi, in pratica faceva il bracciante, come si diceva una volta. Era forte e robusto, e poi a poco a poco la gente smise di pensare alla guerra, perci per un certo periodo l'uomo fu richiestissimo. Poi la ragazzina divenne grande, ed era anche simpatica. Si iscrisse in una scuola professionale a Nykbing, sar stato il 1960 o 1961, ma dopo pochi mesi torn a casa col `pacco dono', se capisce cosa intendo. E gi, era una svergognata come sua madre. Fu cos che i due vecchi ricominciarono da zero." "La figlia era rimasta incinta, dunque."

"Ci pu giurare, e pensi che avr avuto s e no sedici anni. Ma i genitori non si lamentarono pi di tanto, in fondo erano abituati... All'epoca il Tedesco lavorava in un'autofficina a Vig. Madre e figlia, invece, avevano l'orto e le galline, che procuravano loro qualche spicciolo extra, e si prendevano cura del ragazzino. Ma poi arriv l'incendio. Era il 1964, ottobre 1964, me lo ricordo con esattezza. Fu una faccenda dolorosa." "La loro casa and in fiamme?" "Esatto. Tutta colpa dell'impianto elettrico, vecchio in maniera indecente, che prese fuoco durante la notte. Il Tedesco riusc a portare fuori il nipote, mentre la moglie e la figlia restarono intrappolate in casa." "E da allora rimase solo col ragazzo." "Col ragazzo, e con una casa distrutta. L'assicurazione gli garant un piccolo risarcimento, ma lui dovette rimetterla in piedi contando solo sulle sue forze, anche se ogni tanto noi gli davamo una mano. E poi divenne strano. Era come se non fosse pi in grado di capire che cosa succedeva. Lo choc del fronte orientale era riuscito a superarlo, quello dell'incendio no." "Il ragazzo, quindi, viveva col nonno materno." "S, ma solo fino al 1975 o 1976. Poi il vecchio mor, e il nipote fu prelevato dai servizi sociali del Comune, ma ormai era gi abbastanza grande. O forse... no, aspetti, in un primo momento se ne and da alcuni parenti in Germania." Konrad Simonsen si costrinse a ingoiare un altro goccio di birra. Il vecchio percep il suo disgusto. "La lasci pure, se non le piace. La dar a Klods-Hans, lui s che se ne intende." Cos dicendo indic il cane, che sollev pigramente lo sguardo senza accennare ad alzarsi. Konrad Simonsen spinse lontano da s la bottiglia sulla panchina, poi disse: "Se voglio rintracciare Andreas Linke sul registro parrocchiale, a chi mi devo rivolgere?" "Torni dalla titolare del supermercato. Credo che abbia gi parlato con lei quando ha preso le birre. Katrine  vicediacono, sagrestana, giardiniera, corista, o qualsiasi incarico sia riuscita ad arraffare. L'aiuter volentieri, ma deve aspettare che ritorni dal bosco.  andata fin l col poliziotto in pensione." "Col poliziotto in pensione?" "S,  venuto qui anche ieri. Si sono appena messi in strada. Certo che per essere il capo della Sezione Omicidi, lei non  messo tanto bene a comprendonio: ma non li ha visti? Quell'uomo deve avere delle ottime capacit di persuasione, visto che Katrine non va matta per le passeggiate." Il vecchio rise, e il suo tono di voce era canzonatorio, ma privo di malizia. Poi aggiunse: "Anche in questa landa sperduta leggiamo i giornali, signor Simonsen". Il commissario si alz. Il vecchio gli spieg come arrivare al bosco; il registro parrocchiale poteva attendere. Anche il cane si era alzato: la birra non poteva attendere. Nel bosco di Ullerlse, Konrad Simonsen si trascinava affannosamente fra gli alberi di faggio. Il terreno era scosceso, e il sottobosco scivoloso, per via del tappeto di foglie bagnate che lo ricopriva. Camminare in quelle condizioni era faticoso, e dopo pochi passi sbuffava come un mantice. Rallent l'andatura. Un po' pi avanti, in una radura sulla sinistra, not una sagoma di spalle; cambi direzione e and incontro alla figura. Giunto a pochi metri di distanza, cerc di farsi riconoscere, per non provocare un inutile spavento; Kasper Planck si raddrizz senza voltarsi. "Smettila di fare rumore, non sono mica sordo." "Lo vedo, e vedo anche che ti sei rimesso piuttosto in forma. Che n' stato della stanchezza e della salute malandata?" "Le meraviglie del Creato fanno bene agli anziani." Kasper Planck colp con un piede un ceppo d'albero, e punt l'indice in direzione degli altri due l accanto. " qui che  cominciato tutto, o meglio qui vicino. Frank  stato il primo, ma  successo gi nel

fienile. Allan invece ha preferito il bosco, lui era un uomo che amava stare all'aperto. Ma questo lo sai gi: cosa credi, ti ho visto l seduto a chiacchierare col vecchio." "Evidentemente dovevo approfondire." "Evidentemente s, questo  sempre stato il tuo limite, non ti prendi il tempo necessario, e non hai ancora imparato la lezione." Konrad Simonsen avvert una punta di fastidio. "Ricordati che sono qui." Kasper Planck non comment la precisazione. Si limit a dire: "Questi alberi furono abbattuti nell'inverno del 1984, e poi fatti a pezzi. Quattro enormi faggi al massimo dello splendore. Tutto il paese se ne accorse, ma nessuno si sent in dovere di chiamare la Polizia o la Guardia Forestale. Fu persino appiccato il fuoco a un capannone, e neppure quest'atto di vandalismo venne denunciato". "Dev'essere stato terribile. Quanto tempo credi che sia durata questa storia?" "Cinque o sei anni. D'altra parte il vecchio non era in grado di star dietro al nipote. Si dice che non ci stesse pi con la testa." "Lo sapevano tutti, e nessuno fece nulla?" Era una domanda. Kasper Planck era chiaramente pi ferrato di Simonsen sugli schemi di reazione della cittadina, e sui piccoli, oscuri segreti che vi si annidavano. "Sapevano  una parola grossa. Diciamo che in una comunit cos ristretta, non puoi fare un peto senza che il vicino si turi il naso, perci qualcosa devono aver intuito. Insomma, quel povero ragazzo certe volte proprio non era normale, per ci sono volute un paio di birre perch il vecchio Severinsen si scucisse. Fra l'altro facevano schifo, non credi?" "Assolutamente disgustose, ma tornando al povero ragazzo, cio Klatrer:  tornato qui per chiudere i conti col passato? Se non altro fisicamente, se cos si pu dire." Konrad Simonsen indic con la mano i ceppi attorno a lui. "Certo,  strano, perch non  stato cos, almeno a dar credito alle parole del vecchio. Ha pagato due persone per farlo al posto suo, a cui ha dato una piantina con la dislocazione degli alberi. Lui non sarebbe mai riuscito a tornare in questo posto." Il commissario si perse nelle sue riflessioni. Poi disse: "Che cosa ti ha condotto qui?" "L'omicidio dei due fratelli  un fatto personale, questo  stato il punto di partenza. Con una bella dose di prudenza si pu arrivare lontano, e all'improvviso la verit far luce su tutto. Come un angelo caduto dal cielo, che di notte bussa alla tua porta e ti illumina la mente. E quando i tasselli del puzzle saranno al loro posto, molte cose acquisteranno il giusto significato." Un discorso troppo pomposo, per non dire incomprensibile, per i gusti di Konrad Simonsen. "Non puoi essere un po' pi terra terra?" " questo il motivo per cui il venditore di salsicce doveva beccarsi a ogni costo cinque tonnellate di legno di faggio in testa, prima di crepare. Il nostro buon Andreas doveva rialzarsi presso l'albero dove lui era caduto. Mentre il maggiore dei Ditlevsen ha avuto l'onore di penzolare al centro, ucciso per ultimo e costretto in tal modo ad assistere a come venivano liquidati i suoi compagni di viaggio." "Andreas Linke, ora conosci il nome. Sei gi stato all'archivio parrocchiale?" Kasper Planck batt la mano sulla tasca della giacca. "Katrine, la tipa del supermercato, mi ha dato una fotocopia, ma do per scontato che anche i tuoi cervelli elettronici abbiano sputato quel nome. Dove vive ora? Perch tu lo prenderai, no?" Konrad Simonsen esit. Si avviarono verso il paese. Poi il commissario disse: "Non  cos semplice. All'anagrafe risulta emigrato un anno e mezzo fa, e se spicco un mandato di cattura contro di lui, rischio di essere ostacolato dalle autorit. Io credo che gli dar la caccia in segreto per un paio di giorni, poi vedremo se la tua idea sul Dagbladet porter dei frutti. Se sar cos, puoi star certo che lo spenno per bene". Kasper Planck si ferm a osservare diffidente il suo ex sottoposto.

"Sta' attento, Simon. Ci siamo gi passati entrambi, e sappiamo che stai camminando su una sottile lastra di ghiaccio. Quell'uomo non  di tua propriet, e le spiegazioni che hai appena fornito non convincono." "Solo un paio di giorni." Kasper Planck scosse la testa. "Sono pur sempre un paio di giorni." "Io voglio prenderlo. Non deve farla franca dopo aver ucciso sei persone, n lui n tutti gli altri." "Hai ragione." "Se non ricevo una confessione che confermi i dati che solo lui e noi conosciamo, rischio di restare a mani vuote. Il procuratore distrettuale mi ha quasi riso in faccia, quando gli ho parlato di un eventuale avviso di garanzia contro Stig ge Thorsen. Per Erik Mrk, poi, l'ipotesi di arresto  addirittura remota." "Gi,  difficile vivere in uno Stato di diritto, ma quei due li beccheremo senz'altro,  solo questione di tempo, e questo lo sai benissimo." "Anche Klatrer deve finire al fresco, non pu scamparla cos." "Ma s che finir al fresco, ma non  questo il punto. Non si tratta di lui, Simon, si tratta di te." Konrad Simonsen si riemp la bocca di Piratos. Passeggiarono ancora un po', poi il vecchio capo disse: "Se fossi il tuo superiore, ti avrei tolto l'indagine e spedito a casa". Il commissario non replic, limitandosi a scuotere la testa. "Tu non sei come loro, Simon." "Certo che no. Perch dici questo?" "Piantala di inventarti assurdit. Credi davvero di poter risarcire Anna Mia di quattordici anni di assenza comportandoti come Braccio di Ferro?" "Che diavolo ne sai tu di come mi voglio comportare?" "Sei sempre stato come un libro aperto, anche se pensi il contrario. Ma non importa. La cosa essenziale  che tu ammetta di non essere come loro. Solo questo. Riflettici." Konrad Simonsen si ferm, sput le sue liquirizie succhiate a met nel sottobosco, poi osserv il suo ex superiore e scosse di nuovo la testa. Che ne sapeva di cosa significa essere padre, lui che non aveva figli? Kasper Planck cambi argomento: "Com' andata l'intervista?" "Contrariamente a quanto mi aspettavo, Anni Staal ha abboccato in pieno. Anita Dahlgren  gi venuta a ritirare l'articolo da me, e stasera andr a fare una bella sorpresa a Erik Mrk nella sua azienda. Nel bel mezzo della sua cosiddetta `intervista online' con Stig ge Thorsen. Aspetta e vedrai, la cosa non mancher di destare scalpore." "Tienila d'occhio, mi raccomando. Ricordati che c' un assassino a piede libero." " in una botte di ferro fino al suo ritorno al giornale, e subito dopo, lei e Malte Borup se ne andranno in ferie a spese dello Stato. Ho incaricato tre agenti di proteggerli. Uno di loro  Pauline Berg, in qualit di attendente, ma le ho assegnato questo compito soprattutto per toglierla di mezzo. Non c' nessuna ragione per cui debba mettere a rischio la sua carriera,  gi abbastanza che lo facciamo noi." Annuendo soddisfatto, Kasper Planck domand: "Secondo te  una coincidenza che Andreas Linke  o come si chiama  sia cresciuto abbattendo alberi?" "In che senso?" "Nel senso che ha frequentato una scuola professionale per Guardia Forestale in Germania. Il figlio di Katrine lo ha incontrato una volta a Odense, e gliene ha parlato." "Non faccio lo psicologo." "E questo che significa? Una volta non ti ho forse dato un congedo per seguire un corso sul rapporto fra criminalit e psiche? Avrai pur imparato qualcosa, o  stato solo uno spreco di soldi?" Kasper Planck rise in modo enfatico della sua spiritosaggine, rifiutando di essere aiutato ad

attraversare il fossato che separava il bosco dal sentiero diretto al paese. Konrad Simonsen, invece, rimase serio.

69.

Nell'azienda di Erik Mrk a Rdovre, a sud di Copenaghen, Stig ge Thorsen sentiva la sua collera montare sempre pi. Come d'accordo, era arrivato quasi tre ore prima della messa in rete dell'intervista, ma dopo un noiosissimo giro in mezzo a una folla di persone sconosciute, dove era impossibile orientarsi, era stato parcheggiato in una sala conferenze, per una lunga, passiva attesa. Il locale odorava di asettica modernit, e lui si percep inadeguato. La sua irritazione crebbe. Pass parecchio tempo prima che il suo amico si facesse finalmente vedere. Arriv con un vassoio carico di sei panini. Aveva l'aria affaticata. "Scusami, Stig ge, mi dispiace averti fatto aspettare, ma c' stato un intoppo." Stig ge Thorsen emise un borbottio indecifrabile, e la sua parte pi gentile mostr un sorriso stentato. L'amico si sedette e addent un panino: non sembrava molto padrone della situazione. "Forse dovresti prendertela un po' pi comoda, Erik." L'uomo si allent la cravatta e cerc di seguire il consiglio. "Hai ragione,  tutto un correre avanti e indietro, non ho mai lavorato cos tanto. Comunque, hai seguito i media, ieri e oggi?" "Se ti riferisci a quella studentessa, devo dire che mi  sembrata davvero convincente. Stavo per mettermi a piangere." " stato un intervento utile, nessun dubbio a riguardo, ma in realt stavo pensando a te. Tutti non aspettano altro che la tua intervista. Cinque canali tv locali vogliono trasmetterla in diretta, col commento dallo studio, non so se mi capisci.  una delle cose su cui abbiamo lavorato pi intensamente nei giorni scorsi." "Quindi che succeder dopo l'intervista?" Erik Mrk sembr sorpreso. "Dopo l'intervista? Be', domani ci sar la manifestazione davanti al Parlamento, e in alcuni luoghi scelti in provincia. Pi o meno a met del colloquio sbatteremo in faccia ai lettori una schermata con le nostre richieste, il nostro slogan e naturalmente ora e luogo dell'evento. Il punto sta tutto qui. Noi ti utilizzeremo come esca mediatica per spronare la gente a mobilitarsi, per assicurarci la massima diffusione del nostro messaggio. Perci domani ci occuperemo di mettere inserzioni a tutta pagina sui maggiori quotidiani, con la studentessa a farci da traino. Fra poco ti mostrer l'edizione provvisoria, che  venuta proprio bene, devo dire." "Ehi ehi, aspetta un momento. Le nostre richieste..." Ma era difficile frenare Erik Mrk. La carenza di sonno e l'eccesso di adrenalina misero in moto il lato maniacale della sua indole. "Abbiamo tempestato di appelli e rivendicazioni un centinaio di membri del Parlamento, in modo da agitare le acque nei partiti, e a quanto emerge dai miei ultimi contatti col mondo politico, si parla ormai apertamente di un decreto legge contro la pedofilia. La pressione dell'elettorato, il comportamento ignobile di Thor Gran, la violenza e, non da ultimo, la confessione ai quattro venti della studentessa hanno preparato il terreno. E poi, lo sai cos' un Usa a met?" "Non ne ho idea, ma so che ti stai facendo prendere la mano..." "Pena detentiva pari a met di quella comminata negli Stati Uniti, che qui da noi significherebbe per gi un bel progresso. E il sostegno che riceviamo via internet  entusiasmante. Se invio una mail chiedendo cinquecento ciambelline con la glassa rosa per una cena elettorale a Thisted, ci vogliono meno di..."

Stig ge Thorsen batt con violenza il palmo della mano sul tavolo. "Adesso piantala, Erik. E ascolta tu, almeno una volta!" L'amico tacque. E ascolt. "Innanzitutto, che cosa intendi con `le nostre richieste'? A quanto mi risulta, nel gruppo eravamo d'accordo da mesi su questo punto. Non puoi venirmi a dire che le hai cambiate." "No, infatti, le ho solo riformulate." "Cio?" "Ecco, le ho suddivise in tre settori. Giustizia: chiediamo pene pi severe e l'abrogazione del termine di prescrizione. Prevenzione: chiediamo risorse economiche per incrementare la sicurezza nei Comuni e per organizzare corsi per maestri e insegnanti. E infine, qualora il danno sia gi stato fatto, chiediamo l'erogazione di un servizio di supporto psicologico gratuito per le vittime." Stig ge Thorsen si trov d'accordo. A grandi linee le nuove richieste corrispondevano a ci che avevano deliberato. "E lo slogan?" "`Basta molestie, leggi pi giuste.'  l'unico slogan per domani, e non ci saranno discorsi o altre attivit. In compenso, la gente rimarr sul posto, in dignitoso silenzio, finch i politici non daranno alla luce una proposta di legge." "Bene. Finalmente mi sembri di nuovo normale, mi fa piacere. Ora ti resta solo da aggiornarmi sull'intervista, nel dettaglio e con calma." "Ci siamo rivolti a un'esperta di comunicazione. Lei ti legger le domande, tu risponderai a voce, poi lei scriver le risposte per tutti coloro che in quel momento saranno collegati. Cos sar pi rapido che se dovessi scrivere tu. Le persone che vogliono intervenire hanno di solito la possibilit di fare una, due domande, botta e risposta, in modo che si sviluppi un piccolo dialogo, ma a condurre il gioco, a stabilire il come e il quando, sarete tu e lei. Funziona come nelle dirette in radio, a parte un certo filtro." "Sembra piuttosto semplice." "Lo , e naturalmente sarai tu stesso a decidere cosa rispondere, ma la consulente ha l'incarico di aiutarti, e di metterti sull'avviso nel caso avesse l'impressione che ti stia rendendo ridicolo." "Benissimo." "Sar presente anch'io in sala, ma non interverr. Solo tu e lei sarete coinvolti in prima persona, io faccio, come dire, da supporto esterno. Hai qualche dubbio?" "No, sei stato molto chiaro." Erik Mrk sorrise. "Ti porto la bozza dell'inserzione?" "Volentieri, grazie." Si alz e usc. Cos Stig ge Thorsen rimase di nuovo solo. Due ore dopo, inizi l'intervista online. Stig era nervoso nel corso delle prime domande, ma a poco a poco lui e l'esperta di comunicazione raggiunsero un ottimo livello di collaborazione. Di tanto in tanto Erik Mrk li aggiornava sul numero di persone che seguivano l'evento. La sua voce era trionfante quando annunci che avevano superato i duecentottantamila collegamenti. La consulente lesse dallo schermo: " d'accordo col fatto che l'uomo abbia ucciso cinque persone?" La consulente digit:  d'accordo col fatto che l'uomo abbia eliminato cinque pedofili? Stig ge Thorsen annu. "S." La consulente digit: Sono d'accordo con la sua battaglia contro i pedofili. "Va bene." La consulente batteva rapida sui tasti, quando la porta del locale si apr con fragore. Tutti e tre si voltarono di colpo. Una schiera di collaboratori fece irruzione nella stanza. In testa la portavoce che punt il dito contro Erik Mrk dicendo, senza neppure provare a nascondere la gravit della situazione:

"Erik, devi venire immediatamente di l, abbiamo grossi problemi". L'uomo la segu, convinto che fosse arrivata la Polizia per arrestarlo. Fu condotto nel suo ufficio, dove lo aspettava seduta una giovane donna che uno dei collaboratori gli present: "La signora  Anita Dahlgren, giornalista del Dagbladet. Leggi qui". Dopodich gli mise in mano una pila di fotocopie, col logo del quotidiano stampato su entrambe le facciate. Erik lesse. Gi dopo i primi due estratti, cominci a sudare e dovette sedersi. Terminata la lettura, ebbe ancora la prontezza di abbassare un'ultima volta gli occhi sul testo, mentre nel frattempo cercava di raccogliere le idee. Perci, quando alz lo sguardo per incontrare l'espressione accusatoria degli astanti, era pronto. Ripreso il controllo di s, chiese alla ragazza: "Come ha avuto questi documenti? E perch  venuta a portarmeli?" Anita Dahlgren afferm di essere una sostenitrice della sua causa. Poi gli spieg che Anni Staal aveva inaspettatamente ottenuto un'intervista col commissario della Polizia Giudiziaria Konrad Simonsen. "Ma se ci ha dato queste informazioni in anticipo, allora non crede al loro contenuto, o sbaglio?" "Io sono venuta qui per rimproverarla. Quando ho saputo dell'intervista, non sapevo cosa avrebbe svelato, Anni Staal se l' tenuto per s. Ma poi ho pensato che se mi fossi... presa la briga di mettervi a conoscenza di questi fatti in anticipo, forse vi sarei stata d'aiuto, e non appena ne ho avuto l'occasione, ho fatto una copia. Dopo averla letta, per... s, mi sono davvero infuriata, e non mi  ancora passata. Mentre venivo qui, mi sono venuti mille pensieri in testa, avrei voluto gridare, mi sono trattenuta. Poi, quando ho visto il posto... non so, non mi sembrava il caso di urlare, ma mi sarebbe piaciuto poterlo fare." La portavoce prese le sue parti: " stata gentile a venire. Capisco benissimo la sua rabbia, sono furiosa anch'io". Erik Mrk rinunci a screditare la ragazza. Una stronzetta da quattro soldi, ma purtroppo estremamente credibile. "Quando lo pubblicate?" "Non ne ho idea, forse domani o nell'edizione del week-end, credo, ma spero davvero che ci sar una qualche ragionevole spiegazione, altrimenti ho chiuso con il sostegno alla vostra causa." La portavoce stette di nuovo al passo. Rivolse a Erik uno sguardo duro. "Lo spero anch'io. Non so su che treno sei saltato, ma se questo  vero, scendo immediatamente." Lui la ignor, concentrandosi sulla giornalista. "Ha il numero del cellulare di Anni Staal?" La risposta arriv esitante, bench Anita Dahlgren esultasse dentro. "Non saprei... s, certo che ce l'ho,  solo che se lei spiffera ad Anni che io..." Erik la interruppe. " chiaro che non lo far, per nessuna ragione, ma la Polizia le ha confezionato una panzana colossale, ed  mio e suo interesse smascherarla." Lo scetticismo dei collaboratori fu a malapena scalfito dalle sue parole. Erik prosegu, cercando di essere il pi possibile convincente. " sbagliato, senza mezzi termini, n pi n meno." "Perch la Polizia dovrebbe mentire? Non ha senso." "Ne ha perfettamente, invece. Gli investigatori vogliono che la gente li aiuti nelle indagini, e non appena queste assurde trovate saranno di pubblico dominio, spiccheranno sicuramente uno o due mandati di cattura." Punt l'indice contro la sua collaboratrice. "Devi trarre le tue conclusioni. So che sei stata di grande aiuto per me, ma se non te la senti di sostenermi senza se e senza ma,  meglio che te ne torni a casa. Ho bisogno di te, ora pi che mai, ma solo se sei pienamente convinta." La donna non nascose di voler riflettere con accortezza sulla proposta. Le tempie di Erik Mrk

pulsavano, durante l'attesa. Non lo preoccupava la decisione della collaboratrice in s: il punto era che la sua defezione poteva essere la prima pietra di una valanga. Dopo un'eternit, Anita si decise: "Se questo articolo viene dato alle stampe, faccio marcia indietro. Fra l'altro, ultimamente sono successe cose che non mi sono piaciute. Gente che  stata massacrata di botte e via di questo passo. Ma questo..." Indic le fotocopie. "Questo non posso accettarlo." Parecchi altri fecero sentire la loro voce, ed erano tutti dello stesso parere. Le possibilit di Erik Mrk erano ormai limitate, ciononostante, con la fiducia in se stesso che gli rimaneva, l'uomo disse: "Quest'articolo non verr pubblicato". Non era affatto facile mantenere questa promessa, come Erik scopr un paio d'ore pi tardi, quando, seduto al bar del ristorante Andrikken, nel centro di Copenaghen, dovette misurarsi con la testarda diffidenza di Anni Staal. "Che lei dica `Chelsea' non mi impressiona pi di tanto.  un'informazione che potrebbe essersi procurato in parecchi posti, e non indica necessariamente che sia stato lei a inviarmi quei video via mail, e non mi convince fino in fondo neppure il fatto che il montaggio sia opera sua." Fece volteggiare nell'aria la chiavetta usb che lui le aveva dato. "E per lo stesso motivo, ovvero che qualcuno dei suoi sostenitori potrebbe benissimo averle inviato quelle riprese. Comunque  chiaro che dar un'occhiata a questo materiale, anche se in tutta onest devo dirle che le sue elucubrazioni su un presunto complotto della Polizia nei miei confronti non valgono una cicca. In sostanza, caro Erik: io non le credo. Forse lei stesso  stato fuorviato, o forse mente, chi pu dirlo? Non mi  chiaro il suo ruolo in tutto questo bailamme. L'unica cosa che so,  che lei non ha detto nulla che possa persuadermi a ritirare il mio articolo." Anni Staal si stava godendo la situazione. Era evidente che aveva tutti gli assi nella manica, cos come non c'era dubbio che l'uomo non fosse a conoscenza della clausola di Konrad Simonsen. Il che si poteva forse sfruttare per ottenere un premio extra, se lui aveva qualcosa da darle in cambio. "Ho molto da fare. Siamo in chiusura col numero di domani, e non serve a nessuno di noi stare qui seduti a perdere tempo. Cominci con il raccontarmi come ha avuto una copia della mia intervista. Vorrei proprio saperlo." Erik Mrk in quel momento era un uomo duramente sotto pressione. Che non avesse tradito Anita Dahlgren dipendeva soltanto dal fatto che non gli sovvenne il suo nome. In compenso ricordava benissimo quello della segretaria del Dagbladet che in seguito lo aveva contattato con lo stesso identico compito, senza tuttavia avere l'intervista. Anni Staal si segn il nome. "Guarda guarda. Bene, ultimo punto all'ordine del giorno: che cosa pu offrirmi? Lei sostiene che io sia stata ingannata, ma non ha nessuna prova che lo dimostri. Io, invece, ho conferme a iosa dalle mie numerose fonti. Provi a considerare la situazione dal mio punto di vista. Ha qualcosa da darmi o non ce l'ha?" Nel profondo, Erik aveva sempre saputo che ci che stava per dire era la sua unica via d'uscita. "Se le procurassi un incontro con l'uomo che ha compiuto le esecuzioni, sarebbe disposta a posticipare la pubblicazione dell'intervista col commissario Simonsen, finch non avr sentito ci che ha da dirle? Quest'uomo sa anche cosa ne  stato dei soldi, e sapr dimostrarglielo." "Un'intervista con l'omicida in persona... Be', non  cosa da poco." Lui non rispose. Non si chiese neppure se Anni Staal avesse paura. "Un solo giorno. Posticiper la pubblicazione di un solo giorno, e poi dovr avere conferma dell'intervista entro questa sera, ed essere in grado di farla domani. Se non avr notizie, e i nostri termini per la pubblicazione saranno scaduti, la storia dell'omicidio a scopo di rapina finir immediatamente sulla prima pagina del giornale. E un'altra cosa: deve essere il carnefice in persona a contattarmi, e non esiter ad accertarmi che sia lui. Ci sta?"

Erik Mrk ci stava. Il barman port loro un paio di drink che non avevano ordinato. Erano un gentile omaggio di un cliente che aveva riconosciuto la giornalista. Anni Staal bevve un sorso e brind con un uomo calvo di mezza et seduto al bancone, che ricambi con un timido sorriso. Anche Erik brind, stupidamente. Poi disse: "Parler con lei solo se non ci sar neanche l'ombra di un poliziotto". "Grazie tante. S, mi pare di ricordare che gli assassini fanno spesso questa richiesta. Voglio che mi chiami al cellulare, diciamo alle 11,00." Si scol un secondo drink, ripose le sigarette in borsa, poi con sorprendente eleganza si alz e lasci il ristorante. Prima di uscire, schiocc un bacio sulla fronte del filantropo calvo. Il suo rossetto lasci l'impronta. Erik Mrk trov la scena grottesca, l'uomo invece rise di cuore. Sembrava un porco.

70.

Sulla via del ritorno da Odsherred, Konrad Simonsen convoc i collaboratori pi stretti per una riunione notturna a casa sua. Tutti, a parte Poul Troulsen, che a quanto sosteneva era ormai alla fine, senz'altra prospettiva davanti, se non quella che la morte, in un impeto di piet, venisse a liberarlo prima possibile. Al contrario, sua moglie aveva declassato la terribile malattia a febbricola serale, sicch Konrad Simonsen ritenne ragionevole che la verit fosse nel mezzo. In ogni caso, avrebbe dovuto fare a meno di lui. Gli altri promisero di trovarsi da lui alle 10,00. Solo Pauline Berg si dimostr recalcitrante, e il commissario fu costretto a dirle a chiaro e tondo al telefono: "Non  una proposta da discutere, Pauline. Andrai a prendere Anita Dahlgren al giornale alle 23,00 e la porterai a Sllerd Kro. Strada facendo, passerai a prendere Malte Borup al Quartier Generale, e rimarrete tutti e tre insieme fino a nuove disposizioni da parte mia. Tu sarai l per proteggerli, e questo  un ordine". All'ennesimo cenno di insofferenza di Pauline, il commissario, sul punto di perdere la pazienza, le propose: "Facciamo cos: potrai partecipare anche tu all'incontro, se non altro all'inizio, e poi prometto che ti terr informata in corso d'opera. Ma questo  tutto, quindi vedi di rassegnarti". Kasper Planck, seduto al posto del passeggero, gli scipp il cellulare e disse con la massima calma: "Ciao, Pauline. Devi fare ci che ti chiede Simon,  davvero importante". Poco dopo chiuse la comunicazione. Konrad Simonsen comment: "Come diavolo ci sei riuscito, era fuori di s". "Bisogna parlare lentamente e dando direttive precise, cos si mettono subito sull'attenti. Vale per tutte le donne." Il commissario rimugin su questo concetto per buona parte della strada verso Copenaghen. Giunto a casa, tir fuori gli scacchi, ma il vecchio ex superiore era esausto, e stavolta la sua stanchezza non era una finta. Konrad Simonsen tossicchi un paio di volte, quando vide l'avversario indugiare su una mossa relativamente banale. Ma non successe nulla. Il bianco poteva tossire quanto voleva: il nero si era addormentato. Il commissario lo trascin a fatica sul suo letto e gli tolse le scarpe, alquanto irritato per come si erano messe le cose proprio nel momento in cui lui aveva una posizione di vantaggio. Ma forse l'interruzione non era avvenuta cos a sproposito: dopo pochi minuti, infatti, arriv la Contessa. Con un'ora e mezza di anticipo e un broncio che non finiva pi. Si era a malapena tolta la giacca, che subito cominci a dargli addosso: "Mi sento pugnalata alle spalle, Simon, pugnalata alle spalle e sottovalutata. E la cosa mi dispiace ancora di pi, se ripenso alla nostra serata di luned scorso.  stata davvero bella, ma se ora la vedo alla luce della tua riluttanza a condividere con me ci che hai scoperto, non esito a definirla una ipocrisia, per non dire un inganno vero e proprio. E potrai dirmi fino allo sfinimento che non bisogna confondere il lavoro con la vita privata, ma sei proprio tu a fare il contrario, e a tenermi fuori da..." Continu imperterrita per la sua strada per un bel pezzo ancora. Konrad Simonsen prov a mettere in pratica il suggerimento di Kasper Planck, ma non serv a nulla, anzi, peggior addirittura la situazione. Alla fine non trov altro rimedio che darle ragione, nella speranza che a un certo punto rimanesse a corto di munizioni. Il che accadde, certo, ma nel pi spiacevole dei modi. "Ho riflettuto a lungo se sia opportuno che io resti ancora sul caso. A rischiare la carriera per un'idea balorda, tanto illegale quanto privata, e dove la chiave di tutto  appunto l'aspetto personale. Ora la domanda : per quale motivo dovrei aiutarti, Simon, visto che nemmeno tu vuoi aiutare te stesso?" Lui non cap il nesso, in un primo momento, poi gli fu subito chiaro. La Contessa voleva stroncare sul nascere le sue obiezioni.

"Ho parlato parecchie volte con Anna Mia al telefono. Non sa pi a che santo votarsi, ed  molto preoccupata, cosa che capisco benissimo. Lei ti vuole molto bene, e per la verit anch'io te ne voglio, credo. Ora, le mie condizioni sono queste: io rester accanto a te e ad Arne comunque vada a finire questa storia. Tu, per, mi devi promettere solennemente di fare quello che sto per dirti, a partire da luned. Primo, prendere regolarmente le pillole per il diabete. Secondo, andare dal dietologo e seguire alla lettera le sue indicazioni. Terzo, smettere di fumare. Ora la scelta spetta a te, Simon, ma finiscila con la storia che la tua vita privata non mi riguarda. Hai voluto la bicicletta, ora pedala." Era troppo in un colpo solo, anche per un uomo di mondo nel fiore degli anni. Forse l'amore rendeva ciechi ma di sicuro non muti, in ogni caso non davanti a lei, e inoltre il romanticismo traspariva chiaramente dall'accurato elenco delle sue richieste. Konrad Simonsen vag inquieto con lo sguardo, e scelse la fuga. In via sperimentale. "Oggi io e Kasper Planck abbiamo scoperto l'identit di Klatrer, l'arrampicatore. Si chiama Andreas Linke, ma non sappiamo dove abita, perci bisogna escogitare un modo per spingerlo a uscire allo scoperto. Esattamente come abbiamo fatto per individuare il suo nome." La sorpresa della Contessa era evidente. "Lo avete trovato? Non potevi dirmelo un po' prima? Dove siete stati?" Dalla camera da letto si impose la voce dell'anziano ex capo in pensione, e fu difficile ignorarla. "Sta buttando via i gioielli per potersela svignare, come Rolf Krake."* Konrad Simonsen si volt stupito. Credeva che il vecchio dormisse. Poi si batt l'indice contro la tempia per far intendere alla Contessa che il suo predecessore era ormai mentalmente instabile. Non serv a nulla, visto che la frase successiva di Kasper Planck non si perse nelle nebbie della mitologia nordica: "Attenta, sta scappando. Tienilo stretto, donna di poca fede!" Konrad Simonsen, irritato, gli url in risposta: "Sta' attento a come parli. Non usiamo pi questo linguaggio fra noi". Guard la Contessa come a volersi scusare, ma non gli riusc di scamparla per la terza volta. "Ti ho fatto una domanda, Simon: sii cos gentile da darmi una risposta." Un paio di ore dopo, Kasper Planck, Arne Pedersen, Pauline Berg e la Contessa erano seduti attorno al tavolo accanto al divano nell'appartamento del commissario, mentre quest'ultimo stava in piedi a fumare davanti alla porta-finestra aperta. Arne Pedersen era in diretta telefonica con Anita Dahlgren, che si trovava alla redazione del Dagbladet. Konrad Simonsen gett il mozzicone di sigaretta e chiuse la porta. Poi comment: "Anni Staal arriver fra poco: Erik Mrk le ha appena telefonato per avvisarla che verr contattata entro mezz'ora. Ora s che potete cominciare a sperare". Nessuno parl per un po' di tempo. Erano tutti in trepida attesa. A un certo punto la Contessa ruppe il silenzio: "Ho una buona notizia da darvi. Da luned Simon smetter di fumare". Gli altri fecero un cenno di approvazione, tessendo le lodi del commissario, tranne Kasper Planck, che si esib in una risatina stridula. Proprio in quell'istante, Arne Perdersen annunci: "Anni Staal  arrivata". Pass qualche minuto, prima che aggiungesse la seconda frase. Gli altri erano sulle spine. "Ha acceso il computer e ora sta inserendo la sua chiavetta usb nel... un attimo... solo un secondo... forse ha azionato il film, Anita non ne  sicura, s, ora s,  sicura.  il filmato delle esecuzioni. Anita non pu sentire l'audio, ma l'uomo nel video piange, forse si tratta di Thor Gran. S,  proprio lui.  disgustoso, davvero disgustoso, almeno stando a quello che dice Anita. Ora Anni Staal ha stoppato il video.  al telefono, sta utilizzando la linea veloce." Arne fece una breve pausa. "A quanto pare non riesce a collegarsi." All'improvviso url: "Accidenti, Anita, metti gi, ti richiamo". Cos interruppe la prima telefonata e prese la seconda. Aveva ricevuto un avviso di chiamata al

cellulare. I colleghi erano impressionati dalla sua abilit di centralinista. La sua voce aveva la potenza di un tuono, quando disse: "Che diavolo combini, Anni, vuoi ficcarti in quella testa bacata che non mi devi telefonare? L'ultima volta mi avevi promesso che non sarebbe mai pi successo. E allora? Che idiozia ti sei inventata ora per giustificarti?" Ascolt la risposta. Poi ringhi: "Adesso non solo credo che sia cos, ne sono sicuro. Ma se hai qualche dubbio, procurati un'altra fonte". Si mise di nuovo in ascolto, poi rispose: "No,  esatto, l'ordine di sequenza dei videoclip era diverso. Il primo a essere stato ucciso era Jens Allan Karlsen, il pi a sinistra, e l'ultimo Frank Ditlevsen, che  stato collocato al centro. Ma dimmi, come mai ti interessa saperlo?" Ancora una pausa, poi concluse la telefonata: "S, fallo e aggiungi altre mille corone al mio onorario. E non ti azzardare mai pi a richiamarmi". Dopo aver interrotto la comunicazione con Anni Staal, Arne telefon immediatamente ad Anita Dahlgren. Il contatto venne ripristinato con le stesse modalit di prima. Nei venti minuti successivi non accaddero fatti di rilievo, a eccezione del repentino e silenzioso abbandono dell'appartamento da parte di Pauline Berg. Anni Staal scrisse sul sito del giornale un post in cui spiegava che il suo articolo con l'intervista a Konrad Simonsen era stato passato sottobanco a una persona esterna alla redazione, e che a tale proposito nutriva qualche sospetto su una certa segretaria. All'improvviso successe qualcosa. Arne Pedersen rifer: "Il suo cellulare sta squillando". Nello stesso istante suon anche il telefono-copia. Konrad Simonsen lo prese e si mise ad ascoltare. A un certo punto scrisse qualcosa su un foglio, e quando interruppe la comunicazione, lo guardarono tutti intensamente. "L'uomo che l'ha chiamata ha superato il suo piccolo test sull'ordine dei filmati, e cos si sono dati appuntamento per domani." Il messaggio fu seguito da un'esplosione di gioia. Persino Kasper Planck batt le mani. "Hindstrup Hovedgade, Kongens Kringle, otto chilometri a est di Middelfart, ore 12,00 in punto." La Contessa gli pose una mano sul braccio, con una lieve pressione. Poi domand: "Le ha indicato un nome?" Konrad Simonsen si stiracchi come un gatto che fa le fusa. "Come no, come no. Ha detto che pu chiamarlo Klatrer." * Rolf Krake: eroe della mitologia nordica. Figlio di Helgi e Yrsa,  soprannominato Krake, "piolo", da Vogg, a cui regala due anelli d'oro. [N.d.T.]Ai colleghi rifer: "Si  messa gli auricolari, e pu parlare con una certa libert. Il suo computer  collegato in modo tale da riprodurre lo schermo di quello di Anni Staal, che al momento per  spento, e lei non si  fatta ancora vedere. Anita  preoccupata dal fatto che la redazione si sta svuotando. La maggior parte dei collaboratori  andata a casa".

71.

Il castello di Stenholm risaliva alla met del Cinquecento, quando la baronessa Lydike Rantzau fece costruire la sua fortezza rinascimentale. All'epoca era ancora fresco il ricordo di Skipper Clement e del trattamento che la sua armata di contadini riserv ai feudi padronali durante la faida di Greven. Di conseguenza la nuova dimora della baronessa era attrezzata per poter far fronte a una massa di ribelli. Massiccia e inespugnabile, con spesse mura, numerose feritoie, fossato e ponte levatoio. Le aree pi gradevoli del castello erano lo splendido giardino di rododendri e il parco all'inglese, con sentieri tortuosi e passerelle che collegavano le sponde dei laghetti artificiali. La costruzione si estendeva fino a Gamborg Fjord, e proseguiva oltre la piantagione di abeti di Hind. Ai piedi del castello c'era Hindstrup, una cittadina di provincia che poteva vantare uno splendido porticciolo per barche da diporto, una serie di piccole industrie, e infine una piazza con isola pedonale, dove pochi negozietti di generi alimentari facevano fatica a sopravvivere. Definire la cittadina vivace sarebbe stata un'esagerazione, tuttavia i suoi abitanti erano piuttosto attivi, e bench la maggior parte di essi si guadagnasse il pane a Middelfart o a Odense, c'era movimento. E questo grazie soprattutto all'accessibilit dei prezzi delle case, e al massiccio flusso di turisti che la invadeva d'estate. A Hindstrup, Konrad Simonsen aggiunse la violazione di propriet privata alla gi nutrita schiera di infrazioni che aveva commesso nei giorni precedenti. Per fortuna si limit a violare una legnaia, e per fortuna la villa cui essa apparteneva era in vendita e disabitata. Era arrivato di notte, e si era messo a gironzolare per la via principale, aiutato nell'orientamento dalla luce bianca della luna piena. Di fronte alla panetteria Kongens Kringle c'era una biblioteca, la cui insegna segnalava che l'accesso era consentito dalle 8,00 del mattino. Konrad Simonsen telefon alla Contessa per informarla; lei conferm di aver capito, nonostante stesse crollando dal sonno. Subito dopo la telefonata, il commissario individu un capanno sul retro di una villa situata in una traversa della strada principale. Era aperto e zeppo di legna per il camino. Una catasta di sacchi di plastica contenenti ciocchi tagliati irregolarmente ricopriva il locale dal pavimento al soffitto, bloccando in tal modo la parete in fondo. Solo i due lati pi lunghi della legnaia erano costituiti da muri maestri, mentre gli altri due consistevano di travicelli orizzontali con ampi spazi fra l'uno e l'altro, per consentire alla legna di asciugarsi. Il commissario si fece strada fra le cataste spostando a fatica un sacco dopo l'altro e constat, non appena ebbe liberato una porzione della parete pi lontana, che quello era proprio il posto che stava cercando. A destra poteva tenere agevolmente sotto controllo la panetteria, e proprio davanti a lui, sulla collina, si ergeva il castello. Il bosco alla fine del parco si trovava spostato di un paio di gradi a sinistra, e anche a occhio nudo, alla luce della luna, era in grado di scorgerne il margine. Non poteva andare meglio. Dalla macchina prelev le coperte e la borsa da viaggio. Si sistem alla meglio sulle cataste di legna e punt la sveglia che si era portato appresso. Ma prima di chiudere gli occhi, lanci un ultimo sguardo in direzione del bosco, e mormor: "Buonanotte, Klatrer, domattina ti prendo". Si addorment all'istante. Dopo cinque ore trill la sveglia, e il commissario inizi la giornata nello stesso modo in cui aveva concluso la precedente: rivolgendo uno sguardo al bosco e al borgo. Al buio, il dislivello sembrava maggiore, ma lo scenario non era molto diverso da quello che si era immaginato la sera prima a casa sua, quando la Contessa, con il contributo di un paio di forbici, nastro adesivo e pagine scaricate da internet aveva elaborato un'ottima cartina di Hindstrup e dintorni. L'aveva spiegata sul tavolo da pranzo ed entrambi l'avevano studiata con cura, come una carta topografica prima di una battaglia. Dopo un po' di

tempo, Arne Pedersen aveva tentato di dare alla sequenza dei luoghi una parvenza di sistematicit, battendo la mano sulle diverse aree mentre parlava. "Ok: qui c' la citt, qui il castello, qui il parco che sconfina nel bosco, e poi abbiamo il fiordo e la piantagione. Il bosco e il castello sono in alto, la citt in basso. Ora, immaginiamo di essere Klatrer: da dove ha la visuale migliore? S,  quasi ovvio." Fece scorrere un dito lungo il margine del bosco. "Da qui ha la vista libera fino alla strada principale, per lo meno da un lato, e io scommetto cinque torte al cioccolato che il Kongens Kringle si trova l." La Contessa era d'accordo. "A parte il fatto che le scommesse non fanno pi parte del tuo repertorio, mi sembra perfetto. Quest'edificio qui potrebbe essere la casa di riposo, e ha un numero dispari. La panetteria si trova sicuramente di fronte, ma lui potrebbe anche abitare in citt o avere accesso al castello. Da l il panorama  ancora migliore. Per che cosa viene utilizzato ora?" " una scuola per dislessici. Credo che nessuna di queste possibilit sia particolarmente realistica. La sua ritirata sar complicata se..." Konrad Simonsen si era concentrato a lungo sulla cartina. A quel punto si inser nella discussione. "Questo  il bosco. L Klatrer si sente al sicuro, vi si acquatta in attesa del via libera. Riesco quasi a vederlo. Di sicuro si apposter l prima che faccia giorno. Non dimenticate che  rimasto buona parte della notte ad aspettare vicino al baracchino delle salsicce, ad Allerslev." Kasper Planck scosse la testa, la Contessa lanci uno sguardo preoccupato, e Arne Pedersen disse: "Propongo di mettere da otto a dieci agenti in borghese in citt, meglio se dei Servizi Segreti, e poi da trenta a quaranta uomini nel bosco e altrettanti nella piantagione. Dobbiamo accerchiarlo in modo che non abbia nessuna possibilit di fuga". Continu rivolgendosi direttamente a Konrad Simonsen: "Usa la Divisione dei cacciatori o dei sommozzatori come task force, se puoi. Quei ragazzi sono in gamba, e abbiamo tutto il tempo di organizzare l'operazione". Konrad Simonsen scosse la testa. "Quanta gente desidera che Klatrer la faccia franca? Met della popolazione? Il venti percento? Il dieci percento? Fate un'ipotesi." La Contessa rispose esitante, ben conscia di dove sarebbero andati a parare. " difficile dirlo. L'atmosfera sta cambiando di nuovo, credo, ma al momento c' una specie di guerra mediatica. La stampa  ambigua, e molti dei cosiddetti notiziari diffondono dati manipolati o fortemente tendenziosi." "Un numero, Contessa, prova a darmi un numero. Dieci percento?" "No,  troppo ottimistico. Purtroppo." Il commissario si rivolse ad Arne Pedersen: "Arne, tu che sei bravo col calcolo delle probabilit, considera una cifra bassa, che so, il cinque percento. Quante possibilit abbiamo di scegliere settanta persone, di cui nessuna  non una sola  sveli l'azione prima che cominci?" Il ragionamento era incontestabile, e n Arne Pedersen n la Contessa obiettarono sulle conclusioni del capo: "La cosiddetta `task force' che operer domani  composta da noi tre. Io partir fra poco e tu, Contessa, mi raggiungerai alle 8,00. Per quell'ora avr trovato un alloggio per entrambi. Arne, tu seguirai Anni Staal, ma procurati una macchina diversa dalla tua". Nessuno propose alternative praticabili. Neppure Kasper Planck. Arne Pedersen replic: "E se Klatrer telefona e cambia il luogo dell'appuntamento? Io lo farei". "Portati dietro il telefono-copia, e poi se sar il caso improvviseremo. Tuttavia io sono sicuro che Klatrer si nasconder nel bosco fino all'ora dell'appuntamento. Fa parte del suo modo di agire. Il bosco  il suo migliore amico e il suo peggiore nemico." Questa volta si preoccup anche Arne Pedersen.

Nella legnaia, invece, Konrad Simonsen non era preoccupato affatto. Senza fretta, mangi le sue tartine al pat di fegato e le annaffi abbondantemente con l'acqua della borraccia. Caff e sigaretta mattutina dovevano restare un pio desiderio, ma la cosa risult pi facile da accettare di quanto avesse temuto. Una piacevole, stuzzicante tensione gli si insinu nelle membra, rendendolo al tempo stesso sereno e adrenalinico. Dalla borsa estrasse la sua pistola d'ordinanza. Erano passati anni dall'ultima volta che era andato in giro armato, e gli ci volle un po' di tempo per adeguare le cinghie della fondina alla sua nuova mole. Subito dopo, squill il suo cellulare. Erano le 8,30, e Arne Pedersen aveva gi organizzato l'appuntamento telefonico. La sua voce arrivava chiara all'apparecchio. "Mi sono fermato in una piazzola di sosta non lontano da Korsr. Niente di interessante sul fronte Anni Staal, a parte il fatto che non  ancora partita. Spero che non abbiano spostato altrove l'incontro, a Valby, per esempio, perch in tal caso resteremmo con un palmo di naso. Ah, a proposito, ho noleggiato un'Audi, che figata! Aspetto vostre notizie. Passo e aspetto un segnale." Rispose la Contessa, a voce bassa ma udibile. "Qui Topo di biblioteca, ti sento forte e chiaro, Audi. Sto leggendo i giornali e ho una visione perfetta della caffetteria, ma non di molto altro. Il mio unico problema  la direttrice della biblioteca, quindi, per tutto il tempo che rester in sala lettura, limiter le mie comunicazioni allo stretto indispensabile." Poi fu il turno di Konrad Simonsen. Aveva incuneato il cellulare fra due sacchi di legna accanto alla sua testa, in modo da avere le mani libere. Il suo messaggio fu breve. "Ti sento, ma ora concentriamoci." Arne rispose: "Qui Audi, non c' niente su cui possa concentrarmi a parte l'autostrada. Che cosa stai facendo, Simon? E poi non dovresti avere anche tu un nome in codice?" Ridacchi. La risposta gliela diede la Contessa, sempre sussurrando: "Credo che potremmo chiamarlo Cacciatore Appassionato". Lei non ridacchi. E neppure Konrad Simonsen, che disse: "Sto lavorando, smettetela con queste scemenze". Tacquero. Konrad Simonsen si mise all'opera. Lentamente, con metodo e concentrazione, and a caccia della sua preda, puntando il binocolo sul margine del bosco e facendolo scorrere da una parte all'altra. I multiformi colori dell'autunno rendevano pi facile distinguere i singoli alberi. Il sole splendeva pallido alle sue spalle, illuminando il campo visivo di sfumature giallo-rosse, arancioni e verdi. Qua e l un albero aveva gi perso le foglie, e spezzava l'armonia della tavolozza con i suoi rami nudi e neri. Simile alle grinfie di una strega. Di tanto in tanto, una nuvola impediva alla luce di filtrare, e il bosco si tramutava in un ammasso uniforme e compatto. Tuttavia neanche un minuto dopo il sole tornava a farsi strada. Il commissario approfittava di queste pause per puntare il binocolo sulla strada principale o sugli alberi del parco. Neppure il castello restava inesplorato. Non accadeva niente di importante. A un certo punto un giardiniere si ferm presso una delle passerelle bianche del parco: fiss il vuoto per quasi dieci minuti, immobile, come se stesse assorbendo la falda acquifera. L'uomo aveva pi di cinquant'anni, e sembrava innocuo. Nondimeno il commissario tir un sospiro di sollievo quando il giardiniere si decise a procedere avviandosi piano verso il centro, dove scomparve. In un altro passaggio, il binocolo mostr due uomini impegnati in una serie di agrimensure, ma anch'essi si dileguarono nel giro di pochi minuti. Non furono intercettate altre attivit umane visibili e, per il momento, nessuna clandestina. "Spero che tu stia al coperto, Simon." Era la Contessa, la cui voce aveva un tono del tutto normale. La direttrice della biblioteca doveva essersene andata.

"Che vuoi dire?" "Mi riferisco al tempo, naturalmente. Fra non molto  in arrivo un acquazzone, o non te ne sei accorto? In fondo sei tu quello che ha la visione panoramica del luogo, a meno che io non abbia frainteso." La Contessa non aveva frainteso nulla, ma la visione panoramica di Konrad Simonsen si era ristretta a una sola met della volta celeste. Depose il binocolo, abbandon la sua postazione e si diresse verso la porta del capanno. Gi in direzione del fiordo, il cielo era oppresso da un cumulo di plumbee nubi temporalesche, e una scarica di lampi squarciava l'orizzonte. Il commissario osservava il fenomeno affascinato. Turbolente correnti d'aria e folate di vento laceravano le nuvole in grigi brandelli, che precipitavano nell'acqua in complesse spirali. Il buio avanzava minaccioso, facendosi sempre pi vicino. All'improvviso si scaten una tromba marina, poi un'altra ancora, e appena pi lontano, una terza era in arrivo. Spessa in cima, pi sottile in basso, verso lo specchio d'acqua; tre enormi zanne, che in una danza incerta si spingevano verso la costa. Il fenomeno dur solo pochi minuti. Subito dopo aver toccato terra, le zanne vennero risucchiate in basso, divorate dalla terra, mentre un sordo boato rimbomb sulla citt. Poi cadde la pioggia. Un quarto d'ora pi tardi era passato tutto. La luce torn a splendere, e Konrad Simonsen riprese le sue ricerche. Tutto era come prima, le stesse forme e sagome scompigliate, le stesse sfumature di verde, la stessa densa mancanza di attivit. O forse no, nonostante tutto. L'acquazzone aveva ripulito la riserva di caccia, e ora il sole si rifletteva nella miriade di gocce cadute, facendo luccicare ogni foglia, e brillare ogni ramoscello, mentre piccole creature facevano cautamente capolino dai molti nascondigli del bosco per riconquistare il proprio mondo rinato. Anche Konrad Simonsen avvert il cambiamento, mormorando implacabile: "Tu sei l, Klatrer, e io ti manger in un boccone. Prima o poi commetterai un errore, uno stupido, piccolo errore, e a quel punto ti divorer. Sono il primo anello della catena alimentare, e ho tanta, tanta fame". In quell'istante Arne Pedersen annunci le sue novit. "Anni  appena partita. La sto seguendo a cento metri di distanza." Poco dopo aggiunse: "Niente di nuovo. Ho oltrepassato il ponte, le sto alle calcagna. Saremo da voi fra un'ora abbondante. Nel frattempo ho ascoltato il giornale radio: volete sapere che cosa sta succedendo?" La Contessa fu la pi svelta. "Volentieri." "La storia di copertina era un lungo servizio dalla piazza davanti al Parlamento, dove la gente ha cominciato ad affluire per la manifestazione. L'atmosfera  innaturalmente silenziosa, visto che non ci sono n canzoni, n discorsi, n slogan, se si eccettua quello scritto su un gigantesco striscione, che invita a bloccare le violenze e a inasprire la legge. Nelle intenzioni dei promotori, i partecipanti non dovranno muoversi dalla piazza finch non arriver una reazione dai legislatori. Lo speaker ha trovato questa modalit espressiva sia `valida' sia `innegabilmente efficace'. Poi  seguita la diretta dal Parlamento, dove in questo momento si registra una frenetica attivit. A quanto pare,  in arrivo un decreto legge contro la pedofilia, e i politici starebbero per accogliere le tre richieste principali, che sono state elencate in un'inserzione pubblicitaria a tutta pagina sui quotidiani di oggi. Ma ci sono anche altri elementi in gioco: pene notevolmente aumentate e l'abolizione del termine di prescrizione per chi si macchia del reato di violenza sessuale ai danni dei minori. Sostegno alle vittime sotto forma di aiuto psicologico e psicoterapeutico pagato dallo Stato, per tutta la durata necessaria. Divieto di costituire associazioni pedofile, e maggiori possibilit per noi della Polizia di rintracciare materiale pedopornografico via internet. Da quest'ultimo punto deriva la richiesta di aumento delle risorse economiche a nostra disposizione, nonch dell'eventualit di penalizzare, in particolari casi, quegli istituti finanziari che fanno da mediatori per il pagamento del suddetto materiale. Lo stesso discorso vale, pi o meno, per le agenzie di viaggio i cui clienti vanno all'estero per poter sfruttare sessualmente i bambini."

Konrad Simonsen lo interruppe: "Non puoi limitarti ai punti essenziali? Sento un forte odore di selvaggina". Arne Pedersen era confuso. "Capisco la storia dei punti essenziali, ma l'ultima frase non mi  chiara." La Contessa comment: "A me invece  chiarissima. Mi fai paura, Simon". Una pausa si infil in quello scambio di battute. Nessuno sapeva chi dovesse iniziare, perci tutti tacquero. Dopo un po', Arne Pedersen concluse dicendo: "A quanto si dice,  la Costituzione a creare ostacoli. La libert di associazione riguarda tutti, ed  discutibile anche l'attribuzione della responsabilit a banchieri e operatori turistici. Si tratta di interessi professionali, e la materia di conseguenza  piuttosto... s, delicata". La Contessa prese la parola: "In linea di principio non sono contraria, ma mi sarei augurata che chi ha preso quest'iniziativa avesse trovato un modo pi lineare di fare breccia nel mondo dell'informazione". Nessuno dei due uomini rispose. Era chiaro che la Contessa aveva parlato soprattutto in segno di protesta contro l'indiretta richiesta di silenzio da parte di Konrad Simonsen. Poco dopo fu ancora pi diretta. "Questa situazione non mi piace: sei armato, Simon?" "No." "Mi tranquillizza sentirtelo dire." Una voce estranea si insinu nel discorso. Arriv limpida e forte, e non richiedeva ulteriori spiegazioni. "Questa  una sala di lettura, non un'asta di pesca." La Contessa si zitt, e il commissario prosegu con santa pazienza la sua investigazione. A poco a poco riusciva a distinguere, nel suo campo visivo, ogni sagoma e tutti gli alberi, e sapeva che cosa gli avrebbe mostrato il binocolo ancor prima che ci accadesse. Lo schema sempre uguale a se stesso, che usava ripetutamente per ispezionare gli stessi cento metri ai margini del bosco, aveva distrutto la sua percezione del tempo, perci gli sporadici annunci di Arne sulla sua posizione gli giungevano sempre identici e irreali. Solo la caccia a Klatrer aveva un senso: lo stretto cono del campo visivo, che con longanime sistematicit percorreva il campo da una parte all'altra, avanti e indietro, senza variazioni. Una prova di resistenza e concentrazione, in cui, dentro di s, nemmeno per un secondo dubit di essere superiore al suo avversario. E allo stesso modo, neppure per un secondo lasci che la minima insicurezza scuotesse la sua incrollabile convinzione che Klatrer si nascondesse proprio l, in un punto fra l'umido fogliame ingiallito. All'improvviso uno stormo di uccelli neri si alz in volo sulla cima dell'albero, la cui sagoma somigliava a una mano chiusa a pugno. Volteggiarono sul bosco per un po' di tempo, prima di riabbassarsi al suolo. Probabilmente erano corvi. Il commissario non poteva vedere che cosa li avesse spaventati, ma certo qualcosa doveva essere stato, perci tenne il binocolo puntato su quell'area ancora a lungo, senza tuttavia scoprire nulla di nuovo. Alla fine si rassegn e lasci che il binocolo si spostasse da una parte all'altra del bosco, seguendo l'ormai noto percorso. E poi accadde la catastrofe. La Contessa fu la prima a esprimere un commento, e stavolta ad alta voce, incurante dell'atmosfera culturale della biblioteca. "No, ditemi che non  vero!" Konrad Simonsen punt il binocolo sulla strada principale, e anche lui imprec furioso, ma la sua espressione fu meno elegante. Una volante della Polizia era ferma davanti alla panetteria, e tre agenti in uniforme, dopo essere scesi dalla macchina, si stavano avviando verso la caffetteria. Subito dopo, uno sgradevole coro di voci lo assal al cellulare, come un assurdo pezzo teatrale radiofonico. "Pu fare debiti col vicino, con la banca, col droghiere, con chiunque, perch in questi casi non

andr in galera, ma guai a fare debiti con le autorit, e se questo succede, bisogna mettersi in contatto con loro, e seguire le loro richieste, altrimenti finisce male, e questo dovrebbe saperlo, Bolette." La Contessa url ansimante: "Fuori di qui, fuori tutti! Ora!" Nessuno la degn di attenzione. Una voce femminile si impose sulle altre. "Cerchi di capire, signore. Io non ho la televisione. Si  rotta il giorno stesso in cui  morto Anders, e sono passati ormai quattro anni. Quattro anni, e ciononostante hanno continuato a pretendere il canone, senza tener conto di tutte le volte che ho scritto o telefonato.  semplicemente impossibile dichiarare di non avere la televisione. Non mi credono, quelle scimmiette impazzite di Copenaghen. Pensi se chiedessi ai miei clienti dei soldi senza dare loro il pane!" "State compromettendo un'azione di Polizia della massima importanza, ve ne dovete andare. La vostra operazione pu essere rimandata a domani." La donna della panetteria continu: "E poi arrivate addirittura in tre, ma dico, la Polizia non ha altro da fare?" Un paio di clienti le diedero ragione, ma una giovane voce li contraddisse con rabbia: "Poteva pure presentarsi all'udienza di luned!" La Contessa url con quanto fiato aveva nei polmoni: "Fuori di qui, immediatamente! Sono della Sezione Omicidi". "Della Sezione Omicidi? Perch non ha pagato il canone? Questo  davvero troppo." "Io non ho imbrogliato nessuno. Non ho pagato perch non ho la televisione, non ho la televisione, non ho la televisione. Avete capito?" "Faccio in tempo a comprare quattro focaccine prima che la portiate via?" Nella baraonda si inser all'improvviso Arne Pedersen, con un annuncio che non consentiva molte possibilit di interpretazione: "Anni Staal ha ricevuto un sms. Dice stupida stronza". Konrad Simonsen spense il cellulare e punt un'ultima volta il binocolo in direzione del bosco. Era rimasto a ispezionare quel luogo per pi di tre ore senza risultati, e ora gli restavano solo pochi minuti per portare a termine il lavoro, prima di fare i bagagli e andarsene. Ma il suo ottimismo aveva subito un'incrinatura: non credeva pi al colpo di fortuna. Tuttavia gli arriv lo stesso. Durante la successiva panoramica sulla zona col binocolo, una corda incroci all'improvviso il suo campo visivo lungo uno degli alberi su cui poco prima volteggiavano i corvi. La corda fu immediatamente seguita da uno stivale. Konrad Simonsen aveva fama di comportarsi con fredda lucidit nelle situazioni che richiedevano azioni rapide, e ci che ora si accingeva a fare sarebbe stato nel complesso inappuntabile. Prima rimase a riflettere per dieci lunghi secondi senza spostarsi di un millimetro, poi estrasse una mappa dalla borsa, imprimendosi nella memoria, ancora una volta, la zona alle spalle del castello e quella verso il fiordo e la piantagione. Era chiaro che sarebbe stata un'impresa disperata precipitarsi verso il parco del castello. In parte perch avrebbe impiegato troppo tempo, in parte perch le sue chance di mettere le mani sull'uomo da braccare erano minime. Klatrer era di gran lunga pi agile di lui, e inoltre si trovava nel suo ambiente. Le probabilit di acciuffarlo sarebbero state ben maggiori se avesse aggirato il parco e cercato di bloccare Klatrer lungo uno dei sentieri della piantagione di abeti. Gett alla rinfusa i suoi oggetti personali nella borsa e si avvi a passo svelto verso la macchina. Arrivato sulla strada, e accertatosi che la visuale fosse sgombra, premette sull'acceleratore pi che pot, e nel giro di pochi minuti si ritrov sulla pista nel bosco che tagliava la piantagione di abeti, dividendo l'area in due settori. A met strada circa, ferm la vettura in una stradina laterale, parcheggi e prosegu a piedi. Senza affrettarsi, cerc di camminare evitando di far rumore fino all'incrocio successivo. In base alla mappa, a quel punto doveva tenere la destra e risalire verso la parte posteriore del castello. Un rapido calcolo mentale confermava che se Klatrer non avesse percorso quel tratto di corsa, cosa che peraltro non aveva motivo di fare, ci sarebbero state buone possibilit che si trovasse ancora in zona. Abeti altissimi fiancheggiavano la pista, e una persona che avesse voluto nascondersi non

avrebbe dovuto fare altro che inoltrarsi di un paio di passi fra gli alberi e starsene in silenzio. Di tanto in tanto il commissario si fermava e si metteva in ascolto, ma registrava solo versi di uccelli. A un certo punto colse di sorpresa un paio di fagiani, che volarono via rumorosi. Allora si accovacci vicino a un abete, e aspett che si ristabilisse la quiete. Poi prosegu in sordina. Venti metri pi avanti arriv all'incrocio. Si spost completamente sulla destra lungo gli abeti, e quando svolt, riusc a notare l'uomo che gli veniva incontro un paio di secondi prima che questi si accorgesse di lui. La pistola l'aveva tirata fuori da tempo. La distanza era da manuale: la persona che gli stava di fronte era fisicamente troppo lontana per poter attaccare, e troppo vicina per poter sfuggire a una pallottola. I loro sguardi si incrociarono: ognuno dei due sapeva chi fosse l'altro. "Sdraiati a terra." L'uomo non ubbid, e i suoi occhi vagarono dalla pistola al bosco. Konrad Simonsen tolse la sicura. Il clic metallico risuon sinistro e minaccioso. "Non illuderti. Se corri, ti colpir alle gambe, e far la stessa cosa se non ti sdrai immediatamente. Avrai lo stinco spappolato e perci inservibile, a meno che io non decida di scaricarti un paio di pallottole nella pancia, il che mi dar la gioia di vederti crepare, e di ottenere lo stesso risultato: vederti sdraiato per terra. Sii cos gentile da scegliere, prima che lo faccia io per te." L'uomo pos la borsa e si sdrai. Non mostr neppure l'ombra di un sentimento, n rabbia n rassegnazione. Konrad Simonsen si pose alle sue spalle, si chin e con gesti esperti e sicuri gli chiuse i polsi nelle manette. Senza alcuna fretta, rimise la sicura alla pistola e la infil di nuovo nella fondina, poi si accese una sigaretta. Aspir il fumo con avidit, mentre osservava incuriosito la sua preda. L'uomo era magro e ben proporzionato, palesemente abituato al lavoro fisico; aveva i capelli chiari e ribelli, e il viso battuto dalle intemperie. Gli occhi azzurri erano ostili e guardinghi, e sul sopracciglio destro aveva una cicatrice rossa dai contorni irregolari. Rimettendolo in piedi, Simonsen lo perquis da cima a fondo in cerca di un'arma che, come prevedeva, non c'era. Nella tasca laterale della sua pesante giacca a vento, l'uomo aveva un cellulare a cui era stata tolta la scheda Sim, mentre la borsa conteneva attrezzi da arrampicata: funi, cinture di sicurezza e un paio di speciali scarponi chiodati. Inoltre c'era un thermos di alluminio. Il commissario mise la borsa sotto un abete e la copr accuratamente con dei ramoscelli. Poi diede un'occhiata all'orologio. "Ore 11,37: Andreas Linke, ti dichiaro in arresto.  inoltre mio dovere informarti che ti odio dal pi profondo del cuore, e che piangerai lacrime amare per le foto di mia figlia che hai osato spedirmi. Benvenuto, dunque." Come era ovvio, non ricevette nessuna risposta. Camminarono l'uno accanto all'altro fino alla macchina. Konrad Simonsen prese dal bagagliaio una catena. Poi spinse delicatamente l'uomo sul sedile del passeggero e fiss con cura la catena al polso della mano destra da un lato, e dall'altro al gancio della cintura di sicurezza, a cui aveva applicato in precedenza un piccolo lucchetto. Poi chiuse lo sportello, gir attorno al veicolo, mise il cappotto sul tetto e sganci la fondina con la pistola. La scaravent sul sedile posteriore, poi indoss di nuovo il cappotto e si mise alla guida. Prima di avviare il motore, liber parzialmente il suo passeggero, togliendogli le manette dal polso sinistro. Ci gli diede una discreta libert di movimento, e in un raggio d'azione, a ben vedere, sufficiente a colpire il commissario con un pugno maldestro. "Se ti azzardi a toccare me o il volante, ti dar una botta violenta nei reni. Hai capito?" Con un breve cenno del capo, l'uomo gli mostr di aver compreso, e il commissario sorrise soddisfatto. Aveva stabilito un contatto. Un paio di chilometri dopo l'uscita dalla piantagione, si immisero nella strada principale che portava a Odense. Konrad Simonsen gir a destra, e circa dieci chilometri pi avanti imbocc l'autostrada E20 in direzione di Copenaghen. Si port sulla corsia interna, mantenendo una velocit media di cento chilometri all'ora. Il traffico era moderato e non richiedeva particolare attenzione. Alle 12,00, Simonsen accese l'autoradio per ascoltare il notiziario. Senza fare commenti, not che il suo

passeggero tendeva l'orecchio, inquieto. A quanto pareva, davanti a Christiansborg, la sede del Parlamento, stavano davvero per accorrere migliaia di persone. Almeno a voler credere alla speaker, cosa che il commissario non riteneva al cento percento opportuna. La giornalista, comunque, sembrava tutt'altro che obiettiva, quando raccontava con aria melodrammatica della gente che in silenzio, ma con determinazione, aspettava i propri legislatori. Dal Parlamento, nessuna novit. Il commissario spense la radio, e guid per altri dieci chilometri, mentre si preparava mentalmente alla successiva conversazione telefonica. Quando fu pronto, chiam Arne Pedersen. "Ciao, Arne, la mia batteria sta per scaricarsi, perci lasciami parlare senza interrompermi. L'ho preso, stiamo arrivando al Qg. Tu e la Contessa procuratevi un paio di segugi e qualche tecnico." Poi riassunse rapidamente la giornata, passando dall'albero alla borsa, alla scheda Sim, e infine aggiunse: "Non credo che avremo problemi con le prove. Sembra un bambino spaventato, ammetter tutto". Quindi interruppe la comunicazione. In un primo momento, Klatrer sembrava non essere sfiorato dalla situazione. A parte un fugace sguardo stupito, quando si sent definire un "bambino spaventato", continu a fissare il vuoto attraverso il finestrino della macchina. Ma il commissario not in lui, con soddisfazione, una certa irrequietezza. Non riusciva a riposare e cambiava posizione di continuo. Senza agitarsi troppo, ma abbastanza da svelare il suo disagio. Viaggiavano a sud di Odense, e Simonsen ruppe il silenzio: "Lo sapevi che hai ucciso le tue vittime nel `giorno delle undicimila vergini'?  cos che si chiamava il 18 ottobre nel Medioevo, oppure `giorno di Ursula', si poteva scegliere. Entrambi i nomi si riferiscono alla stessa leggenda". Sbirci l'uomo di sottecchi. Klatrer non rispose, ma aveva girato leggermente la testa, e ora lo guardava irritato. Konrad Simonsen continu con un tono di voce gioviale. "S, si tratta di una storia terribile, molto triste e purtroppo cruenta. Ursula era una principessa bretone del Trecento di impareggiabile bellezza. Come del resto sono le principesse nelle saghe. Inoltre era anche pia e devota. Al contrario del sovrano inglese, che era pagano. Ciononostante egli la chiese in sposa, e Ursula acconsent, ma a condizione di poter prima compiere un pellegrinaggio a Roma, per appagare il suo profondo desiderio di unirsi spiritualmente a Cristo." Si ferm per qualche istante. Davanti a lui c'era stato un incidente, e si stava formando la coda. Pass accanto alla scena lentamente, evitando di soffermarsi a guardare l'ambulanza e l'auto malconcia nell'aiuola spartitraffico. Neppure Klatrer guard. Quando ripresero a correre a una velocit normale, il commissario prosegu il racconto, sicuro che avrebbe infastidito e confuso il suo passeggero. "Allora, dov'ero rimasto? Ah, gi, Ursula part per Roma, non da sola, per: altre undicimila vergini la seguirono, un numero che si pu di certo definire imponente, colossale, impressionante. Non credi?" Klatrer non credeva a niente. Aveva girato la testa dall'altra parte. "Ok, la tua opinione pu attendere, comunque secondo me erano davvero tante. In ogni caso, l'intera orda giunse a Roma, e il papa  che si chiamava Ciriaco  ne rimase al tempo stesso affascinato e commosso, il che in fondo  un po' strano. Sarebbe stato comprensibile che si fosse irritato. Voglio dire,  un'invasione bella e buona, pensa, undicimila ospiti indesiderati. Le spese per il cibo devono essere state enormi, perci sar stato un tipo davvero ospitale, il papa. Poi, per, le vergini ripartirono, Ursula doveva tornare in patria per sposarsi. Tuttavia il viaggio di ritorno non fu tranquillo come quello di andata, tutt'altro. Durante il tragitto, infatti, si imbatterono nel re degli Unni, Attila, e di sicuro nei numerosi guerrieri che lo accompagnavano, e furono uccise una per una. Nessuno sa davvero perch. Forse Attila aveva la luna storta, quel giorno, o forse le ragazze facevano i capricci o erano impertinenti, chi lo sa? Il punto , piccolo Andreas, che questo non puoi davvero capirlo. Hai ucciso solo sei persone, ma cinque di queste il 18 ottobre, come gli Unni con le vergini, circa millesettecento anni pi tardi per." Simonsen vide davanti a s il ponte dello Storeblt, e decise di aspettare prima di concludere. Il

suo pubblico non faceva comunque una piega, quindi non se la sarebbe certo presa per l'interruzione. Continu solo quando si avvicinarono a Slagelse. "La storia che stavo raccontando... non  ancora finita. Manca poco, ma non  ancora del tutto finita. Ecco, tutte quelle vergini, lo sai dove sono state uccise?" Nessuna risposta, come al solito, ma Konrad Simonsen not che l'uomo aveva stretto la mano destra, e al tempo stesso abbassato lo sguardo. "Io credo di s. Subirono tutte il martirio nel centro di Colonia, e bench i documenti in proposito siano piuttosto sommari, sembra che in memoria di quel bagno di sangue sia stata costruita una basilica. St. Ursula Kirche, Ursulaplatz 24, per essere precisi. La conosci di sicuro. Voglio dire, abitavi due vie pi lontano, in Weidengasse 8. Anzi, formalmente quello  ancora il tuo indirizzo, perci  evidente che conosci la chiesa. Credo anche che tu abbia notato che ho modificato appena le date, per fare in modo che la storia avesse una sua coerenza. Sono fatto cos. Non sempre ci si pu fidare di ci che dico. Il giorno delle vergini  il 21 ottobre, non il 18, ma questo tu lo sai bene, perch  una ricorrenza assai nota a Colonia." La cicatrice di Klatrer era diventata pi rossa. Chiaramente non aveva gradito la conclusione della storia, ma rimase in silenzio. Nell'uomo non sembrava celarsi un grande giocatore di poker. Arrivati a Sor, il commissario usc dall'autostrada e prosegu lungo la statale verso Holbk. Si accorse che Klatrer era stupito. Sarebbe stato naturale raggiungere Ringsted e Kge per entrare a Copenaghen da sud. Tanto sbagliato, comunque, non era. Prima o poi avrebbero incrociato l'autostrada per Holbk, da cui avrebbero potuto raggiungere la capitale via Roskilde e Glostrup. Era diventata l'1,00, e il commissario accese di nuovo la radio, con impeccabile tempismo. La voce trionfante della speaker riemp l'abitacolo: "D'ora in poi sar pi difficile essere pedofili in Danimarca. Il decreto antipedofilia  appena stato discusso con un ampio accordo fra governo e opposizione. La discussione preliminare del disegno di legge avr luogo gi nel pomeriggio. Sar pi che raddoppiata la pena per chi  accusato di molestie sessuali su minori. Inoltre saranno cancellati i termini di prescrizione. Verranno anche inasprite le pene per la violenza ordinaria. Infine, sono stati stanziati ottanta milioni di corone all'anno nella legge finanziaria a sostegno di una serie di iniziative per contrastare la pedofilia, fra cui l'aiuto psicologico alle vittime, l'ampliamento dei poteri della Polizia, una pi efficace sorveglianza della rete, ricerche nel campo della sessuologia. Davanti al Parlamento, in Christiansborg Slotsplads,  in corso una grande festa. Ci spostiamo ora al Ministero della Giustizia, dove il ministro  pronto a rilasciare un commento". Konrad Simonsen spense l'apparecchio. Klatrer sorrise. "Be', dunque avete vinto, ora dovete solo pagare il conto, tu soprattutto, che hai un debito pi grande da saldare. Anche se vorrei con tutto il cuore che seduto qui accanto a me ci fosse Per Clausen. Ho il terrore che dopo averti beccato, salter fuori che non sei altro che una miserabile pedina manipolata dal vero regista. Che rabbia." Quelle parole non caddero nel vuoto: il sorriso di Klatrer scomparve. Il commissario aggiunse spietato: "E poi c' una questione privata da sistemare fra noi. Tu mi ha spedito delle fotografie di mia figlia, e non avresti dovuto. Te ne pentirai amaramente, ma questo te l'ho gi detto". Proseguirono il viaggio in silenzio. A Konrad Simonsen dolevano i lombi, e aveva perci bisogno di una pausa per sgranchirsi le gambe. Cerc di alleviare il disagio spostando il peso sul sedile. A met della strada per Holbk, nella cittadina di Ugerlse, abbandon la strada principale e svolt a sinistra verso Mrkv e Svinninge. Si stavano dirigendo a ovest, nella direzione esattamente opposta a Copenaghen, e non ci volle molto prima che Klatrer diventasse inquieto. Si guardava intorno con evidente stupore, e agitandosi sempre di pi. Konrad Simonsen rifletteva fra s. La ragione gli suggeriva di rinunciare al suo piano e tornare verso la citt. Ci che stava per fare era sbagliato, anche se aveva il pieno controllo di se stesso e della situazione. Decise di fermarsi. Ma non prima di aver tentato un'altra piccola mossa a effetto.

Apr il portaoggetti fra i sedili, afferr un paio di confezioni di Piratos e le scagli contro il cruscotto. Poi sibil: " per colpa tua che ho cominciato a mangiare queste schifezze". Fino a quel momento era stato freddo e misurato, ora finalmente poteva lasciarsi andare. Disse urlando: "Fra poco ti ficcher in bocca tutto il contenuto di questa busta". Il futuro detenuto lo guard terrorizzato, e lui ne prov piacere. Dopodich abbass il finestrino e gett le confezioni di liquirizie. Non ne avrebbe pi avuto bisogno. E neppure della ragione, avrebbe pi avuto bisogno: che andasse pure al diavolo, anche lei. Dopo aver superato Mrkv, Klatrer non ce la fece pi: "Dove stiamo andando?" Era la prima volta che il commissario lo sentiva parlare. Aveva una bella voce, rovinata, tuttavia, da una venatura di panico. "Non hai ancora indovinato? Allora non sei molto sveglio. Se lo fossi stato, avresti gi cominciato a supplicarmi." Rallent, poi si inoltrarono nel paesaggio autunnale. Il cielo era diventato pi nuvoloso, man mano che si spostavano a est, ma ora il sole aveva fatto di nuovo capolino, illuminando il terreno accidentato. Konrad Simonsen si guardava intorno con un sorrisetto da gitante stampato sulle labbra, malgrado non ci fosse qualcosa di speciale da vedere: una fattoria qua, una macchina in corsa l, soprattutto campi pronti per il raccolto, con balle di fieno in ordine sparso, come se un gigante avesse scagliato su di essi una manciata di dadi. Senza guardare il passeggero al suo fianco, il commissario disse: " strano come agisce la mente. Dunque vediamo. Tu riesci a frequentare per mesi i tuoi vecchi aguzzini, Frank e Allan, seguendo in contemporanea il tuo piano segreto, quello che porter i due fratelli alla morte. Ormai sei cresciuto e non devi pi temerli. Ma i luoghi in cui se la sono spassata con te sono ancora un incubo: non riesci a gestirli. La legnaia e il bosco: l  come se fossi ancora bambino, e tutta la tua forza non ti serve a niente. E comunque non avresti potuto abbattere gli alberi da solo e dar fuoco alla legnaia. Avevi bisogno di aiuto. D'altro canto  anche passato molto tempo, e naturalmente le cose possono essere cambiate. Vedremo, vedremo. A proposito, come preferisci essere chiamato? Andreas o Klatrer?" La domanda fu posta di punto in bianco. "Perch non mi dice dove cazzo stiamo andando?" La sua voce era quasi stridula. "Ti ho fatto una domanda." "Qui in Danimarca mi chiamano Klatrer, ed  il nome che preferisco. Dove mi sta portando?" "Bene, allora ti chiamer Andreas, perch non mi piaci, Andreas. Anzi, a dire la verit, ti odio. Avresti dovuto lasciare in pace mia figlia, maledetto bastardo." L'uomo si torceva le mani, oscillando avanti e indietro in preda al panico. Konrad Simonsen continu a guidare senza battere ciglio, oltre Svinninge e poi Hrve. Klatrer aveva cominciato a sudare. Piccole gocce si stavano formando lungo l'attaccatura dei capelli e intorno al setto nasale, e a tratti si sfregava la fronte con la manica della giacca. "Lei non ha il diritto di fare questo." L'aggressivit era scomparsa, lasciando il posto a un tono di voce pi supplichevole. Konrad Simonsen replic amabilmente: "Diritto di qua e diritto di l, e su e gi. Se tutti noi dovessimo prenderci a botte per capire a cosa abbiamo diritto e a cosa no, non concluderemmo mai niente". "La smetta... la smetta. Non posso... non credo di poterlo sopportare." "No, mi dispiace. Non ho nessuna intenzione di smetterla, puoi starne certo. Credo invece che far un bel giretto con te nei luoghi in cui tutta questa storia  incominciata. Partiremo dalla legnaia, dove Frank ti ha violentato per la prima volta, e poi andremo nel bosco, dove  stato il turno di Allan. Hai abbattuto tutti gli alberi o solo quelli, come dire, `pi utilizzati'?" L'uomo si era premuto le mani sulle orecchie per non sentire, picchiando ripetutamente la testa contro il sedile. Era diventato pallido in viso, a parte la cicatrice, pi rossa che mai. Non appena Klatrer

ebbe staccato le mani dalle orecchie, il commissario lo attacc senza piet: "I vecchi della citt raccontano che a stento riuscivi a stare in piedi, dopo `il giro' con i due fratelli. Camminavi come un'anatra, come se ti fossi cacato addosso". Klatrer scuoteva violentemente la testa, come se volesse scacciare quelle parole. "Ok, brutto pidocchio, se mi dici dove vivi, in Germania e in Danimarca, faccio inversione." Non and cos liscia. La prima reazione di Klatrer fu di provare a sopportare l'angoscia che lo attanagliava, ma pi si avvicinavano a destinazione, pi diventava difficile. Alla fine si arrese. "In Germania abito dove ha detto lei, in Weidengasse 8, a Colonia. Qui in Danimarca ho un appartamento al seminterrato a Fredericia, in Ivertsgade 42, in nero. Al proprietario non importa chi sono, basta che gli paghi l'affitto. E ora mi riporti a Copenaghen. Voglio un avvocato." Man mano che parlava, la sua voce si faceva sempre pi rabbiosa. Ora aveva di nuovi gli occhi carichi di odio, e l'agitazione era scomparsa. "Voglio qua e voglio l. Un paio di botte in testa, avrai, altro che avvocato. Intanto dimmi com' andata con le foto di mia figlia." La risposta arriv dopo un'impercettibile esitazione: " stato Per Clausen. Mi ha inviato la busta con l'indicazione di spedirla dopo una settimana. Prima di oggi non sapevo neppure che cosa ci fosse dentro". "Come faceva Clausen a conoscere mia figlia?" "Non lo so. Si era documentato su di lei, credo. Torni indietro, come ha promesso: voglio andare a Copenaghen. Non abbiamo niente contro la sua famiglia." "In tal caso avreste dovuto evitare di coinvolgerla, perch la cosa mi ha fatto incazzare come una bestia, pi di quanto tu possa immaginare. E ora viene il bello: prima ti ho mentito, ma  solo colpa tua se mi hai creduto. Ti avevo detto che non sempre ci si pu fidare di ci che dico. La prossima volta ascolta con pi attenzione." Klatrer lo fiss incredulo. Subito dopo fu invaso dal panico, stavolta con pi violenza di prima. Il suo corpo era scosso da un tremore incontrollabile, come se stesse morendo di freddo. Di tanto in tanto si lamentava, gemeva. Dopo altri due chilometri cominci a supplicarlo. Era patetico, e non ebbe alcuna risposta. Konrad Simonsen svolt a destra in direzione di Frevejle, e presto intravidero, sulla sinistra, la baia di Sejer, ormai non mancava molto. Klatrer alternava pianti e implorazioni. Nel frattempo si addossava, in modo confuso e incoerente, colpe di qualsiasi genere, grandi e piccole, non prive di interesse, ma decisamente inutili sul piano giuridico. Di colpo Simonsen ferm la macchina. Dal cruscotto prese una mappa, poi scese dalla macchina e si accese una sigaretta. Aveva lasciato lo sportello aperto, in modo da poter parlare con Klatrer, nonostante le sue capacit narrative si fossero molto ridotte. "Non hai ancora capito, Andreas, che qui non si tratta della tua confessione, che senz'altro arriver, ma di vendetta. Vendetta per gli uomini a cui hai tolto la vita. Sicuramente anche loro hanno chiesto piet, ma tu li hai uccisi senza la minima compassione. Avrai una condanna all'ergastolo, e te la sarai meritata fino in fondo. Ma prima della galera, il peggiore dei tuoi incubi diventer realt. Lo sogni ancora quel posto, vero? Nonostante la psicoterapia e le tue imponenti rappresaglie armate. S, lo sogni ancora, e fra pochi istanti sarai costretto a rivivere quelle esperienze, e potrai frignare, urlare, lamentarti quanto vuoi, non servir a niente." Klatrer, in effetti, url, ma non da spaccare i timpani: il suo fu piuttosto un lamento stridulo, gracchiante, come un gattino torturato. Poi cominci a strattonare la catena, senz'altro risultato che quello di procurarsi un ematoma sul polso destro. Il commissario continu a fumare indisturbato, finch all'improvviso l'uomo not la fondina con la pistola che con negligenza era stata gettata sul sedile posteriore. In preda alla disperazione, l'attir verso di s e ne estrasse l'arma, che per in un primo momento gli cadde in grembo. Ripresala fulmineamente, tolse la sicura e se la punt contro l'addome con mano incerta.

Konrad Simonsen spense con calma la sigaretta, poi si sedette al posto di guida e con irritazione spinse all'indietro sia la pistola che l'uomo, come se quest'ultimo fosse un insetto fastidioso, ma innocuo. Klatrer si allontan pi che pot. "Non ci credo, Andreas. Non credo affatto che centrerai il bersaglio, a giudicare da come stai tremando. E comunque questa messinscena  inutile, io e te andremo a Ullerlse." Detto questo, gir la chiave di accensione e mise in moto la macchina. Klatrer lo fiss con un lungo sguardo interrogativo, senza capire, poi si infil la pistola in bocca e premette il grilletto. Si ud solo un clic. Ci riprov, ottenendo lo stesso risultato. A quel punto scivol privo di forze in fondo alla macchina, lo sguardo vuoto. Konrad Simonsen si accorse che l'uomo si era pisciato addosso. Allora spense il motore e scese dall'auto. Rimase a lungo con le braccia appoggiate sul tetto della macchina e la testa china fra le mani. All'improvviso si raddrizz e grid con tutto il fiato che aveva nei polmoni: "Avresti dovuto esserci tu qui, Per, bastardo schifoso, non questo povero diavolo". Guard la strada davanti a s, poi quella che avevano percorso, e url nel vuoto: "Ma io non sono come te, Per, anche se ti sarebbe piaciuto. Sarebbe stato un premio aggiuntivo, oltre il trionfo. Ma non l'avrai, a nessun costo!" Poi gir attorno alla macchina, liber Klatrer dalle sue catene, lo rimise in piedi e lo aiut ad asciugarsi con un rotolo di carta assorbente che aveva preso dal bagagliaio. A quel punto era ora di tornare a casa. ** Alla Questura di Copenaghen vennero accolti da un'esagitata Pauline Berg. Il commissario aveva interrotto il suo soggiorno in agriturismo, ordinandole di tornare al lavoro e preparare un locale per l'interrogatorio. Al quale, fra l'altro, avrebbe partecipato anche lei. Pauline aveva fatto ci che il capo le aveva detto, ma aveva anche parlato pi volte con la Contessa e con Arne. "Vogliono essere chiamati subito. Tutti e due sono... inquieti sugli ultimi sviluppi, e non capiscono perch lei sia tornato da solo con..." Incapace di trovare le parole giuste, punt il dito in direzione di Klatrer, che si ritrasse intimidito dietro Konrad Simonsen, docile e arrendevole come uno scolaretto del catechismo. "Andreas Linke, si chiama Andreas Linke, e non c' niente di strano nel fatto che sia tornato da solo con lui,  completamente innocuo. Inoltre  gentile e ha molta voglia di collaborare." Klatrer annu con educazione, come a voler confermare le parole del commissario. Pauline lo osserv scettica, mentre Konrad Simonsen proseguiva: "Ora andiamo a farci due chiacchiere, Andreas, il resto pu aspettare, ci penseremo dopo. Sei pronto?" Pauline Berg di certo non lo era. Consapevole di non poter fare altro che ubbidire, si scus e and in bagno, da dove telefon alla Contessa. Quando, poco dopo, si ritrov nel locale dell'interrogatorio, il suo capo aveva gi sbrigato le formalit iniziali, e lo sent dichiarare il suo arrivo al registratore. Andreas Linke sedeva a gambe incrociate e con le braccia strette attorno al busto. Sottomesso come un cane bastonato, seguiva ogni movimento e ogni parola che provenivano da Konrad Simonsen. Il suo viso era di un pallore innaturale e rispondeva alle domande col tono di voce di un figlio disposto ad ammettere qualsiasi cosa pur di compiacere il padre severo. I messaggi del commissario erano semplici e diretti. "Non  sufficiente annuire con la testa, devi dire chiaramente rivolto al registratore che non vuoi un avvocato." "Non voglio; non voglio nessun avvocato." A quest'affermazione segu una lunga sfilza di domande riguardo alla vita di Klatrer, attraverso cui furono messi sistematicamente in luce i suoi rapporti con gli altri membri del suo gruppo di auto-aiuto. Poi, finalmente, Konrad Simonsen arriv alla strage: "Sei stato tu a uccidere i cinque uomini nella palestra della Langebk Skole a Bagsvrd?"

"S, sono stato io. Li ho uccisi io." "Dicci come." "Sono stati impiccati. Li ho impiccati io." Sorrise come a scusarsi. "Chi altro ha collaborato con te?" "Quelli del gruppo, c'erano anche loro con me." "Come si chiamano?" "Vuole sapere i loro nomi?" "S, Andreas, voglio sapere i loro nomi e cognomi. Voglio che tu ripeta i loro nomi, se  vero che hanno partecipato alla carneficina." Klatrer cont sulle dita. "C'erano Per Clausen e Stig ge Thorsen. E poi Erik, cio Erik Mrk. E io." "Nessun altro?" "No, nessun altro." Konrad Simonsen aggrott le sopracciglia. "Ah, no, mi scusi, c'era anche Helle Jrgensen, Smidt Jrgensen, l'avevo dimenticata. Mi scusi, ma sa, lei  morta, e anche Per Clausen  morto." E aggiunse: "Helle non  morta di sua volont,  successo, cos". Pauline si era ormai ripresa. Il crimine era stato confessato, e la sua presenza non era pi necessaria. Spinse rumorosamente la sedia all'indietro e si alz. "Non rester qui un minuto di pi." Ma anche Konrad Simonsen si era alzato. La sua voce era aspra e dura: "Siediti, signorina, e porta avanti il tuo lavoro". Rossa in viso, Pauline riprese la sua posizione, ma il commissario blocc il registratore e riavvolse il nastro. Quello strumento lo faceva ammattire, e ci volle un po' di tempo prima che potessero continuare. "C' una cosa che  molto importante per me, Andreas, una cosa che sappiamo solo io e te, e che vorrei che raccontassi." Klatrer sorrise incoraggiante. "Come sei riuscito a portare i cinque uomini dal minibus alla palestra?" "Alcuni ci sono entrati da soli, ma quelli che dormivano li ho portati su un carrello da trasporto a mano. Li ho legati stretti. Erano pesanti, ma io sono forte. Era questo che voleva sapere?" "No, non proprio,  successo qualcosa a uno di loro, quando lo hai trascinato fuori dalla porta del minibus, te lo ricordi? E ti ricordi chi era?" Questa volta Klatrer ci pens su un attimo, e rimase in silenzio per qualche minuto. Poi all'improvviso il suo viso si apr in un sorriso di gioia. "Thor Gran, era Thor Gran.  caduto e gli  uscito del sangue dall'orecchio. Aveva picchiato la testa contro l'asfalto, si  fatto una brutta ferita, ma  stato un incidente." "Proprio quello che pensavo. E ora dimmi chi ha avuto per primo l'idea di uccidere tutte quelle persone, e anche perch dovevano morire." Ora Klatrer rispose senza esitare. " stato Per Clausen. Lui era molto intelligente. Se quegli uomini fossero morti, tutti, tutta la gente ci avrebbe ascoltato. Avremmo attirato l'attenzione, diceva Per, e finalmente sarebbe stato pi pericoloso che... che quando qualcuno..." Abbass lo sguardo confuso, cercando un modo di formulare ci che aveva in mente, ma non ci riusc. Anna Mia entr nella stanza, seguita subito dopo da Poul Troulsen. Quest'ultimo lanci una rapida occhiata all'uomo in arresto e ordin bruscamente a Pauline: "Vai a chiamare un'ambulanza, sbrigati". La giovane agente varc la porta quasi di corsa, mentre Anna Mia si diresse con calma verso

Konrad Simonsen e gli mise la mano sul braccio. "Devi essere esausto, pap. Vieni, andiamo." Lo prese per mano e lui si alz senza opporre resistenza. "Li ho presi, Anna Mia, hai sentito? Li ho presi." "S, pap, li hai presi, benissimo. Ma ora  finita. Andiamo in vacanza." In silenzio e senza fretta, lasciarono insieme la stanza.

72.

Giunti nell'appartamento di Konrad Simonsen, Anna Mia gli prepar da mangiare e lo aiut a fare le valigie. Pi tardi li raggiunse la Contessa, ma non parlarono del caso. Il caso era chiuso. Konrad venne messo di peso su una poltrona, dove venne assorbito dalla lettura distratta di una rivista di scacchi. Se gli rivolgevano la parola, lui rispondeva con gentilezza, ma a monosillabi, come se non fosse al cento percento consapevole di ci che gli accadeva intorno. Le due donne lo lasciarono tranquillo. Una volta o due la Contessa rispose al telefono in cucina, e in un'unica occasione alz parecchio la voce, ma quando torn in soggiorno non rifer niente, e nessuno fece domande. Non li riguardava. Si fecero le 8,00, quando uscirono di casa. Partirono tutti e tre con la macchina della Contessa. A Konrad fu assegnato il sedile posteriore, dove si addorment subito. Le donne si alternavano ogni ora alla guida, mentre parlottavano piacevolmente del pi e del meno. Arrivarono a destinazione alle 2,00, e la Contessa e Anna Mia decisero di lasciare il Bell'Addormentato sul sedile posteriore. Insieme portarono in casa le valigie, le aprirono per prendere lo stretto necessario, poi conclusero la giornata con un bicchiere di vino bianco, prima di andare a dormire. La Contessa nella sua stanza, Anna Mia in macchina con suo padre. Con sua grande sorpresa, dorm per tre ore filate, il che era dovuto certamente al vino. In ogni caso, stava per sorgere il sole quando apr gli occhi, e dopo qualche istante di disorientamento, si ricord dov'era. Anche suo padre era sveglio: stava seduto a guardare fuori dal finestrino. Lei sorrise quando lo vide, e disse: "Buongiorno, e benvenuto a Vesterhavet. Facciamo un giro sulla spiaggia?" Konrad Simonsen accett di buon grado. Uscirono dalla macchina, e mano nella mano si incamminarono sulle dune in direzione dell'acqua. Quando raggiunsero il mare, si fermarono. Onde potenti, orlate di schiuma e splendenti come argento nel sole del mattino, avanzavano frusciando, mentre la brezza sfiorava i loro volti. Anna Mia appoggi la testa sulla sua spalla. " bello qui. Non credi, pap?" "S, tesoro.  bello."
...
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...
FINE.
